“The Room next door” di Pedro Almodóvar con Tilda Swinton, Julianne Moore, John Turturro, Alessandro Nivola, Juan Diego Botto, Raúl Arévalo, Victoria Luengo, Alex Hogh Andersen, Esther McGregor, Alvise Rigo, Melina Matthews, prodotto da El Deseo, è stato presentato in Concorso alla 81. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Ingrid e Martha erano care amiche da giovani, quando lavoravano per la stessa rivista. Ingrid è poi diventata una scrittrice di romanzi semiautobiografici mentre Martha è una reporter di guerra e, come spesso accade nella vita, si sono perse di vista. Non si sentono ormai da anni quando si rivedono in una circostanza estrema ma stranamente dolce.
“The Room Next Door è il mio primo lungometraggio in inglese. La mia insicurezza è scomparsa dopo la prima lettura a tavolino con le attrici, alle prime indicazioni di regia. E’ come cominciare una nuova era”, ha spiegato il regista. “Ho trovato il veicolo giusto per farlo tra le pagine di un romanzo, What Are You Going Through di Sigrid Nunez, al quale sono rimasto legato per un capitolo in cui il personaggio di Julianne va in ospedale a trovare una sua amica. Sono donne di New York, appartengono a generazioni che conosco della metà degli anni Ottanta e so come trattare due persone di quel periodo. Sia Julianne che Tilda hanno capito il tono che volevo e sono stato fortunato perchè ci sono tanti temi affrontati nel film”.
In “The Room next door” si parla di vita, di amicizia ma anche di morte: “E’ difficile parlare della morte, sono nato in una regione della Spagna, la Mancia, dove c’è una grande cultura soprattutto femminile sulla morte e mia sorella mi è stata di aiuto. Io sono più vicino al personaggio di Julianne nel senso che non comprendo come qualcosa che vive debba morire ed è difficile per me perchè ogni giorno in più che passa sento che è un giorno in meno da vivere e invece vorrei sentire di aver vissuto un giorno in più. E’ anche un film sull’empatia, la generosità, l’amicizia, la capacità di aiutare qualcuno, è la risposta a quelli che in Spagna vengono definiti discorsi d’odio. E’ un film a favore dell’eutanasia e c’è anche una sorta di reincarnazione di Marta in Ingrid e nella figlia”.
Tilda Swinton ha raccontato: “Mi sembra che il film tratti della vita e mi sento più vicina in termine di esperienza e atteggiamento a Marta. Non mi sono mai confrontata con la morte, so che il viaggio della vita può essere lungo o breve, so che la morte arriva, quello che descrive “The Room next door” è l’autodeterminazione di prendere la vita e la morte nelle proprie mani. E’ un trionfo questo film. E’ una storia d’amore tra Ingrid e Marta e quando parlo d’amore intendo l’amicizia. C’è anche la fede nel film, nell’inevitabile evoluzione ovunque ci porti. Entrare nel mondo di Pedro è un viaggio e vestirci con i suoi colori è stato un grande privilegio”.
Julianne Moore ha concluso: “C’è una forza vitale nei film di Pedro. Questo personaggio mi ha emozionato, l’esperienza con questa amica dei tempi passati, che è presente per lei e la fa sentire ancora più viva è una lezione che ci fa capire che quando si rompe un bicchiere lo conservi poi con più cura. Quello che mi è piaciuto è che vediamo una storia di amicizia femminile tra donne mature che raramente viene raccontata al cinema e che ci rappresenta in un modo inusuale, commovente e profondo. Il fatto che Pedro abbia scelto di elevare questo rapporto per far vedere una storia d’amore è straordinario. Io e Tilda abbiamo pensato a come ci siamo conosciute, a chi siamo, alle cose di cui parliamo, anche quelle più banali. In tutte le cose che fa è molto presente il pensiero e la visione del mondo che ha Pedro. Ogni giorno imparavo qualcosa di nuovo grazie a questa lente sull’amicizia femminile. I suoi film sono pieni di umanità e di vita”.
di Francesca Monti
