La “sala Teatro” del Palazzo della Cultura di Catania, ospiterà il giorno 11 maggio, alle 16,30, la presentazione di Mamita Sta Bene (Algra Editore), opera prima della fotoreporter Donatella Turillo, con la postfazione della Direttrice d’Orchestra Jazz Roberta Giuffrida. L’evento, inserito nella campagna nazionale Maggio dei libri 2024 e patrocinato dal Comune di Catania, sarà moderato dall’operatore e produttore di eventi culturali Renato Lombardo, con il contributo del direttore artistico del Teatro Neon Piero Ristagno. Alcune letture, tratte dallo scritto dell’autrice, animeranno ulteriormente la presentazione grazie all’interpretazione dell’attrice Carmela Sanfilippo.

Mamita sta bene è un romanzo autobiografico che raccoglie le emozioni vissute dalla scrittrice ventisette anni fa, vergate dalla stessa Turillo nel 1997 in un manoscritto che assume le forme e l’anima del romanzo durante il periodo della pandemia da Covid.
Un avvicendarsi continuo di vicende tiene il lettore attanagliato al dipanarsi di una trama che emoziona e avvince. La narrazione trova il suo motivo scatenante in un incidente stradale avvenuto in Messico, tra le strade dello Yucatan. Un fuori strada si ribalta e precipita in un dirupo. La protagonista, avvolta dal buio della notte, perde i sensi. In seguito, si ridesta con un pauroso vuoto di memoria. Quando tutto sembra esser perduto, riaffiora la forza vitale che penetra l’ambientazione surreale in cui si trova la giovane donna. La simbiosi tra madre e figlia diviene uno strumento salvifico per entrambe grazie al legame, potente e unico, eretto tra le fragilità dei loro cuori. E così si avventurano, scalze, in un percorso in cui aleggia la disperazione, trionfando sulla paura grazie all’intuito animale e alla potenza del proprio essere e di quella voce guida interiore, bisbigliata dal silenzio. Il primigenio istinto di conservazione vena e ritma ogni periodo della narrazione e si tramuta in un’esaltazione della vita, dei sorrisi e della gioia.

L’AUTRICE
Donatella Turillo nasce a Catania il 15 dicembre 1970. Le sue inclinazioni e passioni personali la spingono a divenire giornalista (collabora con alcune testate, tra cui “La Sicilia”, nel settore della cronaca e dello spettacolo) e fotografa. La sua personalità si contraddistingue per innate curiosità, irrequietezza e voglia di vivere che la portano ad essere uno spirito libero che non ama le convenzioni e le imposizioni sociali. Affianca lo studio di lettere e lingue, alla sua volontà di conoscere e rappresentare il mondo e le sue sfumature soprattutto attraverso l’arte fotografica, con i suoi scatti che sono protagonisti di alcune mostre, tra cui “Woman in Progress”, “Selfie, Deserto Virtuale” ,“Senza Remore” ,“Sogni Perduti” Museo Emilio Greco Catania (patrocinata dal Comune di Catania), “Rosso La Sera No al Femminicidio” e “Wonder Time”, “CoviDays luoghi, persone e Lockdown”.
L’autrice ha, gentilmente, risposto ad alcune domande.

L’autrice con Antonio, l’autista del tragico incidente
Come nasce quel viaggio? Con chi eri? Com’è accaduto l’incidente e il dopo?
“Si può dire che sono nata con i bagagli sempre pronti. Nella mia vita ho visitato tanti continenti, sia per diletto che per motivi professionali, essendo agente di viaggio dal ’90. Nel caso specifico, questo viaggio in Messico rappresentava una fuga dai miei problemi. Un’evasione da una realtà che mi affliggeva, che stavo vivendo in quel momento. Al secondo ed al terzo punto della domanda, mi piace rispondere che si dovrebbe leggere il libro… Comunque, la dinamica dell’incidente non è mai stata chiara ed il dopo è storia …”.
Cos’hai provato quando hai perso la memoria? Quando hai riacquistato la memoria? Cosa ti ha aiutato ad uscirne?
“Non ho provato nulla di riconosciuto, in quanto non avevo contezza della mia stessa persona. Ho riacquistato la memoria dopo aver avvertito molto freddo, era buio e l’aria era umida”.
Cosa hai provato tornando a casa? E tua figlia? Cosa hai pensato in questi anni, prima di scrivere il romanzo?
“Tornando a casa, ho dovuto imparare a riconoscere i limiti che le fratture imponevano ai miei movimenti. I miei figli conoscono la mia forza interiore. In realtà il romanzo, anche se a mo’ di manoscritto, era già pronto dal ’97. Ben conservato nel cassetto e nella mia memoria”.
Cosa ti rimane nel profondo di quella esperienza?
“Quella esperienza è la base da cui comincia la mia rinascita. La consapevolezza che tutti noi siamo energia e forza: dobbiamo solo scoprirla e non dimenticare che la vera speranza risiede nella forza di volontà”.
Pensi che potresti farne un a sceneggiatura per un film o una trasposizione teatrale?
“Mi piacerebbe veramente tanto”.
Ci spieghi più approfonditamente come sei giunta alla fotografia e alla scrittura?
“La fotografia è sempre stata presente nella mia crescita. In realtà da piccola ammiravo e guardavo con stupore mio nonno che sistemava i negativi negli appositi album. Pian piano, nel tempo, ho comprato la mia prima macchina fotografica Olympus. Erano i fantastici anni ’90! Poi sono approdata all’uso delle macchine professionali analogiche Nikon. Sviluppavo e stampavo a casa in bianco e nero. La scrittura accompagnava le foto a mo’ di didascalia, per poi trasformarsi in veri racconti …”.
di Gianmaria Tesei
