“Quando ho fatto la prima gara sono salito sul trampolino e non volevo tuffarmi, ho ancora un video di quel momento… poi crescendo ho iniziato a vincere”. Astro nascente dello sport italiano, Matteo Santoro si è tuffato per la prima volta da piccolissimo, seguendo le orme della sorella maggiore. A 15 anni e 263 giorni è diventato il tuffatore azzurro più precoce a conquistare una medaglia ai Mondiali di Budapest 2022, un meraviglioso argento nel sincro misto da 3 metri con Chiara Pellacani, con cui nel 2021 ha conquistato un oro europeo nella stessa specialità.
La sua carriera è solo all’inizio ma ha già inanellato successi e soddisfazioni, tra cui i recenti due argenti a livello individuale agli Europei di Belgrado 2024 nel trampolino 1 m e 3 m e un argento iridato a Doha 2024 sempre in coppia con Pellacani, che è per Matteo una fonte di ispirazione.

Matteo, com’è nata la tua passione per i tuffi e che ricordo hai del tuo primo tuffo?
“Non ricordo, a dir la verità, quando ho fatto il primo tuffo, perchè ho iniziato da piccolissimo, a quattro anni, poiché mia sorella maggiore praticava questo sport e la copiavo in tutto. Quando ho fatto la prima gara sono salito sul trampolino e non volevo tuffarmi, ho ancora un video di quel momento… (sorride), poi crescendo ho cominciato a vincere e a salire di livello”.
Quando sei sul trampolino prima di un tuffo quali sono i tuoi pensieri e i rituali?
“Sul trampolino non penso a nulla, ho nella mia testa il nero perchè sono così concentrato su quello che devo fare che non c’è spazio per altro. Durante la gara invece sono molto scaramantico e tra un tuffo e l’altro eseguo sempre lo stesso percorso, metto le ciabatte in un determinato modo, sono cose che mentalmente mi aiutano ad essere più sicuro”.
Sei stato il più giovane tuffatore italiano a vincere un oro europeo a Budapest 2021 nel sincro 3 metri misto. Che emozione è stata?
“Sono state emozioni assurde, era la mia prima gara internazionale in assoluto, con Chiara Pellacani che conosco da tantissimo tempo, e ho vinto l’oro. Quando ho visto il risultato dopo l’ultimo tuffo non ci credevo e ho realizzato solo quando ero sul podio con la medaglia al collo. Non ho pianto in quel momento. Una volta tornati in hotel però abbiamo fatto la riunione della squadra e Chiara ha parlato e si è commossa… e anch’io sono scoppiato in un pianto a dirotto”.

Matteo Santoro con Chiara Pellacani – credit foto Andrea Staccioli/DBM
Con Chiara Pellacani c’è un grande feeling sportivo…
“Il rapporto è fondamentale nella coppia perchè bisogna lavorare in sintonia e divertirsi, se non c’è feeling a livello umano non c’è neanche nello sport”.
Arrivi dalla vittoria di due argenti nel trampolino 1 metro e 3 metri individuale agli Europei di Belgrado 2024…
“Sono andato a Belgrado con zero pressioni perchè era la mia prima uscita internazionale individuale tra i grandi e non sapevo se potessi giocarmela o meno, quindi ho cercato di fare del mio meglio. La prima gara è stata da un metro, ho vinto l’eliminatoria e lì ho capito che potevo puntare alla medaglia e alla vittoria. Mi sono fatto prendere dall’ansia ma in finale ero carico, è stata una gara stupenda, combattutissima tra italiani, polacchi e inglesi, ero concentratissimo ma mi sono goduto ogni istante. Dai 3 metri era più complicato andare a medaglia perchè i tuffi sono più difficili e c’erano atleti più grandi di me e con più esperienza. Pensavo fosse impossibile arrivare sul podio, invece ho fatto i tuffi, i giudici mi hanno dato dei bei voti e l’argento è arrivato”.
Quali sono le maggiori difficoltà nella preparazione di una gara?
“La difficoltà maggiore è quella mentale perchè ogni persona è diversa e gestisce la gara, la pressione, l’ansia in modo differente quindi devi capire qual è quello adatto a te. Se la testa non funziona non va neanche il corpo, deve essere libera e serena”.
Qual è tra quelle vinte finora la medaglia a cui sei più legato?
“Ovviamente le medaglie di Belgrado e poi i tre ori vinti agli Europei Giovanili di Rzeszów 2024, che porto nel cuore in quanto era la mia ultima partecipazione a questa competizione dove mi sento a casa perchè con gli altri tuffatori ci conosciamo molto bene. Nell’ultima gara dei 3 metri ho conquistato l’oro e mi sono commosso per l’emozione”.

Quanti allenamenti fai settimanalmente?
“Durante l’anno vado a scuola dalle 8 alle 14 e mi alleno dalle 15 alle 17,30-18, invece in estate faccio un doppio allenamento, la mattina dalle 8 alle 10,30 o dalle 10 alle 12,30-13 e il pomeriggio dalle 15 alle 18 o dalle 16 fino alle 19”.
Come riesci a conciliare studio e sport?
“Ci ho messo del tempo per capire come fare. I primi due anni di liceo scientifico sportivo ho fatto molta fatica, poi ho imparato a gestire al meglio il mio tempo e sfruttare quel poco che ho a disposizione per studiare nel miglior modo possibile”.
A settembre frequenterai l’ultimo anno di liceo, poi pensi di andare all’università?
“Sicuramente proseguirò gli studi perchè bisogna avere sempre una seconda strada oltre alla carriera sportiva. Il prossimo anno deciderò cosa fare”.
Quali sono i tuoi passatempi preferiti quando non sei impegnato con gare e allenamenti?
“Ascolto tantissima musica di qualunque genere, mi fa cambiare umore e andare in un altro mondo. Ho una playlist per gli allenamenti che dura venti ore con brani di ogni tipo ma non ho un cantante preferito. In generale mi piace viaggiare per il mondo, per le gare sportive ma anche con amici e famiglia”.
Qual è il posto tra quelli in cui sei stato finora che porti nel cuore e quello che vorresti visitare?
“Sono andato a New York lo scorso Natale ed era il mio sogno da quando ero bambino, quindi è un viaggio che porto nel cuore. Mi piacerebbe andare in Australia, in Sudamerica e in Africa”.
Un sogno nel cassetto…
“La partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles 2028”.
C’è un tuffatore o una tuffatrice in particolare che è per te di ispirazione?
“Sicuramente Tania Cagnotto che è l’idolo di ogni tuffatore, è la più brava della storia, ma anche la stessa Chiara Pellacani che è da sempre una fonte di ispirazione. Negli ultimi anni ha raggiunto grandi successi ma è rimasta sempre la stessa persona e ha mantenuto i piedi per terra. E questo è molto importante”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Lisa Giofrè
