“Gli sceneggiatori si sono abituati ad avere il mio personaggio come confessore laico dei giovani perchè anagraficamente sono il più anziano di tutti e adempio a questo ruolo con grande piacere”. Pietro Genuardi ne “Il Paradiso delle Signore” interpreta Armando Ferraris, appassionato di ciclismo, capo magazziniere del Paradiso, che nella nuova stagione della serie avrà a che fare con un nuovo magazziniere, Enrico Brancaccio (Thomas Santu), un uomo che cerca in tutti i modi di nascondere il proprio passato.
Pietro, quali sviluppi avrà Armando nella nuova stagione de Il Paradiso delle Signore?
“Non li ha … (sorride), ormai gli sceneggiatori si sono abituati ad avere Armando come confessore laico di questa truppa di disgraziati, che sono i giovani del Paradiso perchè anagraficamente sono il più anziano di tutti e si ostinano a farmi fare la persona matura che riesce a consigliarli nelle varie vicissitudini della vita e adempio a questo ruolo con grande piacere”.
Qual è il tratto di Armando che preferisci?
“L’ascolto, tende ad ascoltare molto i personaggi e io stesso i colleghi nella vita perchè una delle caratteristiche peculiari de Il Paradiso delle Signore è questa armonia incredibile che si crea anche fuori dal set. Non ho grandi frequentazioni con loro essendo più grande come età ma riesco ad essere presente quando hanno bisogno, proprio come Armando”.
Cosa ti ha regalato questo personaggio?
“E’ un lavoro inevitabilmente pieno di concessioni che vengono fatte ad un personaggio e grossi vantaggi che trae l’attore nell’interpretarlo. Il ricordo per esempio è un elemento straordinario perchè gli Armando li ho visti a Milano quando ero piccolo e quello mi porta ad avere in maniera esponenziale i ricordi di mia mamma che non c’è più, delle prime vacanze con i genitori, di quando si partiva con la 128 e si facevano i chilometri per arrivare in Sicilia, è un concatenarsi di situazioni che sono estremamente piacevoli”.
Quindi ti sei ispirato ai ricordi legati a quegli anni nell’interpretazione di Armando?
“Mi sono ispirato in maniera determinante e precisa a questi ricordi, a partire dall’uso dei milanese. Armando è la summa di vari individui che ho incontrato nell’arco della mia infanzia”.
Cosa ha aggiunto questa serie al tuo percorso?
“Artisticamente la lunga serialità ti dà la possibilità di avere una sicurezza dal punto di vista economico che non è un dato scontato per chi fa il nostro lavoro e questo ti permette, avendo 160 puntate in un anno da girare, di lavorare con una rilassatezza incredibile, e magari di provarti su idee nuove, essere propositivo con la regia, cercare di migliorare sempre la costruzione del personaggio. E io ne sono molto grato”.
di Francesca Monti
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