“E’ uno spettacolo pieno di bellezza che mette in scena coreografie con attori e cantanti bravissimi, con un intento ben preciso”. Attore, ballerino, coreografo, Giorgio Camandona è il direttore artistico di Italy Bares che torna, per il quinto anno, con il nuovo spettacolo dal titolo Controcorrente, in scena il 17 e 18 maggio al Teatro Repower di Milano.
Nel ruolo della dottoressa ci sarà Elena Di Cioccio, sostenitrice dallo scorso anno delle finalità del progetto. Per la prima volta a Italy Bares entrerà l’eccellenza della danza classica con la presenza di dieci ballerini del Corpo di ballo del Teatro alla Scala.
Saranno sul palco anche Katia Follesa e Angelo Pisani, tra gli attori comici più conosciuti e amati della tv e del teatro, che non mancheranno di coinvolgere il pubblico con la loro ironia. Nel ruolo della protagonista, la giovane attrice Cristina Parku che vanta già una ricca carriera in teatro e sul piccolo e grande schermo. Accanto a lei Giovanni Rotolo, Gabriele Foschi, Brian Boccuni, Andrea Verzicco, Komolchy De Pace, Omar Barole. Lo show è a favore di Anlaids Lombardia ETS, nel doppio ruolo di sostenitore e beneficiario, che da oltre 30 anni si impegna contro HIV, infezioni sessualmente trasmissibili e nuove infezioni virali.
La regia dello spettacolo è firmata da Mauro Simone, con la regia associata di Alfonso Lambo, su libretto di Elisabetta Tulli e Guglielmo Scilla che per il secondo anno firmano i testi di Italy Bares.
Controcorrente racconta la storia di Michele e Fatima, due persone destinate a sfiorarsi, sfidando gli ostacoli della vita. Il primo è un medico che ha appena iniziato a lavorare in consultorio e sogna di aiutare le persone in difficoltà. Un ragazzo buono, attento e preparato che ogni giorno va contro il cinismo del padre, uomo ricco e potente. La seconda è una ragazza africana che è riuscita ad affrontare le correnti reali del Mediterraneo, trovando una manciata di niente in un paese in cui la sua presenza è intermittente. Le loro vite si intrecceranno, in una storia colma di emozione, di ritmo, sensualità, violenza e dolcezza, impetuosa e incontrollabile come le onde del mare.
Italy Bares è approdato in Italia nel 2019 grazie a Giorgio Camandona, che lo ha fatto crescere di anno in anno, con il sostegno di artisti, professionisti del settore e con la collaborazione di Anlaids Lombardia ETS, di Compagnia della Rancia e il supporto di Stage Entertainment.

Giorgio, ci racconta com’è nata l’idea di “Controcorrente”?
“Tutto inizia da un input che do al regista Mauro Simone e a Guglielmo Scilla ed Elisabetta Tulli che si occupano della scrittura del testo. Quest’anno sono partito da una frase che ho sentito dire: non si muore più di HIV. Poi alcune persone mi hanno chiesto se fosse ancora il caso di parlarne. Ho sempre pensato che questa affermazione non fosse del tutto corretta e completa in quanto non si muore più di HIV ma nei Paesi in cui si ha la possibilità di avere accesso a farmaci antiretrovirali che in qualche modo normalizzano la situazione di una persona che ha questo virus. Quindi ho pensato che fosse importante provare a informarci su quello che accade in Africa e non solo ed effettivamente in altri contesti sociali continua a mietere vittime e anche socialmente genera un problema con le persone che perdono il lavoro, che vengono cacciate di casa. Se nascere in un paese non è un merito ma un caso e noi siamo nati in Italia dove si può accedere ai farmaci, prevenire, parlare di questo argomento senza stigmi, abbiamo il dovere di farlo. Da qui si è sviluppata una storia che mette il focus sull’importanza di andare controcorrente”.
Una corrente che può avere diverse sfaccettature in quanto nello spettacolo si parla di HIV ma anche di migrazioni…
“E’ una corrente che può essere politica, famigliare, sociale, ma anche quella del mare Mediterraneo… infatti racconteremo la storia di Fatima, una ragazza migrante che dall’Africa arriva in Italia e che si trova ad interfacciarsi con una corrente culturale diversa dalla sua e incrocerà la sua vicenda con quella del protagonista Michele, un giovane medico neolaureato che decide di andare contro la propria famiglia e lavorare in un consultorio. Queste due vite si intersecheranno e creeranno una storia intensa ed emozionante, che punta a far riflettere. Con Italy Bares non voglio dare delle risposte ma stimolare le persone a porsi delle domande”.
Penso sia una delle funzioni più importanti che dovrebbero avere il teatro e le arti…
“Concordo. Vogliamo smuovere le coscienze e far sì che la gente si ponga delle domande sull’HIV o sulle tematiche che hanno a che fare con un tabù, come il sesso, la malattia, la morte. Esiste il pregiudizio perchè una persona ha paura di ciò che è “diverso” o che non conosce e possiamo scioglierla attraverso la conoscenza che permette di abbattere le barriere che a volte vengono create proprio a causa della mancanza di sapere. Purtroppo di HIV non si parla quasi più e Italy Bares nasce per creare l’occasione per affrontare argomenti che agli occhi della maggior parte delle persone sono tutt’altro che scontati”.

“Italy Bares” è arrivato in Italia nel 2019 grazie ad una sua intuizione…
“Io lavoro principalmente nell’ambito del teatro musicale come performer e coreografo e dopo aver preso parte a vari spettacoli di intrattenimento dove la finalità era intrattenere mi sono chiesto perchè non provare a mettere la bellezza e le emozioni che regala il teatro al servizio di qualcosa di più importante. Casualmente in quel periodo ho incrociato il progetto Broadway Bares, corrispettivo americano di Italy Bares, nato trent’anni fa a Broadway nel periodo caldo dell’epidemia di HIV e Aids. Inizialmente ho scritto agli organizzatori se si potessero comprare i diritti, mi ha risposto l’ideatore e regista Jerry Mitchell che, mostrando una disponibilità incredibile, mi ha spiegato come e perchè era nato, ha condiviso con me l’esperienza e ha detto che mi avrebbe aiutato ma innanzitutto dovevo trovare la chiave giusta per farlo funzionare in Italia”.
Qual era questa chiave?
“La prima cosa è stata cercare un’associazione a cui donare il ricavato. Sono andato a bussare la porta di Anlaids Lombardia che ci aiuta anche nell’organizzazione e nella produzione dello spettacolo ed è nata questa bellissima collaborazione. Nel 2019 era un po’ come una scommessa. Ho chiamato amici e colleghi che hanno accettato con entusiasmo di far parte del progetto, il primo anno in scena c’erano venti artisti e mi sembrava già di fare Broadway, quest’anno sono 185… Italy Bares è cresciuto in modo esponenziale, dal Teatro Principe con cento posti in platea siamo arrivati al Repower che ne ha 1700, con due repliche, e puntiamo a due sold out per raccogliere fondi (lo scorso anno 154.000 euro) e sensibilizzare più persone possibili. Se ognuno ne parla con un altro si crea un contagio positivo”.
Quanto è importante per lei andare controcorrente, artisticamente e personalmente?
“Non credo sia importante andare controcorrente a prescindere ma piuttosto riconoscere le correnti, se stiamo facendo e dicendo una determinata cosa perchè davvero la scegliamo o perchè è quello che abbiamo intorno che ci porta a quell’atteggiamento o a dire quella parola. Se ci si accorge di essere “vittima” di una corrente e che non corrisponde ai propri ideali, al proprio modo di essere, bisogna farsi coraggio e determinare cosa si è e cosa si pensa. Un artista, un creativo ha a che fare con la comunicazione e ha la responsabilità di trasmettere qualcosa attraverso l’arte, ma bisogna scegliere come e cosa dire. Italy Bares è stato un modo per andare controcorrente rispetto al fare solo intrattenimento, è uno spettacolo pieno di bellezza che mette in scena coreografie con attori e cantanti bravissimi, con un intento ben preciso”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“Dal 19 maggio comincerò a pensare alla prossima edizione di Italy Bares (sorride). Sarò quindi impegnato a Bologna come coreografo di the Prom, all’interno dell’A Summer Musical Festival al Teatro Duse con la regia di Saverio Marconi e sarò concentrato su questo grande progetto che andrà in scena a fine giugno. Da due anni inoltre collaboro come coreografo con Malika Ayane, ci siamo conosciuti in occasione di Italy Bares e ci siamo innamorati a vicenda, artisticamente parlando. Quest’anno ho seguito anche Camihawke per il suo spettacolo Il saggio di fine anno… vediamo il futuro cosa mi riserverà”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Simone Sassudelli
Si ringrazia Stefania Scarpetta
