Plurale Femminile, le vincitrici del Bobbio Film Festival di Bellocchio 

Il minimo comune denominatore della ventisettesima edizione 2024 del Bobbio Film Festival di Marco Bellocchio è all’insegna di una visone muliebre, come recita il sottotitolo “plurale femminile”, in cui l’equazione si snoda attraverso le tematiche più accattivanti, ironiche, romanzate dentro e fuori la realtà, sapientemente domate e dirette dietro la macchina da presa dalle registe: Valeria Golino, Margherita Buy, Micaela Ramazzotti, Luna Gualano, Maria Sole Tognazzi, Margherita Vicario, Ginevra Elkann. Unico uomo a fare capolino in questa lista rosa di nomi, il regista Leonardo di Costanzo, con un cortometraggio presentato nella serata conclusiva di premiazione, girato in Val Trebbia.

Dove siamo diretti e da dove veniamo è il concetto filosofico eviscerato dalla Biennale Danza contemporanea, da poco conclusa, diretta da Wayne McGregor, per parlare della grande contraddizione e il mistero della vita umana, intitolato “We Humans”. Ed è nel suo divenire, nel viaggio che si compie, ove tutto si trasforma, che hanno preso forma le scritture cinematografiche, mai uguali a se stesse, in perfetta mimesi, ove s’intreccia il rapporto di analogia tra la realtà e la corrispondente rappresentazione artistica.

EMY -Bobbio Film Festival by M.Bellocchio

E se per Goffredo Fofi, letterato, sceneggiatore, critico, moderato da Paolo Mereghetti, nel dialogo con Marco Bellocchio, per introdurre la proiezione del suo film del 1972, dal titolo “Sbatti il Mostro in prima pagina”, l’ossimoro di affrettarsi con lentezza, da cui l’espressione latina, festina lente, sottende una linea di confine sottile tra film di prosa e film di poesia, come per Pier Paolo Pasolini, la menzogna diventa lo strumento di collegamento possibile tra finzione e realtà, per narrare un’opera artistica cinematografica.

Ne conviene che la figura del critico risulta nel ruolo di mediatore, tra il pubblico e l’artista, che mette a disposizione la sua creazione in un dialogo tra le parti, senza troneggiare da esperto giudicante tout court.

valeria golino moderatore enrico magrelli-bobbio film festival

La regista ed attrice Valeria Golino, sempre meno ruvida e roca nella voce, disponibile nel dibattito con il pubblico, suadente e ironica, tocca l’anima con la sua opera in due parti dal titolo “L’Arte della gioia”. Un ritmo narrativo danzante che si appoggia quanto basta alla colonna sonora e la compenetra ed abbatte le condizioni di spazio tempo, con una cifra stilistica fatta di dettagli accurati, rispettando tra finzione e realtà il contenuto del romanzo e della storia dell’autrice Goliarda Sapienza, personaggio interpretato dalla disarmante spontaneità di Tecla Insolia, con un cast di attori strepitosi, diretti nella libertà di espressione, con maestria volteggiando tra le righe del romanzo, tra realtà e onirico.

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Goliarda, donna, scrittrice, attrice, che la stessa Golino all’età di diciotto anni conobbe e che la vedrà interprete nel suo ruolo, nel film diretto da Mario Martone, con tra gli altri Matilda De Angelis ed Elodie, non è una eroina, è una giovane donna capace di uccidere e rimuovere il gesto compiuto, per puro spirito di sopravvivenza. Astuta, fragile, intuitiva, provocatrice, anela ad una vita migliore, dopo le violenze subite in età adolescenziale, vuole tutto ed ogni esperienza è valida per apprendere l’arte della gioia, schierandosi sempre dalla parte del più debole e disprezzato.

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Nella foto set del film L’arte della gioia

Ancorato alla realtà, al realismo contemporaneo di cui si veste e nutre il progetto artistico del regista Leonardo Di Costanzo, i cui esordi nei documentari offrono uno sguardo attento sulle piccole cose descritte dal Pascoli, con l’occhio antropologico di chi indaga la relazione oggettuale tra l’uomo e l’habitat, come teorizza anche Jung, nel considerare l’analisi del processo di comunicazione tra gli esseri viventi, lascia che la natura, il paraverbale e pochi dialoghi interagiscano nel micro cosmo del setting naturale del fiume Trebbia, per confezionare un cameo, i cui giovani interpreti studenti, non attori professionisti, Marta Cammi, Sofiane Bahari, Giorgia Respelli, restituiscono la naturalezza della finzione, con la verità dell’azione, al film corto “Welcome to Paradise”.

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Leonardo Costanzo sul set di Welcome Paradise

La giuria, come ogni anno formata dai corsisti in critica cinematografica, corso di alta formazione curato dal critico e docente universitario Anton Giulio Mancino sempre vicino agli studenti, con la giuria popolare del pubblico, ha così decretato i premi ai candidati, sapientemente intervistati nell’arco del Festival dal critico giornalista Enrico Magrelli in veste di moderatore:

premio migliore attrice a tecla insolia- l'arte della gioia

Nella foto Premio miglior attrice a Tecla Insolia per L’arte della gioia

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Nella foto Premio Gobbo d’Oro a Margherita Vicario

premi del bobbio film festival 2024

Borsa di Studio corale del Lions Club di Bobbio agli studenti del Corso di critica

Gobbo d’Oro al film Gloria! Di Margherita Vicario

Gobbo Bianco Città di Bobbio premio del pubblico a Valeria Golino per il film L’Arte della gioia bis con Gobbo d’Oro alla Carriera consegnato da Bellocchio

Gobbo Arlecchino migliore attrice a Tecla Insolia per il film L’Arte della gioia

Globo Arlecchino migliore attore a  Antonio Bannò per il film La Guerra del Tiburtino III°

Premio Editoriale Libertà a Luna Gualano per il film La Guerra del Tiburtino III°

Premio Beppe Ciavatta a Margherita Vicario

Ringraziamenti alla macchina organizzativa, allo staff, alla lungimiranza di Marco Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio, Francesca Calvelli, Simone Gattoni, alla direttrice Paola Pedrazzini coordinatrice di Bottega XNL, con il sostegno di Fondazione di Piacenza e Vigevano, Fondazione Fare Cinema, MIC Cinema e Audiovisivo, Regione Emilia Romagna, Emilia Romagna film Commission, Città di Bobbio, e al nutrito pubblico accorso da ogni dove.

di Emanuela Cassola Soldati

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