“Il mio personaggio è spietato nel mondo del lavoro, ma ha anche delle fragilità personali e delle sfumature intellettuali”. Sebastiano Somma è tra i protagonisti nel ruolo del signor Assante del film “Il diavolo è Dragan Cygan”, esordio nel lungometraggio di Emiliano Locatelli, al cinema dal 12 marzo, distribuito da Roble Factory, prodotto da Roble Factory, Method, in collaborazione con Whitedust Productions e Nuovaera Film.
Dragan (Enzo Salvi), ex rapinatore redento dal passato misterioso e Daniele (Gennaro Lillio), umile operaio, giovane padre di Andrea e marito di Sofia, condividono entrambi la passione per il gioco degli scacchi, grazie alla quale diventano presto ottimi amici. Quando il signor Assante, facoltoso e spietato imprenditore, padre di una figlia con problemi di tossicodipendenza, decide di trasferire la sua azienda all’estero dove i profitti sono maggiori, Daniele, rimasto senza lavoro e disperato per le disastrose condizioni finanziarie nelle quali versa la sua famiglia, convince Dragan, inizialmente restio nell’accettare la proposta, a ripercorrere il proprio passato. Il destino del poliziotto Fabrizio (Ivan Boragine), marito violento e padre assente, si legherà indissolubilmente a quello degli altri tre protagonisti, facendo convergere in modo definitivo e irreparabile gli eventi.
Dopo aver avuto il piacere di incontrarlo nel 2021 sul set di “Lupo Bianco”, film che racconta le gesta del filantropo vercellese Carlo Olmo, con cui ci ha spiegato di essere rimasto in contatto, Sebastiano Somma, in questa nuova chiacchierata ci ha parlato di “Il diavolo è Dragan Cygan”, ma anche degli spettacoli teatrali “Lucio incontra Lucio” e “Vi presento Matilde Neruda”, di un momento speciale che porta nel cuore relativo ad un progetto che poi purtroppo non si è concretizzato e dell’auspicio che anche in Italia vengano raccontate storie legate ad ogni età e ad ogni momento della vita.

Sebastiano, è tra i protagonisti del film “Il diavolo è Dragan Cygan”, opera prima di Emiliano Locatelli, cosa l’ha convinta a prendere parte a questo progetto?
“E’ un’opera prima autoprodotta da tre giovani produttori, girata in Trentino Alto Adige, in Friuli Venezia Giulia e nel Lazio, e mi hanno intrigato la storia e anche il percorso del personaggio, costruito con Emiliano Locatelli nel tentativo di creare dei sottotesti, nati dal nostro dialogo. E’ bello lavorare con giovani registi carichi di entusiasmo che trasmettono il piacere di averti nel loro cast. Faccio parte di quel gruppo di attori con un po’ di esperienza sulle spalle che può essere utile ed è stato un piacere poter dare il mio contributo ad un progetto che mi sembrava interessante e che è stato realizzato in maniera attenta, creando delle suggestioni da noir, infatti è stato classificato come film d’essai, ma contiene anche il genere con un racconto fatto di suspence, di action, mescolato a quel cinema d’autore degli anni Settanta che è il mio obiettivo per il futuro. Ogni tanto faccio delle incursioni in pellicole più leggere come “Succede anche nelle migliori famiglie” di Alessandro Siani ma vado nella direzione più intimista che mi piace maggiormente, anche da spettatore”.
Nel film interpreta il signor Assante, un imprenditore senza scrupoli che però mostra anche un lato più umano nei confronti della figlia che ha problemi di tossicodipendenza…
“Il rapporto con la figlia è l’aspetto che lo umanizza seppure sia un uomo con questa durezza apparente. Abbiamo seminato dei cenni di questi malesseri anche in una scena che mi sta a cuore, girata al cimitero di Casarsa dove c’è un’inquadratura in cui si vede la tomba di Pasolini perchè abbiamo voluto disegnare il signor Assante, spietato nel mondo del lavoro, con delle fragilità personali che derivano da un distacco forte che ha avuto, probabilmente dalla moglie e gli abbiamo dato anche delle sfumature intellettuali, infatti legge Pasolini, Dostoevskij. Mi piace questo personaggio e sono sicuro che mi regalerà qualche soddisfazione. Speriamo che questo film che è autoprodotto possa avere un’ampia distribuzione”.

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E’ un film che fa riflettere su tematiche attuali, a cominciare da quella legata al lavoro…
“Ho vissuto sulla mia pelle come attore certe tematiche, in quanto in passato ho girato alcune serie dove il set era situato in Bulgaria perchè la produzione risparmiava soldi andando all’estero, e portava quindi attività lavorativa e produttività al di fuori dell’Italia. Oggi c’è stato un ravvedimento, ma prima i costi nel nostro Paese erano esorbitanti. E’ un po’ il problema degli imprenditori, che tendono a portare l’azienda dove la manodopera costa meno, quindi il film lancia dei messaggi anche in questa direzione. Inoltre è una storia di redenzione perchè i personaggi maschili, a differenza di quelli femminili che incarnano un ruolo di speranza, di continuità, sono negativi ma cercano un riscatto”.
Tra le location del film, come diceva poco fa, c’è il Friuli Venezia Giulia, una terra in cui aveva già avuto modo di girare in passato serie quali “Senza confini – Storia del commissario Palatucci” e “Un caso di coscienza”…
“Da tanti anni giro l’Italia con il teatro o per film e serie tv, quindi ci sono diverse regioni in cui mi sento a casa. “Sospetti”, ad esempio, è stata realizzata sul lago di Como, a Menaggio, Varenna, luoghi meravigliosi rimasti scolpiti nella mia memoria e nel mio cuore che hanno segnato un momento importante della mia vita, anche lavorativamente parlando. A me piace entrare subito in contatto con la realtà locale, con l’humus del luogo dove mi trovo, stare con la gente del posto, leggere i quotidiani. In Friuli ho girato Senza confini e Un caso di coscienza e sono stato recentemente in scena a Trieste con uno spettacolo teatrale. C’è una continuità di rapporto molto bella con quel territorio”.
A proposito di teatro com’è nata l’idea dello spettacolo “Lucio incontra Lucio” dedicato a Lucio Battisti e Lucio Dalla di cui è regista e interprete?
“L’idea è arrivata dall’incontro con l’autore Liberato Santarpino, una persona con cui ho stabilito un rapporto artistico e umano molto intenso, un po’ come la storia di questi due grandi poeti, Dalla e Battisti, che non si sono mai incontrati professionalmente ma avevano in comune tanti aspetti artistici a livello di ricerca, di modernità, di passione per la gente, per le storie e i luoghi che raccontavano, seppur con due modi diversi. E poi sono nati a ventiquattro ore di distanza l’uno dall’altro e proprio da lì partono il racconto e le immagini di questo viaggio di un’ora e quaranta nella storia artistica di questi due giganti della musica”.
La musica è uno degli elementi portanti anche di un altro spettacolo che la vede protagonista e regista, “Vi presento Matilde Neruda”…
“Racconta la storia d’amore tra Pablo Neruda e Matilde (interpretata da Morgana Forcella), la donna che ha accompagnato il grande poeta negli ultimi venticinque anni, sempre con la mia regia, condito con tanta musica, tra cui il tango di Astor Piazzolla. Mi divido tra la prosa, da Miller a Hemingway, e gli spettacoli musicali perchè la musica è entrata prepotentemente nella mia zona professionale, mi piace interagire con il suono, con le canzoni, con le suggestioni e accompagnare la parola con le note. Per fortuna sono affiancato da grandi musicisti”.
Recentemente ha preso parte anche al film tv “Mameli. Il ragazzo che sognò l’Italia” nel ruolo del Generale Modane. Che esperienza è stata?
“Ho fatto una piccola partecipazione, è stato bello lavorare con Luca Lucini e Ago Panini in un progetto che ha la valenza importante di raccontare com’è nato l’inno italiano e al contempo la storia di questo ragazzo che ha sacrificato la sua vita, insieme ai suoi coetanei, per la libertà e la rinascita del nostro Paese”.
In quali progetti la vedremo prossimamente?
“Uscirà al cinema la pellicola di Luciano Luminelli “Tutto in 72 ore”, mentre la settimana prossima inizio le riprese di un piccolo “gioiello” tratto da un romanzo di Fabrizio Guarducci, “La partita delle emozioni”, in cui interpreto un professore che assegna ai propri studenti il compito di spiegare cosa sono per loro le emozioni. Da qui prende il via un confronto ideologico e uno scambio di opinioni che coinvolge ragazze e ragazzi che parallelamente si sfidano in una partita di pallavolo che dovrà stabilire chi sia il più forte. Il mio personaggio li prenderà per mano conducendoli in questo viaggio emozionale. Da padre mi piace lavorare su questo tema e capire cosa si portano dentro i giovani, che oggi hanno un modo di raccontare le emozioni ben rappresentato dalle canzoni, che ad un primo ascolto possono sembrare criptiche ma che contengono un messaggio, hanno un mondo dietro legato alla società. Il pianeta dei cosiddetti boomer e quello dei giovani sembrano lontani, isolati, per cui dobbiamo ascoltarli di più per cercare di comprenderli”.

Tra i nuovi talenti della musica italiana ce n’è qualcuno che le piace ascoltare?
“Ho visto solo la finale del Festival di Sanremo 2024 e una parte di una delle serate poiché ero impegnato a teatro. Mi ha colpito la profondità dei testi di Irama e Diodato ma anche la forza interpretativa di Angelina Mango, e la canzone di Annalisa che è piacevole, orecchiabile e spesso mi ritrovo a canticchiarla. Sono un appassionato ascoltatore di tanti generi musicali”.
Cosa ne pensa invece delle canzoni di Geolier, rapper amatissimo in particolare dai giovani ma criticato per la vittoria della serata cover a Sanremo 2024?
“Per quanto riguarda Geolier c’è un Vesuvio esplorativo dietro i suoi testi, che vengono spesso dai luoghi dove hai vissuto e sei cresciuto. Io sono napoletano, arrivo da quella terra e so quanta energia sotterranea c’è, la percepisco. Bisogna spalancare le orecchie senza giudicare o avere pregiudizi nei confronti degli altri”.
Nel corso della sua carriera ha lavorato con grandi personaggi, da Albertazzi a Proietti, da Giuffré a Raffaella Carrà. C’è un incontro che è stato fondamentale per lei?
“Ho incontrato Albertazzi in un momento della sua vita molto interessante, non era più giovane ma era sempre un uomo di grande vitalità, con un intelletto molto fine, dotato di ironia e umanità. Ho avuto un ottimo rapporto con lui in quell’anno di tournée in cui mi ha diretto e ogni tanto veniva a vedere lo spettacolo. E’ una persona che ha contribuito alla mia crescita, è stato forse il primo che mi ha accompagnato per mano in una dimensione più intima. Gigi Proietti mi ha diretto invece in un ruolo brillante, con lui ho avuto un’esperienza formativa sotto l’aspetto dei tempi comici. Ho un ricordo speciale di tutte le persone con cui ho avuto la fortuna di lavorare, anche di quelle meno conosciute. Ho citato Albertazzi e Proietti perchè purtroppo non ci sono più ma hanno rappresentato dei periodi belli della mia vita. C’è stato anche un progetto che non si è concretizzato ma quell’incontro è rimasto nel mio cuore”.
Le va di parlarcene?
“Fui provinato senza saperlo da Armando Trovajoli, sua moglie mi invitò a casa loro e lui mi chiese se sapessi cantare. Io ho intonato un paio di canzoni del repertorio napoletano e Trovajoli telefonò davanti a me ad Enzo Garinei dicendo che aveva trovato l’attore adatto. Avrei dovuto fare un musical al Teatro Sistina di Roma con Mariangela Melato, “Angeli con la pistola”, poi purtroppo Garinei si ammalò e poco dopo scomparve, quindi quello spettacolo non andò in porto”.
La sua prima esperienza cinematografica è stata nel 1983 nel film “Un jeans e una maglietta”. Che ricordo conserva?
“All’inizio della mia carriera ho preso parte ad alcuni spettacoli di teatro napoletano, ho lavorato con Aldo Giuffrè, poi nel 1983 arrivò questo film, Un jeans e una maglietta, diventato un cult. Ho un ricordo di freschezza, di gioventù, di voglia di spaccare il mondo, è stato un inizio divertente. Pur essendo un piccolo film, con protagonista Nino D’Angelo, un cantante con questo caschetto biondo che tutti amavano e conoscevano, era carico di emozioni semplici, pure, dirette, ed ebbe un grande successo. Era un po’ come il mondo dei fotoromanzi, ricco di sentimenti immediati, positivi, in cui il bene prevaleva sul male. Poi i tempi sono cambiati, sono arrivate le soap, le telenovele, che il pubblico poteva vedere a casa in tv, quindi c’è stato l’avvento delle fiction che si sono evolute nel tempo e sono diventate la punta di diamante della tv generalista. Penso per esempio a Un posto al sole, in cui non ho avuto il piacere di recitare, ma che va in onda da quasi ventotto anni e questo significa che la gente vuole affezionarsi ai personaggi, vedere raccontate storie che rispecchiano la realtà”.
Una cosa che nel tempo non è mai cambiata è il grande affetto che il pubblico ha per lei…
“Ci sono attori che come me hanno avuto per tanti anni un legame forte con il pubblico televisivo e ancora adesso molte persone che incontro per strada mi ringraziano, mi dicono che ho fatto compagnia alla loro mamma, che sono il loro beniamino. E questo mi rende felice e orgoglioso. Penso che artisti della mia generazione che hanno dato tanto dovrebbero poter avere un ruolo maggiore in tv e al cinema. Sarebbe bello se anche in Italia, come accade in Francia, ci fosse spazio per poter raccontare storie legate ad ogni età e ad ogni momento della propria vita, che possano appassionare spettatori di diciotto, trenta, cinquanta, settanta anni. Oggi invece già dopo i quaranta anni sei messo ai margini. Pensa a quanto sarebbe stato interessante vedere il maestro Albertazzi protagonista di una storia legata a un uomo di 80 anni”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Reggi&Spizzichino
