Dopo la sconfitta di Jasmine Paolini contro un Swiatek inavvicinabile, anche Simone Bolelli ed Andrea Vavassori hanno dovuto alzare bandiera bianca di fronte al croato Mate Pavic e il salvadoregno Marcelo Arevalo per 5-7, 3-6.
Nonostante la soddisfazione per la seconda finale di un grande slam disputata dalla coppia azzurra nel 2024, resta molto rammarico per come è maturata la sconfitta specialmente nel primo set.
Dieci games di totale equilibrio senza nessuna palla break, poi nell’undicesimo Simone e Andrea salgono 15-40 e sul successivo 40 pari hanno altre due occasioni per strappare la battuta agli avversari ma non riescono a sfruttarle.
Così dopo aver annullato quattro palle break Pavic tiene il proprio turno di servizio.
Sul 5-6 la coppia italiana si porta sul 40-0 con la battuta di Vavassori, ma anche in questo caso si fa recuperare e sul primo set-point, una volée larga del piemontese regala il parziale al doppio croato-salvadoregno.
Nel secondo set Bolelli e Vavassori riescono finalmente a conquistare il break nel terzo gioco, ma non concretizzano il vantaggio e Vavassori si fa strappare per la seconda volta consecutiva il turno di battuta.
In particolare il merito va attribuito al croato Pavic che intercetta una giocata sotto rete di Bolelli costringendolo al successivo errore.
Gli azzurri comunque non si perdono di coraggio resistono sul 3-3, ma per la terza volta consecutiva Vavassori perde il servizio nell’ottavo gioco.
Ennesima rimonta subita da 40-15 con Arevalo che sale in cattedra e con due fantastiche risposte di rovescio realizza il break che vale l’incontro.
Lo stesso Arevalo va a servire per conquistare il titolo e non si fa prendere dall’emozione. Con ottime battute salva anche un break point e sulla seconda palla match, sfrutta un diagonale di diritto largo di Vavassori per alzare le braccia al cielo insieme al suo compagno Pavic.
Applausi meritati anche per Simone ed Andrea, che dimostrano di essere competitivi su qualsiasi superficie e adesso avranno l’occasione di rifarsi con la stagione dell’erba che sta per cominciare.
di Fulvio Saracco
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