Si intitola “Proteggimi da ciò che voglio” il disco di inediti che segna il grande e atteso ritorno dei La Crus, che firmano anche la produzione (Mauro Ermanno Giovanardi, Cesare Malfatti e Alex Cremonesi) insieme a Matteo Cantaluppi.
“L’album è basato su quattro pilastri: il suono dei La Crus, la crescita personale avuta negli anni, l’intervento di Matteo Cantaluppi che ha dato contemporaneità ai suoni e la Mescal che ha creduto nel progetto. Senza un solo elemento di questi non sarebbe stato possibile realizzarlo. Certi progetti hanno bisogno di una congiunzione astrale dopo che ognuno di noi ha fatto un percorso singolo per 15 anni”, ha esordito Mauro Ermanno Giovanardi.
La scintilla che ha dato vita al disco si è accesa ad Ancona, al festival La Mia Generazione, del quale Giovanardi era il direttore artistico: “C’era una rassegna chiamata Mezzanotte un Film e sono stati invitati i Marlene Kuntz. Pensando a cosa fare l’anno seguente e alle commistioni tra teatro, musica e letteratura dei La Crus è venuta naturale l’idea di un disco. Durante una cena prima del lockdown Marco Tagliola, che è un nostro storico collaboratore, ci ha proposto di creare una cartella su google drive dove mettere tutti i file con brani e musica e vedere cosa ne sarebbe uscito. E’ merito suo se il progetto è andato in porto. Questo disco è il perfetto connubio tra i nostri gusti e percorsi”.
Ovviamente non è stato semplice unire le anime musicali dei due artisti: “La cosa positiva è stata riuscire a dare una bella voce al mio modo di fare musica. Ho pubblicato diversi dischi in questi quindici anni e mi sono ritrovato ad essere un cantante quando non è il mio ruolo. Ho sempre pensato che sarebbe stato bello ritrovare la voce di Giovanardi sulle mie canzoni. A me piace molto ricercare, sperimentare musicalmente e guardo molto all’estero, Mauro Ermanno è più propenso alla forma canzone. Avendo gusti diversi Matteo ha individuato i pezzi che potevano essere più radiofonici unendo quella giusta ricerca sonora che ha dato un valore aggiunto”, ha detto Cesare Malfatti.
“Nei testi dei brani affrontiamo temi attuali, dal lavoro alla libertà, mentre solo in Sono Stato Anch’io Una Stella è presente un amore che è rivolto però verso l’umanità. Il tipo di approccio è da filosofia sociale”, ha aggiunto Alex Cremonesi.
Un progetto importante che apre le porte ad ospiti prestigiosi che regalano la loro arte e il loro sapere: Slavoj Žižek, illuminato filosofo, sociologo e politologo sloveno e Vasco Brondi padre del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica arricchiscono “La Rivoluzione”, con Carmen Consoli e Colapesce & Dimartino i La Crus attraversano un ponte virtuale tra passato e presente con le nuove versioni di “Io Confesso” e “Come Ogni Volta”.
“C’è una versione con Carmen di “Io Confesso” che risale al 2010 che non è mai stata pubblicata perché lei ha pubblicato un singolo quell’autunno e la Universal non diede l’autorizzazione. Quando abbiamo pensato di rifarla, Carmen ha accettato con entusiasmo e questa versione più soul lei è uscita ancora meglio della prima volta”, ha raccontato Mauro Ermanno Giovanardi. “Io Confesso l’abbiamo poi portata a Sanremo 2011. Eravamo in contatto con Chiara Mastroianni, quindi ci è stato proposto di cantarla con Giusy Ferreri ma essendo lei molto cattolica ha voluto rivedere il verso “non credo nel peccato perché non credo in Dio”. Eravamo due mondi diversi. Giusy che è una persona carinissima, nonché nostra fan, ci ha detto che è stato meglio che quel brano lo abbia cantato Mauro. Il nostro Sanremo da outsider è stato fantastico, oggi credo sarebbe impossibile anche se un pezzo come Mangia Dormi Lavora Ripeti poteva essere una figata”.
Il titolo è invece ispirato da “Protect Me From What I Whant”, un’opera dell’artista statunitense Jenny Holzer: “E’ una specie di preghiera laica. L’idea è nata nel 2023 per un progetto in memoria di Luca Bergia dei Marlene Kuntz”, mentre la cover “è stata scelta dopo vari esperimenti. Le macchie scure rappresentano quello che non ci fa bene ma comunque desideriamo e sono tre, quindi potremmo essere noi. Lo sfondo è un particolare dell’opera Mouldy Manor di Gabriele Cremonesi, mio figlio, che lavora con il lattice”, ha detto Alex Cremonesi.

Il 16 marzo l’album è stato presentato dal vivo al Teatro Sperimentale di Pesaro in una serata organizzata dall’Amat all’interno della rassegna Playlist Pesaro Capitale italiana della Cultura 2024: “Cantare questi pezzi a Pesaro in anteprima è stato eccezionale. C’era un’atmosfera bellissima, su 18 brani ne abbiamo cantati sette che la gente non aveva mai sentito ed era interessante capire come venivano accolti. Stiamo costruendo il tour estivo. Intanto saremo live il 28 marzo all’Auditorium della Radio Svizzera a Lugano e il 10 maggio in Santeria a Milano”.
A margine della presentazione alla stampa del nuovo disco, abbiamo realizzato una video intervista con i La Crus:
Nel vostro nuovo disco “Proteggimi da ciò che voglio” c’è un brano, “La rivoluzione”, con uno spoke del filosofo Slavoj Zizek in cui afferma: “continuo a pensare che si possano fare entrambe le cose: che si possa essere divertenti e allo stesso tempo molto seri”. Quanto secondo voi questo è applicabile nella società odierna e quanto oggi la musica può contribuire a fare la rivoluzione?
Alex Cremonesi: “E’ applicabile, infatti quella frase è scelta in particolare perchè quel metatesto rivela quanto sia una canzone con un tono up che dice però cose molto serie. Non credo che sia compito della musica fare la rivoluzione ma sicuramente può farci pensare. La tesi del brano è l’impossibilità della rivoluzione per il fatto che apparentemente siamo titolari di qualsiasi tipo di libertà ma in realtà poi siamo noi stessi padroni”.
Mauro Ermanno Giovanardi: “Non ce l’hanno fatta i musicisti degli anni Sessanta, un’epoca in cui si pensava che la rivoluzione si potesse fare anche attraverso il movimento musicale che poi non ha prodotto quello che si sperava, e oggi sarebbe ancora più difficile. Sicuramente però la musica può far riflettere le persone”.
La libertà, insieme al lavoro e al tempo, è tra i temi delle canzoni del nuovo disco. Qual è la vostra idea di libertà?
Cesare Malfatti: “La libertà è una presa di coscienza, citando Giorgio Gaber”.
Tra le tracce c’è “Sono stato anch’io una stella” in cui l’amore rappresenta la speranza per migliorare il mondo…
Alex Cremonesi: “E’ una metafora raccontata attraverso la vita del sole dove alla fine ciò che sembra contare di più è la capacità di questo sentimento, l’amore, ma inteso verso l’umanità. La parte finale è quella che mi piace maggiormente: “in fondo al mare soprattutto in fondo amare””.
In quanto tempo è stato realizzato il disco e quali sono stati il primo e l’ultimo brano che avete scritto?
Cesare Malfatti: “Il primo brano è stato Shitstorm mentre l’ultimo Sono stato anch’io una stella. L’evoluzione compositiva e la chiusura di arrangiamento del disco è stata diluita nel tempo e molti pezzi sono stati portati avanti in contemporanea, poi ce ne sono alcuni che non sono entrati nel progetto. “Mangia dormi lavori ripeti” è stato uno dei primi che abbiamo scritto ma il testo è arrivato dopo, la lavorazione è stata composita”.
Mauro Ermanno Giovanardi: “Mangia dormi lavori ripeti è uno dei pochi brani a cui ho lavorato anch’io. Spesso con i La Crus è successo che avevamo un pezzo con una melodia e dieci-dodici testi diversi soprattutto nei primi dischi perchè il passaggio dalla lingua inglese a quella italiana è stato molto faticoso. Mi sono accorto che la prima versione di quella canzone non era così potente, poi invece l’abbiamo sistemata e credo sia una delle più importanti della storia dei La Crus per il lavoro tra armonia e testo. E’ stata creata da noi tre insieme in maniera precisa e poi ritengo che sia un piccolo miracolo perchè riesce a parlare di politica senza mai parlare di politica, senza retorica”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Manuela Longhi
