Intervista con Michelangelo Tommaso: “Un Posto al sole mi ha dato un binario sicuro e definito sul quale portare avanti la mia vita”

“Grazie al mio personaggio ho fatto molte esperienze, diciamo che è stato un po’ il mio precursore per tante avventure ed emozioni, mi ha aiutato ad affrontare meglio la vita e quindi gli sono molto grato”. Michelangelo Tommaso, tra gli attori più amati della soap “Un Posto al sole”, in onda dal lunedì al venerdì alle 20,50 su Rai 3, interpreta dal 2002 l’affascinante Filippo Sartori, sposato con Serena (Miriam Candurro) e in perenne lotta con il padre Roberto (Riccardo Polizzy Carbonelli).

In questa piacevole chiacchierata Michelangelo Tommaso ci ha parlato del suo personaggio, raccontandoci che in futuro gli piacerebbe affrontare in una storyline il tema della salute mentale, dei ricordi legati al suo primo giorno sul set della soap, della sua passione per i tramonti e del desiderio di interpretare un ruolo in costume.

Miriam Candurro, Michelangelo Tommaso

Michelangelo Tommaso con Miriam Candurro – credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Michelangelo, da ventidue anni in “Un Posto al sole” veste i panni di Filippo Sartori, qual è l’aspetto che più le piace di questo personaggio?

“Sento che Filippo ancora ha tanto da raccontare, perché è un personaggio anomalo, nel senso che ricopre dei ruoli che hanno a che fare con il mondo borghese, un po’ severi, apparentemente tradizionali, conservatori, eppure ha un grande cuore, quindi ha dei sentimenti molto profondi, ampi e generosi, e in lui batte un’anima solidale, progressista, non intendo in termini politici, ma umanamente parlando, dato che si schiera a favore di chi è più in difficoltà. Potrebbe essere più egoista, invece si batte per i diritti di chi ha meno rispetto a lui, o comunque è una persona che crede profondamente in un senso di giustizia, di armonia, anche intorno a sé. Questo è un aspetto che mi piace molto, e credo che sia importante che un personaggio come Filippo intervenga nelle varie situazioni all’interno di Un posto al sole, perché rappresenta la vita e una fetta della nostra società, o quantomeno è piuttosto verosimile rispetto a quello che succede. Negli ultimi anni il tasso di conflitti è aumentato esponenzialmente, quindi servono persone come lui che lavorino per ristabilire le armonie o comunque delle forme di giustizia, che riequilibrino i contesti di sopraffazione che si sono creati o che si vengono a creare”.

Nelle puntate che stanno andando in onda su Rai 3 Filippo sta vivendo un periodo felice per quanto riguarda il rapporto con la moglie Serena con cui ha avuto die figlie, Irene ed Elisabetta, mentre come al solito è in conflitto con il padre Roberto…

“La “guerra” con il padre proseguirà e si inasprirà, tanto che a un certo punto Filippo sarà costretto a fare una scelta che sarà carica di conseguenze”.

Cosa pensa di aver dato di sé a Filippo e cosa ha ricevuto dal suo personaggio?

“Sicuramente ho dato tanto di me a Filippo, perché vesto i suoi panni in maniera continuativa da anni. Questo personaggio mi ha donato la possibilità di conoscermi più a fondo, con lui ho fatto molte esperienze, diciamo che è stato un po’ il mio precursore per tante avventure ed emozioni, mi ha aiutato ad affrontare meglio la vita, e quindi gli sono molto grato. Mi ha permesso inoltre di essere un attore a tutti gli effetti, di lavorare a livello professionale, di essere indipendente economicamente, di poter andare via di casa e quindi anche di realizzare i miei sogni”.

Che ricordo conserva del suo primo giorno sul set di “Un Posto al sole”?

“Ricordo che ero veramente emozionato, mi sentivo tanto imbranato, conoscevo bene la serie perché l’avevo vista in tv, quindi per me lavorarci era veramente qualcosa di incredibile. Mi sentivo decisamente alle prime armi, però ero anche pieno di fiducia, perchè avevo davanti a me una grande occasione”.

Che cosa rappresenta per lei “Un Posto al sole”?

“Non è facile definirlo in poche parole… Rappresenta vent’anni della mia vita, quindi una porzione concreta di quello che sono, di quello che ho fatto, due decadi della mia esistenza, la mia crescita da giovane adulto a uomo. Un Posto al sole mi ha dato una famiglia, perché poi sul set ho incontrato mia moglie (Samanta Piccinetti, che interpretava Arianna Landi), ho avuto due figlie con lei (Sole Caterina e Viola Belle), mi ha regalato tante opportunità, mi ha messo di fronte anche a scelte che non pensavo di dover affrontare. Mi ha precluso anche alcune strade, perché comunque quando decidi di lavorare in una serie per così tanto tempo inevitabilmente devi rinunciare ad altri progetti che magari ti portano fuori dall’Italia. Sono grato a Un Posto al sole poiché mi ha dato un binario sicuro e molto definito su cui portare avanti la mia vita, mi ha guidato nel mio percorso”.

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credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

A proposito di estero, lei ha fatto un percorso di approfondimento professionale in America, a New York, quanto le è stato utile nello svolgimento del mestiere di attore?

“Tantissimo, nel senso che gli studi che ho fatto in America mi hanno aperto gli orizzonti, sono stati cruciali per me, mi hanno cambiato, ho capito come si lavora, come si può fare questo mestiere in modo diverso rispetto all’Italia”.

Quali sono le differenze che ha riscontrato?

“Negli Stati Uniti c’è più intensità, più approfondimento, è un’esperienza che consiglio di fare a tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo mestiere. Non riesco più a guardare il mondo della recitazione con gli stessi occhi rispetto a prima. E’ bellissimo vedere quanto in America quella dell’attore sia una categoria molto più rispettata e considerata rispetto al nostro Paese. La professionalità è altissima, gli standard anche, tutti si impegnano per dare sempre di più. Oggi in Italia la situazione sta un po’ cambiando, però non è sempre stato così, a volte si tende a premiare chi ha una fama improvvisa, sfruttando un’onda di popolarità che arriva dalla partecipazione ad un programma televisivo, piuttosto che persone che hanno calcato palcoscenici per molto tempo e che si sono impegnate a fondo. Secondo me un po’ di meritocrazia in più servirebbe in Italia. Purtroppo l’arte non è oggettiva ma è soggettiva e quindi come tale non risponde a criteri scientifici”.

Tornando a Filippo, c’è stata una storyline in particolare che ha amato interpretare?

“Sicuramente la storia che più mi ha toccato è quella riguardante la scomparsa di Valerio, il figlio di Filippo. Ultimamente mi è piaciuto interpretare la storyline relativa alla perdita di memoria del mio personaggio in seguito ad un grave problema di salute”.

C’è un tema che le piacerebbe andare a trattare attraverso il suo personaggio?

“Mi affascina il tema della salute mentale, però non so come si potrebbe raccontare. Mi piacerebbe parlare della percezione delle sconfitte, delle inadeguatezze, magari anche del perdersi per poi ritrovarsi, andando in questi angoli un po’ più invisibili dell’essere umano”.

Prima diceva che ha dato tanto di sé a Filippo, quali sono i punti di contatto che ha con il personaggio e quali le differenze nette?

“Sicuramente io sono una persona abbastanza sensibile, quindi mi appartengono tante delicatezze e aperture emotive. Filippo è indubbiamente più rigido di me, è una persona solida, consistente, contenuta, è difficile che diventi qualcosa di completamente diverso rispetto a ciò che è. Io invece sono più scatenato, o almeno lo sono stato, ho sperimentato di più nella vita, ho commesso molti errori, ho preso tante batoste, sono stato più scapestrato. Se uscissi con Filippo io prenderei una vodka tonic, lui probabilmente una coca cola, o una birra al massimo (sorride)”.

Michelangelo Tommaso

credit foto Giuseppe D’Anna / Fremantle

Filippo ha indubbiamente un grande amore per la musica e per il mare, sono passioni da lei condivise?

“Per quanto riguarda la musica fa parte della mia famiglia, perché mio padre è musicista, io ho fatto il dj per un sacco di tempo, quindi è un aspetto immancabile della mia giornata. Il mare è importante, ma non così tanto per me. E’ per me significativa invece la natura, in particolare guardare il cielo, sia quando è azzurro, sia nelle giornate particolarmente fredde. A me piacciono tanto i tramonti, ne sono affascinato. Preferisco i tramonti alle albe. Mia moglie ad esempio non vede l’ora di cominciare la giornata, io invece sento che al tramonto inizia la parte migliore di me, sono più crepuscolare (sorride)”.

Tra i vari ruoli che ha interpretato, sia al cinema che in altre serie televisive, al di là di Un posto al sole, ce n’è uno a cui è rimasto legato?

“Sono estremamente legato al film “Saturno Contro”, ma è difficile scegliere un personaggio diverso da Filippo perchè interpretandolo da più di venti anni sovrasta tutti gli altri. Recentemente mi è piaciuto molto impersonare il capo struttura Rai nella fiction Mike. E poi ricordo con piacere la sitcom 7 Vite, dove vestivo i panni del tronista di Uomini e Donne, lì mi sono divertito da morire”.

C’è un ruolo in particolare che le piacerebbe fare?

“Vorrei interpretare un personaggio in costume, sono nato per fare delle serie ambientate nell’Ottocento o nei primi del Novecento, mi sentirei a mio agio”.

Come Filippo anche lei ha due figlie, che tipo di papà è?

“Sono un papà schiavizzato (ride). Faccio del mio meglio per essere iper presente. Sono abbastanza severo, devo dire la verità, però allo stesso tempo le mie figlie possono chiedermi praticamente tutto e sono la spalla su cui possono appoggiarsi tutte le volte che vogliono”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Giuseppe D’Anna / Fremantle

Si ringrazia Stefania Lupi

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