“Tutto è partito dal provino, non avevo ancora un’idea precisa, avevo soltanto un foglio bianco con un po’ di battute e una breve descrizione. Quello che mi ha aiutato tanto ad entrare nel personaggio è questa forte sensazione di timore che lei prova, poiché si sente colpevole per tante cose”. Sinéad Thornhill è tra i protagonisti di “Brennero”, la serie tv con la regia di Davide Marengo e Giuseppe Bonito, in onda il lunedì su Rai 1 (l’ultima puntata è prevista per il 7 ottobre) e in box set in esclusiva su RaiPlay, coprodotta da Rai Fiction e Cross Productions con il sostegno di IDM-Film Commission Südtirol.
La giovane e talentuosa attrice, che il pubblico ha già avuto modo di apprezzare in “La legge di Lidia Poët, in “Brennero” regala un’interpretazione intensa e coinvolgente di Mathilde Comi, una ragazza ventenne che ha lasciato la casa dei genitori per cercare la sua strada, che convive a Bolzano con il compagno Martin e sopravvive grazie alla vendita di alcuni suoi quadri. Mathilde dimostra un certo talento artistico, anche se acerbo, e ciò che certamente non le manca è la passione. Tramite un gallerista, è riuscita a vendere un suo cupo dipinto a una misteriosa compratrice, che si rivelerà essere Eva (Elena Radonicich).

Sinéad Thornhill con Richard Sammel in “Brennero” – credit foto ufficio stampa
Sinéad, nella serie “Brennero” interpreti Mathilde, una ragazza un po’ misteriosa, come ti sei approcciata a questo personaggio?
“Tutto è partito dal provino, non avevo ancora un’idea precisa del personaggio, avevo soltanto un foglio bianco con un po’ di battute, di righe, e una breve descrizione. Quello che mi ha aiutato tanto ad entrare in Mathilde è questa forte sensazione di timore che lei prova, si sente colpevole per tante cose, sia verso Eva che verso altre persone per quello che ha fatto. E’ come se avesse dei demoni dentro, che poi sono soltanto tanti pensieri. Questi aspetti mi hanno permesso di renderla un pochino più pensierosa o con la testa tra le nuvole, al contempo è schiva e diffidente verso l’estraneo, anche per quello che ha vissuto, essendo stata adottata”.
Tra Mathilde ed Eva, che si scopre essere poi sua madre, si è creato un legame speciale, come avete lavorato tu ed Elena Radonicich per costruire questa intesa tra i due personaggi?
“Mi reputo molto fortunata perché Elena è un’attrice fantastica, lavorare con lei è stato bellissimo, ho imparato tanto, non smetterò mai di dirlo, e al contempo ci siamo subito trovate in sintonia nel dialogare, nello stare insieme. Elena poi nella realtà ha una bambina, quindi sicuramente il fatto di rivestire il ruolo di madre l’ha aiutata molto. Anch’io ho attinto dal mio vissuto per entrare nei panni di Mathilde, quindi è stato tutto perfetto. Io ed Elena abbiamo giocato tantissimo sugli sguardi. Lei mi ha detto di appendermi allo sguardo dell’altro e di entrarci dentro, senza nemmeno sforzarmi di piangere, senza fare fatica, perché quello che serve è già nell’attore che hai di fronte”.
In questo scambio tra attrice e personaggio, che cosa ti senti di aver portato in Mathilde e che cosa ti ha regalato lei?
“Ho portato forse quella sensibilità e quella timidezza che Mathilde ha, poi lei è anche molto creativa, questo lato artistico che è presente nella mia famiglia mi è stato di aiuto. Mi ha regalato tante emozioni, con Mathilde non si può mai stare tranquilli, non è un personaggio molto stabile, quindi sicuramente mi ha fatto vivere, come su una montagna russa, tantissime sensazioni, belle e brutte”.
Mathilde è appassionata di pittura, disegna questi quadri molto particolari, a te piacciono le arti creative?
“Sì, ho frequentato il liceo artistico e mi è sempre piaciuto tantissimo disegnare, non tanto con i pennelli ma con la grafite e ho coltivato questa passione”.
“Brennero” sta avendo un grande successo, sia in termini di ascolti che di interazioni e commenti sui social, quale pensi sia il segreto?
“Ha qualcosa di insolito rispetto alle altre serie, non ci sono dei casi singoli che si risolvono alla fine di ogni episodio, ma è una lunga storia legata alle indagini per catturare questo serial killer che va avanti fino all’ultima puntata, e quindi c’è un forte mistero. E’ anche interessante il fatto che vengano riportati comunque degli avvenimenti realmente accaduti, anche se ovviamente è una serie romanzata, vengono pertanto raccontate queste dinamiche tra tedeschi e italiani che vivono in Trentino e questo porta le persone ad avere qualche conoscenza in più sull’argomento, essendoci un forte fondo di verità”.
Dicevi poco fa che interpretare Mathilde è come stare su una montagna russa di emozioni, qual è stata la scena più complicata da girare a livello emotivo?
“Quando fai l’attrice hai la tua vita privata, i tuoi pensieri, ma poi ti ritrovi subito dopo a sentire “azione” e devi entrare nella psicologia del personaggio, quindi può succedere qualsiasi cosa a te come persona, come essere umano, però in quell’istante deve sparire tutto. C’è stata una scena complicata in cui Mathilde aveva le mani sporche di sangue dopo aver toccato un uomo che era stato ucciso e io ovviamente ho fatto un po’ fatica a pensare a quella sensazione di vedere una persona morta davanti a me e avere le mani sporche del suo stesso sangue, perché sono delle cose che non si vivono fortunatamente tutti i giorni”.

Sinéad Thornhill con Matilda De Angelis in La legge di Lidia Poët – credit foto ufficio stampa
Ti abbiamo vista recentemente ne La legge di Lidia Poët nel ruolo di Marianna, che esperienza è stata?
“E’ stata un’esperienza molto curiosa, il ruolo è diverso da Matilde, è molto più semplice nel senso che non ha tutte queste emozioni. Marianna è un altro tipo di personaggio, però di quella serie mi è piaciuta tanto l’epoca in cui è stata girata, indossare quei costumi, ma anche lavorare con il cast, con i registi, entrare in una realtà che oggi non abbiamo modo di toccare”.
Hai frequentato la scuola di recitazione Binario 7 a Monza, come è nata la passione per la recitazione?
“È stato molto curioso perché in realtà quando ero piccola non ho mai detto che da grande avrei voluto fare l’attrice, ho sempre avuto però una fervida immaginazione. Nel 2019 ho deciso di provare a iscrivermi a un corso di teatro, poi si è bloccato tutto a causa della pandemia, quindi ho fatto circa cinque lezioni di dialogo con il proprio corpo indossando la mascherina. In quel periodo la responsabile casting Sara Casani aveva inviato una mail ai teatri di tutta Italia chiedendo di vedere dei nuovi volti per un film e devo ringraziarla perché ha visto quello che c’era in me, mi ha fatto entrare in questo mondo e mi ha scelta per interpretare Marianna in La legge di Lidia Poët. Da lì è iniziato tutto. E’ stata come una valanga, una palla che continuava a cadere giù dalla montagna, a rotolare e che in realtà è piena di fiori”.
Nelle tue skills ci sono sci, pattinaggio, nuoto, volteggio, arrampicata, vela, quindi deduco che sei una grande appassionata di sport…
“Mi piace tanto lo sport, ho sempre amato la sensazione di adrenalina e di libertà, sentire quel vento in faccia, come accade con il pattinaggio. Amo molto anche lo sci e l’arrampicata che ho scoperto proprio girando Brennero. Con gli altri attori siamo andati a fare arrampicata e da lì è diventata un pallino fisso, anzi proprio un’ossessione, ma ora sto cercando di distanziarmi un attimo (sorride)”.

credit foto Studio Segre
Per quanto riguarda i prossimi progetti, c’è qualcosa che ci puoi già anticipare?
“Sono nel cast del film Becaària di Erik Bernasconi, che uscirà nel 2025, è stato girato in Ticino, in Svizzera, ed è ambientato negli anni ’70, in montagna. Le persone con cui ho lavorato sono splendide, dalla prima all’ultima, ed è veramente un lavoro che mi riempie il cuore, quindi non vedo l’ora che tutti quanti possano assaporare questa storia. Poi ho un altro progetto tra le mani, del quale però non posso ancora parlare”.
Ti piacerebbe magari in futuro calcare anche il palcoscenico teatrale?
“Sì, mi piacerebbe perché sicuramente è un’esperienza che accrescerebbe la mia conoscenza, finora non ho avuto occasione, quindi sarebbe molto curioso e interessante confrontarmi con un palco teatrale”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Christian Montanelli – Studio Segre e Pamela Menichelli – NiCo Ufficio Stampa
