Luca D’Attoma, enologo di lungo corso, è stato protagonista di una masterclass di sicuro interesse, andata in scena presso Terra Costantino. lo scorso 21 giugno. A condurre la degustazione guidata, oltre al consulente toscano, sono stati il padrone di casa, Fabio Costantino e il giornalista e sommelier Salvo Ognibene.
Sono stati dodici i vini assaggiati, espressioni di sette cantine, Terra Costantino, Rosset (2), La Valentina (2), Fonzone (2), Filodivino, Duemani, Amistà e Tuarita, con il filo comune costituito proprio dall’enologo, ossia D’Attoma.
D’Attoma che ha scoperto l’Etna tredici anni fa grazie a Terra Costantino, rimanendone profondamente affascinato.

VINI
DOC Etna Bianco Superiore, Contrada Praino 2022 – Terra Costantino
Carricante 100%
Ci troviamo sull’Etna, sul versante Sud – Est, a Viagrande, in provincia di Catania. Sono 10 gli ettari di vigna, collocati tra i 450 e i 550 metri s.l.m., con suoli costituiti da sabbie di matrice vulcanica, a contraddistinguere l’asse centrale di un’azienda vocata al biologico e che gode di uno splendido palmento del 1699, ristrutturato con cura ed eleganza. È Dino Costantino, padre di Fabio – entrambi alla guida dell’azienda – ad acquistare vigneti in Contrada Blandano nel 1970, a metterli a regime nel 1978, facendo diventare l’azienda, nel 2000, la prima biologica etnea. Il 2007, con i primi imbottigliamenti etichettati con il brand attuale, il 2015, con l’inaugurazione della nuova cantina e il 2020, con l’acquisizione della nuova vigna a Contrada Praino (Milo), sono anni che segnano ulteriori tappe fondamentali per la crescita costante di Terra Costantino. Dai due ettari di terreni vitati nei terrazzamenti di Contrada Praino –a 650 metri s.l.m. con i suoli che sono di terra vulcanica, sabbiosa con importante presenza di “Ripiddu” , ossia lapilli e pomice vulcanica eruttiva – provengono le uve di questo primo vino in esame. Il vigneto, quando fu acquisito dai Costantino, era promiscuo. Cinque anni addietro è stato impiantato esclusivamente il carricante dai cui si ricavano, attualmente, 1400 bottiglie di DOC Etna Bianco Superiore. L’annata 2022 è la prima in commercio, per un vino che affina unicamente in acciaio per alcuni mesi.
Il colore è giallo paglierino luminoso. Al naso è minerale e si esprime in modo composto ed equilibrato. Spiccano note floreali, soprattutto di zagara e, di frutta gialla, con accenni tropicali. Si avverte un agrumato intenso, accompagnato da echi di note erbacee. In bocca sciorina un carattere notevole che poggia su freschezza e acidità, mostrando un finale sapido, quasi salato.
DOC Vallée D’Aoste, Chamabave Muscat 2022 – Rosset
Moscato Bianco100%
La storia dell’azienda inizia nel 2001, con l’impianto, da parte della famiglia Rosset, dei primi 3 ettari di vigneto in località Senin di Saint-Christophe. Ci troviamo a700- 800 metri s.l.m., con terreni sabbiosi e sassosi, con elevata percentuale, quindi, di scheletro e i Rosset decidono di utilizzare chardonnay, syrah e l’autoctono cornalin. Rosset sceglie poi di concentrarsi anche su vitigni quali il petit rouge, vitigno emblematico tra quelli autoctoni valdostani e, successivamente, anche sul moscato bianco, con un vigneto di due ettari ubicato nella zona Chambave (725 metri s.l.m., con terreni sabbiosi e rocciosi), rinomata per quel varietale, da cui origina il vino in degustazione. Nel 2017 l’azienda acquisisce terreni, con pendenze sopra il 50% oltre quota 900 metri, nel comune di Villeuneuve (900-1.000 metri s.l.m., con terreni sabbiosi e limosi, ricchi di ardesia, quarzo e granito), impiantati a petite arvine e pinot gris. Un ulteriore appezzamento, collocato a 850 metri in località le Croux, adagiato sulla collina di St.Christophe, entra a far parte dei possedimenti di Rosset ( attualmente ammontano a 12 ettari),nel 2020, destinato a produrre, a breve Syrah e Chardonnay. Il lampone, il génépy e lo zafferano sono altre produzioni dell’azienda che li utilizza anche come ingredienti per gli spirits del brand.
Questo Moscato viene vinificato interamente in anfora (una parte in anfore più piccole, gli orci), con una macerazione a contatto con le bucce per circa 6 mesi.
Il colore è giallo paglierino mediamente intenso. Al naso sprigiona una potente aromaticità. Floreale e fruttato (emerge soprattutto la mela verde e la pesca bianca), dona sensazioni balsamiche, proprie del vitigno, ossia menta, salvia e anice e il classico muschiato. In bocca è secco e dinamico. Riprende con grazia l’aromaticità colta all’esame olfattivo e regala un giusto compromesso tra acidità e sapidità che segna la sua persistenza abbastanza significativa.
IGT Colline Pescaresi, Pecorino 2023 – La Valentina
Pecorino 100%
D’Attoma segue da venticinque anni l’azienda abruzzese, nata nel 1990, nel comune di Spoltore, sulle colline pescaresi. A capo dell’azienda, dal 1994, ci sono Sabatino, Roberto e Andrea Di Properzio, che hanno acquisito per intero la società nel corso degli anni seguenti. Due le zone produttive, dalle medesime estensioni, ossia 20 ettari ognuna. I terreni di Spoltore, Loreto Aprutino, Moscufo e Civitella Casanova (all’incirca a 150 – 350 metri s.l.m., con suoli generalmente argillosi di medio impasto) sono impiantati a montepulciano, trebbiano e pecorino. Quelli di Scafa e San Valentino in Abruzzo Superiore (150-400 metri s.l.m., con suoli che variano da alcuni a matrice argillosa calcarea ad altri argillosi limosi andando verso la costa) sono coltivali a montepulciano, trebbiano e pecorino e, in questi appezzamenti, insiste un’altra realtà della cantina, ossia l’azienda Agricola Binomio. Sono tre le linee aziendali: Classica, Binomio e Terroir. Di quest’ultima fa parte il vino degustato.
Questo vino affina per qualche mese in acciaio. Il colore è giallo paglierino, con sfumature marcatamente dorate. All’olfatto si palesano fiori bianchi, agrumi e frutta, in particolar modo tropicale e una leggera nota mielata. In bocca è abbastanza diretto e lungo e sa permanere vivacemente giocando su acidità e freschezza, anche grazie ad una delicata sapidità.

DOCG Greco di Tufo 2023 – Fonzone
Greco 100%
È la Campania, l’Irpinia in particolare, ad essere espressa nei vini di questa azienda. Lorenzo Fonzone Caccese e la sua famiglia fondano nel 2005 l’azienda a Paternopoli, in provincia di Avellino, nella zona della DOC Taurasi, su un colle di circa trenta ettari, incolto fino a quel periodo. A dominare lo scenario sono invece oggi i terreni vitati (23 ettari complessivi) ad aglianico ( 12 ettari) e falanghina, contorniati da frutteti, uliveti e boschi. I possedimenti, circondati dai torrenti Fredane ed Ifalco, hanno giacitura collinare, e si trovano ad un’altitudine compresa tra i 360 m ai 430 metri s.l.m., con suoli sia argilloso – calcarei che con tessiture più sciolte, di origine sedimentaria. La superficie vitata comprende i vigneti di San Potito Ultra e Parolise adibiti alla produzione del Fiano di Avellino DOCG e del Sequoia Fiano di Avellino DOCG Riserva. Ad essi si aggiungono le viti impiantate a Tufo e Altavilla Irpina, (400 – 450 metri s.l.m., suoli argilloso-sabbiosi con stratificazioni calcaree e argillosi e anche tufacee e sulfuree) dalle cui uve nascono il Greco di Tufo DOCG ( il vino esaminato) e l’Oikos greco di Tufo DOCG Riserva. La cantina, quasi del tutto ipogea, è totalmente integrata con il territorio in cui si trova. La filosofia dell’azienda è improntata alla valorizzazione delle biodiversità e al non uso di diserbanti, seguendo il principio della lotta integrata.
Questo vino fa affinamento in acciaio per sei mesi con bâtonnage periodici. Il colore è giallo acceso e luminoso. L’olfazione consente di cogliere note agrumate di pompelmo e floreali di arancio; poi ananas, albicocca, accennati sentori affumicati e balsamici. Al sorso è schietto e deciso, si prolunga con morbidezza, con un finale sapido e leggermente e gradevolmente ammandorlato.
DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Classico Riserva, Dino 2020 – Filodivino
Verdicchio 100%
Alberto Gandolfi e sua moglie Alida, imprenditori milanesi del tessile, decidono di cedere la propria azienda tessile, mossi dalla volontà di stabilire un rapporto profondo con la natura. La scoperta del territorio marchigiano, li induce a concentrare le proprie attenzioni sulla zona di San Marcello, in provincia di Ancona. Qui, dopo che Alberto vende l’azienda di famiglia, acquisiscono, nel 2013, 17,5 ettari di vigneti, in gran parte abbandonati, con viti anche cinquantenarie di verdicchio, che circondano un casolare parzialmente diruto. In seguito, i coniugi avrebbero ristrutturato quest’ultimo, trasformandolo nel Resort Filodivino, contraddistinto da una cucina legata al territorio, un ampio centro benessere e una piscina panoramica. I Gandolfi si prendono cura di quei terreni collocati a 200-250 metri s.l.m., con suoli contraddistinti da argille calcaree (ad oggi le viti hanno un’età tra i 10 e i 60 anni), avviando la produzione vinicola. Nel corso degli anni, entrano a far parte dell’azienda ulteriori due ettari di vigneti, situati a Ostra (a 260 metri s.l.m., con suoli caratterizzati da argille calcaree e sabbia) impiantati a verdicchio, a lacrima e ad alcune varietà internazionali, con la produzione che viene realizzata nella cantina ipogea. Il nome della cantina, coma raccontato dallo stesso Gandolfi, presente alla degustazione, nasce dal greco “philos”, ossia amore, collegato al vino e origina anche dal passato nel settore tessile dei Gandolfi, attraverso la parola “filo”.
Questo vino prende il nome da Dino, il padre di Alberto. Fa fermentazione in vasche di acciaio con alzata di cappello, per 2 anni. Il colore è giallo paglierino, con sfumature verdi e qualche nuance dorata. Al naso schiude sentori di frutta gialla e di miele, con richiami di speziatura, erbe aromatiche e idrocarburi ed echi terrosi. All’analisi gustativa è elegante, strutturato, lungo, di beva piena, con sapidità importante. Riprende in retronasale quanto colto dall’olfatto chiudendo con una piacevole e leggera nota ammandorlata.

IGP Costa Toscana Rosé, SI 2023 – Duemani
Syrah 100%
DueMani è stata creata da Elena Celli, lucchese con studi economici e anima commerciale dell’azienda, e Luca D’Attoma, l’enologo protagonista della degustazione guidata. Nel 2000 la zona di Riparbella e Castellina Marittima sulla Costa Toscana, in provincia di Pisa, ha affascinato i due, animati dalla volontà di produrre vino adoperando i vitigni preferiti, ossia cabernet franc, syrah e merlot (in seguito verranno coltivati anche alicante e grenache). I terreni (13 ettari) di giacitura collinare (200-300 metri s.l.m.) si affacciano sul Mar Tirreno e hanno suoli con predominanza di argilla e una consistente presenza di sassi, per un territorio circondato dalla macchia mediterranea. Sin dalla piantagione vien coltivato in biodinamico, con certificato Demeter. L’azienda è stata acquistata nel 2023 da Tenute del Leone Alato, ma D’ Attoma è rimasto in qualità di enologo e consulente.
Per quanto attiene alla vinificazione di questo vino, il rimo rosé della batteria, il mosto viene fatto decantare a freddo per circa 2 giorni e fermentato spontaneamente in anfore da 300 litri dove rimane per tutto l’affinamento. Il colore di questo vino – che origina dalle uve dei vigneti di Riparbella, a 220 metri s.l.m. – è rosa cipolla. Al naso si stagliano aromi di frutta rossa, dal ribes al lampone e, soprattutto, alla fragola. Il pepe nero ha una sua evidente centralità nel bouquet di questo vino. In bocca è espressivo coniugando potenza, freschezza, profondità, struttura, sapidità e buona lunghezza.
DOC Cerasuolo d’Abruzzo Superiore, Spelt 2023 – La Valentina
Montepulciano d’Abruzzo 100%
Questo vino, che è prodotto dalla cantina su descritta, appartiene alla linea “Spelt”, che è quella che annovera le eccellenze dell’azienda abruzzese. Il nome deriva dal germanico Spelt, nome longobardo del farro, coltivazione preminente, sin dal periodo medievale, in quest’ area abruzzese. La gamma si compone dei classici DOC un Trebbiano, un Montepulciano e il Cerasuolo in esame. I 2 ettari di vigneti da cui viene prodotto questo vino, sono situati nel Comune di Spoltore, a 150 metri s.l.m., con suoli argillosi di medio impasto. Questo vino fa affinamento, per il 90% in acciaio per 4 mesi e per il restante 10% in barrique; l’imbottigliamento avviene a marzo, senza chiarifiche e senza stabilizzazioni forzate.
Il colore è il classico ciliegia acceso e luminoso. Al naso è potente, sprigionando con forza sentori di rosa canina, ciliegia, melograno, gelso e fragole. Speziature leggere e un tocco minerale completano il bouquet. In bocca avvolge con il fruttato già evidenziatosi all’esame olfattivo, denotando una buona struttura chiudendo con un finale lungo, in cui si affaccia il gusto d’anice.
DOCG Nizza, Nizza 2021 – Amistà
Barbera 100%
Il nostro viaggio prosegue con il primo rosso della batteria, che ci conduce direttamente in Piemonte. Ci troviamo nella zona compresa tra San Marzano Oliveto, Moasca e Nizza Monferrato, per un’azienda che produce solo DOCG Nizza (anche nella versione Riserva) e l’Amistà Nizza Vermouth. Quest’ultimo, che deve la sua cromia rossa, non all’uso di bianchi e aggiunta di caramello, ma al fatto che è a base di Nizza 100%, è un‘interessante espressione dell’azienda di proprietà di Michele Marsaj e di Massimiliano Vivalda (che è anche viticoltore dell’azienda). Amistà (dal provenzale “amistat”, ossia amicizia) vanta 12 ettari di vigneti, a quote che partono dai 130 metri s.l.m. fino a qualche decina di metri in su. I suoli hanno una preponderanza di limo e calcare, senza parte argillosa, drenano poco, si compattano e assorbono tanto. D’Attoma ha sottolineato come la barbera, l’uva propria della DOCG Nizza, sia un’uva che non ha tannino e come bisogna estrarne, quindi, il più possibile dai vinaccioli. Per questo motivo conviene fare una macerazione lunga. Come nel caso del vino in assaggio che, inoltre, fa affinamento in botte grande da 20/25 hl e in tonneaux da 500 litri per un anno, proseguendo in bottiglia per almeno ulteriori 6 mesi.
Il colore è rosso rubino carico. Al naso colpisce con gli aromi della fragola matura, del lampone, del mirtillo. Poi ancora: arancia, lavanda, sentori mentolati, con accenni di vaniglia ed eucalipto e un richiamo tenue di china. In sorso identifica tannini setosi, un’armonica convivenza tra freschezza e consistenza, un finale lungo e sapido.
DOC Etna Rosso Riserva, Contrada Blandano 2018 – Terra Costantino
Nerello Mascalese 90% e Nerello Cappuccio 10%
Torniamo dai padroni di casa. Il disciplinare di produzione prevede la menzione di DOC Etna Rosso Riserva solo se il vino viene sottoposto ad un periodo di invecchiamento, all’interno della zona di produzione, di almeno quattro anni, di cui almeno 12 mesi in legno. Terra Costantino segue appieno questi principi. Infatti, questo vino, che viene dalle uve di viti vecchie (almeno 30 anni) impiantate su terreni caratterizzati da sabbie di matrice vulcanica (a 450-550 metri s.l.m.), affina in cemento e in tonneau di rovere per oltre un anno e prosegue in bottiglia almeno per ulteriori 3 anni.
Il colore di questo vino è rosso rubino. Al naso si palesano aromi di arancia sanguinella, piccola frutta rossa, pietra lavica, spezie dolci, pepe e accenni di liquirizia e tabacco. All’esame gustativo si presenta vivace, pronto e persistente, con un corpo interessante. Dotato anche di una buona freschezza, ha un finale con un tannino sferico che lo rende teso.
DOC Vallée d’Aoste, Syrah 870 2020 – Rosset
Syrah 100%
Si tratta di un vino in cui l’altitudine elevata delle vigne – sopra gli 800 metri, come emerge dal nome – svolge un ruolo fondamentale. L’affinamenti fa il resto. Esso si svolge con una parte della massa posta, prima, in tino di rovere francese, dove si compie la fermentazione alcolica, per poi affinare in barriques di rovere francese per 12 mesi. Le altre due parti della massa fermentano e affinano rispettivamente in anfora e orcio toscano, per oltre 8 mesi.
Il colore è rosso rubino pieno. Al naso è fine ed elegante, con un panorama aromatico composto da sentori di frutti di sottobosco, di liquirizia e pepe nero – bene evidenti – ed echi di whisky torbato e china. In bocca è galoppante ma non opulento. Ha un tannino molto espressivo, ma non troppo presente. Entra secco, per poi svolgersi in un sorso morbido. Lungo, mostra un finale sapido interessante.
DOC Campi Taurisini, Mattodà 2020 – Fonzone
Aglianico 100%
Il nome del vino è un omaggio all’enologo. Invertendo le tre sillabe, infatti, si ricostruisce il nome D’Attoma. I vigneti di riferimento di questo vino si trovano a Partenopoli – uno dei 17 comuni della celebre DOC Taurasi -, a 380-420 metri s.l.m., con suoli franco-argillosi.
La vinificazione si svolge nel seguente modo. Una parte del mosto fermenta e affina per 2 anni in anfora di cocciopesto, con macerazione di circa 30 giorni. Un’altra parte del mosto fa fermentazione e macerazione per circa 30 giorni in serbatoi di acciaio. Dopo la svinatura, in primavera, la massa viene suddivisa per affinare in tre parti: la prima viene messa in botti da 25 hl; la seconda in barile da 500l; la terza in barrique di secondo e terzo passaggio per 2 anni. Successivamente le masse vengono assemblate in serbatoi di acciaio. L’affinamento si conclude in bottiglia per ulteriori 6-12 mesi.
Il colore è rosso carminio con contorni violacei. Al naso emergono note fruttate di mirtillo e prugna. Si percepiscono aromi di vaniglia, pepe e macchia mediterranea e sentori balsamici e officinali. In bocca si annuncia con freschezza, regalando pure una certa dolcezza. Poi diventa teso e di carattere. L’acidità è importante. I tannini sono fitti ed equilibrati. Buona lunghezza.
IGT Rosso Toscana, Gusto di Notri 2020 – Tuarita
Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30% e Cabernet Franc 10%
Il percorso enoico della degustazione si conclude in Toscana. L’azienda trova le sue premesse nella volontà di Rita Tua (dall’inversione del nome con il cognome viene creato il marchio aziendale) e suo marito, Virgilio Bisti, che decidono di vivere immersi nella natura e di lavorare la propria terra. Così, nel 1984, i due acquistano terreni e fabbricati a Suvereto, in località Notri. Da quei primi 2 ettari di vigneto, collocati in Val di Cornia, tra il mare Tirreno e le colline Metallifere, si è giunti agli attuali 51 di proprietà e 15 in affitto, con la volontà di valorizzare ulteriormente le potenzialità del territorio, secondo una personale visione. In questa zona, tradizionalmente legata al sangiovese, i due proprietari decidono, infatti, di impiantare, nel 1988, i primi cabernet e merlot. La collaborazione con D’Attoma ha consentito all’azienda di sviluppare dei vini di successo come Redigaffi e Giusto di Notri. Anima commerciale dell’azienda è il nipote dei titolari, Giovanni Frascolla, peraltro titolare dell’azienda enoica grossetana Poggio Argentiera. Gli appezzamenti dell’azienda sono a giacitura collinare, con pendenza costante. I suoli sono caratterizzati in prevalenza da scheletro (sassi, rocce), argilla, limo, sabbia e, in particolar modo, da un importante insieme di microelementi minerali, propri delle cosiddette Colline Metallifere dell’alta Maremma toscana.
Questo vino deve il suo nome alla chiesa di San Giusto, a Suvereto, e al primo vigneto aziendale impiantato in località Notri. I terreni dei vigneti di questo vino sono fortemente argillosi con medio-alta presenza di scheletro. Nei vigneti più alti c’è più scheletro, in quelli bassi più limo. Nella fascia centrale, dove sono piantate le viti di merlot, c’è più argilla. Fa affinamento per un anno e mezzo in barrique di legno francese di primo e secondo passaggio; riposa in bottiglia per alcuni mesi prima di essere commercializzato. Il colore è rosso rubino intenso. All’olfazione si espandono sentori esuberanti di frutti rossi maturi. Si colgono mineralità, speziature scure, aromi di erbe aromatiche e balsamiche e ricordi di macchia mediterranea. In bocca è complesso e mostra profondità interessante. Di struttura significativa e lungo, mostra una buona freschezza, una tessitura tannica fine e setosa e un finale che riprende le spezie colte all’analisi olfattiva.
Al termine della degustazione, si è svolta una cena con le prelibatezze di Valentina Rasà di Cucina Manipura, con banchi d’assaggio con i vini della masterclass e ulteriori delle cantine sopra descritte e intrattenimento musicale con dj set.
di Gianmaria Tesei
