“Credo che la prima azione da porre in atto sia la sensibilizzazione degli uomini sulla tematica, a partire dalla scuola, dove la mascolinità tossica trova la sua espressione nel bullismo e nel cyber bullismo”. Si intitola “Mofo” (Magma / Bollettino Edizioni Musicali) il nuovo singolo del cantautore e polistrumentista napoletano Montecreesto (vero nome Arcangelo Curci), che racconta la mascolinità tossica che pervade la società odierna, un retaggio culturale che porta molti uomini a reprimere le proprie emozioni, provocando un profondo smarrimento che ha, in taluni casi, epiloghi drammatici.
Il cantautore denuncia, mescolando sapientemente italiano e dialetto napoletano, i comportamenti disfunzionali diffusi nell’universo maschile, una catena viziosa che combatte con il linguaggio universale della musica.
Il videoclip racconta la mascolinità tossica attraverso l’uso di immagini, generate con l’IA, che creano uno scenario notturno, nel quale l’uomo sembra perdersi, disorientato dalle sue stesse azioni, così radicate in lui da non venire messe in discussione.

Arcangelo, è uscito il tuo nuovo singolo “Mofo”, che affronta un tema purtroppo attuale quale la mascolinità tossica, ci racconti com’è nato?
“Sempre più spesso mi capita di sentire notizie di uomini che fanno male alle donne o a se stessi e ho iniziato a scavare, ad approfondire, a informarmi ancora di più sul fenomeno, rendendomi così conto di come questo nasca dalla repressione emotiva che gli uomini sono abituati a subire. Ho deciso così di affrontare il tema della mascolinità tossica da un punto di vista poco trattato”.
Il brano è accompagnato da un videoclip con immagini, generate con l’IA, che creano uno scenario notturno, nel quale l’uomo sembra perdersi…
“Nel video si osserva uno scenario notturno urbano di matrice cyber punk che è il bosco in cui il protagonista si perde. La città rappresenta, metaforicamente, l’emotività dell’uomo che finisce per perdersi per mancanza di una bussola che diriga le proprie emozioni. “Mofo” è un viaggio per ritrovare se stessi, attraverso la presa di coscienza della condizione di partenza”.
Cosa si può fare secondo te per contrastare la mascolinità tossica?
“Credo che la prima azione da porre in atto sia la sensibilizzazione degli uomini sulla tematica, a partire dalla scuola, dove la mascolinità tossica trova la sua espressione nel bullismo e nel cyber bullismo. Per crescere uomini emotivamente maturi bisogna seminare consapevolezza già durante l’infanzia. Oltre questo, è necessario potenziare i servizi di assistenza psicologica e psichiatrica pubblica. Molti uomini stigmatizzano immotivatamente la terapia psicologica che è invece una risorsa fondamentale per poter maturare emotivamente”.
Che ruolo può avere la musica in questo?
“La musica, come tutte le arti, può semplificare e in parte edulcorare messaggi più complessi e renderli più fruibili per l’utente medio. La musica ha il potere di smuovere le coscienze degli ascoltatori e sarebbe dovere dell’artista permettere che questo avvenga”.
Quali sono i tuoi prossimi progetti?
“Uno dei miei prossimi progetti è suonare tanto dal vivo, guardare le persone negli occhi e cantare insieme a loro. Inoltre sto lavorando a un album di inediti che vedrà la luce il prima possibile. Nel frattempo, continuerò a pubblicare dei singoli e a girare l’Italia con la mia musica”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Michela Roncaglione – Parole e Dintorni
