“Questo personaggio mi ha dato tanto a livello umano e professionale perchè più è grande il ruolo che affronti più è difficile la sfida e ne esci migliorato”. Stefano Fresi è lo straordinario protagonista di “Kostas”, la nuova serie in quattro serate, in onda da giovedì 12 settembre su Rai 1, prodotta da Palomar in collaborazione con Rai Fiction, per la regia di Milena Cocozza, tratta dai romanzi di Petros Markaris “Ultime della Notte”, “Difesa a Zona”, “Si è suicidato il Che”.
Stefano Fresi dà volto e anima a Kostas Charitos, il capo della sezione omicidi di Atene. Nonostante i modi rudi e diretti, è stimato da tutti i colleghi per la bravura nel risolvere i casi più difficili e per il profondo senso di giustizia che lo muove. Da venticinque anni è sposato con Adriana (Francesca Inaudi), che lo accudisce e lo opprime amorevolmente, e da venti coltiva un rapporto privilegiato con la loro unica e amatissima figlia, Caterina (Blu Yoshimi), cocciuta quanto lui. Kostas adora mangiare, soprattutto souvlaki, e nutre una profonda passione per i dizionari: cercare il significato delle parole lo aiuta a capire le cose del mondo, a sfuggire agli affanni del lavoro e a sopportare il traffico ateniese che affronta a bordo della sua vecchia Fiat 131 Mirafiori, unico ricordo di un padre mai davvero accettato.

credit foto Elisavet Moraki
Stefano, Kostas Charitos è un personaggio scomodo ma mosso anche da un forte senso di giustizia e dall’ironia, quanto sono importanti per lei?
“La giustizia è alla base del rispetto reciproco, quindi è fondamentale e non deve appartenere solo ai tutori della legge ma a chiunque viva nella società senza infrangere le leggi. L’ironia è il sale della vita, se non fossimo capaci di ironizzare sarebbe una tragedia, invece in questo modo riusciamo anche a fare una fotografia della realtà con un tono sdrammatizzante, che poi è il senso ultimo della commedia che fotografa con la lente distorta dell’ironia e racconta i mali del tempo”.
Come ha lavorato per entrare nel personaggio? Aveva già letto i libri prima di girare la serie?
“Non conoscevo assolutamente i romanzi in questione né la figura di Kostas Charitos, fino a che non mi è stato proposto. A quel punto, da secchione quale sono, sono andato a leggere non solo i tre romanzi che abbiamo usato per la prima stagione, sperando che ce ne sia una seconda, ma cinque-sei per capire meglio il personaggio, e mi sono innamorato totalmente di questo mondo. Nei romanzi Kostas descrive le persone che ha di fronte, il loro carattere ma parla poco di se stesso, quindi sei tu che desumi dai suoi modi di fare la sua personalità. In particolare invece è stato molto utile leggere il libro “Io e il commissario Charitos”, che è un’autobiografia di Petros Markaris, il suo autore, in quanto c’è un vero proprio raffronto tra se stesso e il commissario. In questo modo ho avuto delle linee guida sul rapporto che Kostas ha con la moglie, con il suo capo, e sono state molto importanti per costruire il personaggio”.

Stefano fresi con Blu Yoshimi – credit foto Elisavet Moraki

Stefano Fresi con Francesca Inaudi – credit foto Elisavet Moraki
Cosa l’ha più affascinata di Kostas?
“Mi ha affascinato molto la sua complessità, perché è un personaggio che vive fra la durezza e la ruvidità che gli hanno lasciato l’educazione impartita da un padre molto ingombrante con cui ha un confronto continuo, che rifiuta per certi versi e accoglie per altri, riconoscendo che parte di quella forza, di quella violenza, di quella rigidità gli è stata tramessa, e si rivela ad esempio quando fa i suoi interrogatori, nei quali è deciso e anche molto fisico, e una grande empatia, data dal suo rapporto con la famiglia. Infatti ha un amore viscerale per la figlia che lo porta a difenderla dai fidanzati che lui vede come nemici potenziali, e un legame bellissimo, fatto di complicità, comprensione e schermaglie amorose molto divertenti con la moglie Adriana. Questo equilibrio fra due mondi così apparentemente distanti in una persona sola è molto appassionante”.
Indagini, famiglia, ma è anche interessante il fatto che la serie si svolga ad Atene, una capitale che può rappresentare tutte le grandi città di oggi dove c’è questo contrasto tra la bellezza, l’arte e l’urbanizzazione selvaggia…
“Atene è sicuramente una grandissima protagonista sia dei romanzi sia della serie, Markaris ha un amore fortissimo per la capitale greca e Kostas la descrive quasi come una mappa, quando parla delle sue camminate indica i nomi delle vie, le direzioni che prende, descrive i palazzi, sembra veramente una guida. E’ stato fondamentale questo rapporto immersivo che si è creato girando realmente ad Atene il 99% delle scene e sull’isola di Kea il restante 1%. Abbiamo incontrato una metropoli europea come lo sono Roma, Napoli, Firenze, Berlino o Madrid, quindi con i suoi contrasti, la sua periferia, i suoi rifiuti e le sue rivolte popolari e questo ci ha consentito di conoscere profondamente la mentalità di un popolo e ci ha fatto apprezzare molto di più la Grecia. Tutto ciò di riflesso si ritrova nei personaggi che secondo me sono onestamente greci”.

Stefano Fresi con Luigi Di Fiore – credit foto Elisavet Moraki
Poco fa parlava del legame speciale che Kostas ha con la figlia Caterina e con la moglie Adriana ma c’è anche un altro personaggio con cui ha a che fare, Ghikas (Luigi Di Fiore), il suo superiore, con cui c’è un rapporto di odio-amore…
“Esattamente. Ghikas, che è magistralmente interpretato da Luigi Di Fiore, è un capo che strizza l’occhio un po’ alla polizia all’americana, quindi ci tiene al rapporto con i politici, è un grandissimo diplomatico, al contrario del mio personaggio, quindi c’è un amore-odio tra loro. Kostas infatti gli risolve i casi perché è un bravissimo poliziotto ma va anche a prendere di petto i ministri e questo gli crea dei problemi (sorride). Nella costruzione del rapporto tra Ghikas e Charitos è stato fondamentale l’apporto di Luigi Di Fiore, che è un attore straordinario e con cui mi sono trovato benissimo, poiché ha saputo trovare le corde giuste del personaggio e siamo entrati subito a gamba tesa nella storia”.
Kostas è ostile alla tecnologia e ha anche una passione per i vocabolari dove va a cercare le risposte alle domande sul mondo…
“E’ un aspetto che mi piace tantissimo. Milena Cocozza, la regista di questa serie, una persona illuminata e meravigliosa, mi ha fatto un regalo bellissimo prima di cominciare la serie: un dizionario etimologico. Così ho preso la palla al balzo e ho cominciato a fare come Kostas e ti garantisco che funziona. Provare per credere. Prendi un dizionario, aprilo a caso, leggi una parola e vedrai che nell’arco della giornata troverai o succederà qualcosa, incontrerai una persona per cui quella parola acquisterà un senso. Secondo me Kostas non usa il vocabolario come rifugio o come fuga dalla realtà, ma come aiuto per riuscire a districarsi nei meandri del delitto che ha in testa 24 ore al giorno. Spesso gli arriva quella parola che illumina un sentiero che prima era in ombra e magari gli fa prendere la strada che lo porterà alla soluzione del caso”.

credit foto Elisavet Moraki
C’è qualcosa che per lei finora è stato un po’ come il vocabolario per Kostas, cioè le ha dato delle risposte a dei quesiti, a delle situazioni che vede nel mondo?
“La musica, io so esattamente cosa ascoltare e quando, perché so cosa smorza un’emozione o la amplifica, quindi a seconda se mi trovo in un momento in cui voglio galvanizzare la mia gioia o stordire la mia tristezza la musica è la mia alleata”.
Che canzone assocerebbe a Kostas?
“Non saprei sceglierne solo una, ce ne sono miliardi, una per ogni situazione”.
Cosa ha aggiunto questo personaggio al suo percorso artistico e umano?
“Sicuramente mi ha dato la possibilità e il privilegio di interpretare un protagonista così importante su una rete nazionale, quindi è un atto di grandissima fiducia nei miei confronti da parte di Palomar, Carlo Degli Esposti e Rai Fiction che hanno deciso di affidarmi questo personaggio, ma anche una responsabilità perché se la serie dovesse andare bene come ascolti gireremo altre stagioni e questo vuol dire lavoro per ottanta famiglie per i prossimi tre anni. Mi ha dato tanto a livello umano e professionale perchè attraverso questo lavoro si cresce, quindi più è grande il personaggio che affronti più è difficile la sfida e ne esci migliorato. E’ come un allenamento”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“In autunno porterò in giro per i teatri italiani con grande gioia uno spettacolo che si chiama “Dioggene”, un monologo scritto e diretto da Giacomo Battiato con cui avevo fatto “Il nome della rosa”. E poi speriamo ci sia una seconda stagione di “Kostas” poiché c’è ancora tanto da raccontare”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Renia Stathatou
Si ringraziano Gianni Galli e Viviana Ronzitti
