“Guendalina è lontana dalla mia comfort zone ed è stato divertente e stimolante vestire i suoi panni”. Agata Samperi è al cinema con “Cortina Express”, commedia con la regia di Eros Puglielli, in cui recita insieme a Christian De Sica, Lillo Petrolo, Isabella Ferrari, Paolo Calabresi, Francesco Bruni, Marco Marzocca.
Durante le feste di Natale, le strade e le piste di Cortina si popolano dei personaggi più diversi, riuniti tra le incantevoli montagne ampezzane innevate per divertirsi, ma non solo! Tra di loro, incontriamo Lucio De Roberti, un irresistibile viveur che tenta di salvare il nipote da un matrimonio disastroso; Dino Doni, una stella musicale ormai spenta, alla ricerca di riscatto e soprattutto dell’amore di sua figlia; e Patrizia Giordano, una vulcanica discografica alle prese con il rischio di fallimento e un marito un po’ ignavo. Insieme a loro, molti altri personaggi, ognuno involontariamente legato al destino degli altri in situazioni esilaranti, cercano il proprio lieto fine.
In questa intervista Agata Samperi ci ha parlato di “Cortina Express” ma anche dell’esperienza nei panni di Nadia nella serie tv “Se potessi dirti addio”, e del viaggio in Ucraina con l’associazione Sogno nel cassetto.

Agata, in “Cortina Express” interpreta Guendalina, com’è stato vestire i panni di questa ragazza?
“E’ stata una bella sfida. Al primo impatto e anche al secondo Guendalina è quella che tutti vedono, ovvero una ragazza molto superficiale, materialista, di base vuota. A volte si prova a capire il perché, la motivazione che sta dietro questo comportamento, in realtà lei è proprio così perchè è stata cresciuta dalla madre Patrizia (Isabella Ferrari) con questi valori. Pertanto ho fatto un lavoro di pulizia completa di tutti gli strati, di tutte quelle costruzioni che noi attori tendiamo a creare per dare una tridimensionalità al personaggio e ho cercato di divertirmi il più possibile. Guendalina è lontana dalla mia comfort zone ed è stato stimolante vestire i suoi panni”.
Come ti sei trovata a lavorare sul set con Isabella Ferrari, Christian De Sica e il resto del cast?
“Isabella è stata meravigliosa sia sul set che fuori. Si divideva fra due film in quel periodo e riusciva perfettamente ad uscire e rientrare nei diversi ruoli. E’ stata per me una grande ispirazione, mi ha accolta a braccia aperte e mi ha dato anche qualche consiglio, qualche rassicurazione che mi ha sicuramente aiutata a vivere i primi giorni di set in maniera più serena perché ero un po’ spaventata da Guendalina ed ero molto in ansia, come penso sia normale, dovendo recitare con mostri sacri come Isabella Ferrari, Christian De Sica, Paolo Calabresi, Marco Marzocca, Lillo. E’ stato veramente un nutrimento, non facevo altro che osservare e cercare di “rubare” qualcosa da ciascuno e loro mi hanno permesso di farlo, sono stati davvero tanto generosi come attori e come persone.
Christian De Sica mi ha lasciato senza parole perché tre secondi prima magari stava chiacchierando con me avendo una scena insieme e all’azione entrava subito nel personaggio con grande energia e concentrazione”.
Qual è stata la scena più divertente da girare?
“C’è una scena in cui rincorro Beatrice Modica che interpreta Giorgia, la figlia di Dino (Lillo). Dovevamo percorrere tre rampe di scale ma inizialmente tendevo a raggiungerla subito, invece dovevo correre un po’ meno veloce di lei ma far sembrare che andassi forte, rispettando degli spazi molto stretti in ogni curva delle rampe per poi fare il gesto di buttarla giù dalle scale. Abbiamo riso tantissimo perchè ad ogni stop dovevamo risalire sopra, sembrava una sorta di coreografia molto comica sia da vivere che da vedersi. E’ stata in assoluto la scena più divertente che ho girato”.

Ci può raccontare qualche aneddoto particolare relativo al set?
“Nel corso della giornata magari giravamo diverse scene e ricordo che c’è stato un momento in cui eravamo in questa stanza io, Marco Marzocca, Riccardo Maria Manera, Beatrice Modica, Veronika Logan, Ernesto D’Argenio ed era molto divertente perchè Marco stava giocando al computer visto che oltre a fare l’attore ha anche diversi hobby, Ernesto era accanto a me e dormiva esattamente come fa il suo personaggio in tutto il film, Veronika mangiava, Riccardo leggeva un libro e io guardavo la scena. C’era quindi una sorta di set parallelo, con un gruppo di amici che mentre faceva delle cose singolarmente dava anche un po’ fastidio agli altri”.
Guendalina è un personaggio completamente diverso rispetto a Nadia che ha interpretato nella serie “Se potessi dirti addio”…
“Nadia, a differenza di Guendalina, è una ragazza che nasconde tante sfaccettature della sua anima, della sua personalità. Fa la prostituta ma è anche una madre e svolge quel lavoro solo per poter dare a suo figlio un futuro migliore e una vita diversa da quella che ha avuto lei. Per interpretarla sono andata a cercare in giro per Roma delle donne che fanno il suo stesso mestiere per parlare, cercare di capire qualcosa in più di loro e prendere ispirazione per il personaggio. Qualche donna era spaventata vedendo una ragazza sconosciuta che si avvicina e fa domande, ma ne ho trovate due molto gentili che mi hanno raccontato tanto di loro. Guendalina inoltre guarda ogni uomo che passa e vorrebbe rimorchiarli tutti, mentre Nadia prova anche una sorta di disgusto per gli uomini. Porto nel cuore quel personaggio così come il momento in cui ho sentito per la prima volta “azione” su un set importantissimo, avendo quell’ansia che quasi non mi faceva uscire le parole di bocca. Sono felice che i registi di “Se potessi dirti addio”, Simona Izzo e Ricky Tognazzi, mi abbiano voluta fortemente. Mi hanno fatto sentire a casa e parte del progetto, così come Anna Safroncik, Francesco Venditti, Gabriel Garko. Allo stesso modo Eros Puglielli ha diretto “Cortina Express” in maniera stupenda. Non potevo chiedere di meglio. Mi sono trovata veramente benissimo con tutti, dal cast alle maestranze, in entrambi i set”.
Quali sono i suoi prossimi progetti?
“C’è qualcosa che bolle in pentola ma finchè non ho la certezza preferisco non parlarne. Fare questo mestiere è sempre un sogno e ho ancora paura di svegliarmi”.

Tra le sue skills ci sono tanti sport, dal karate alla ginnastica artistica, dall’atletica leggera all’arrampicata…
“Attualmente pratico l’arrampicata, faccio palestra e pilates, da gennaio ho intenzione di ricominciare con il krav maga, mi piace andare a cavallo, mentre il mio sport preferito è lo sci. Ho smesso invece di fare atletica leggera, karate e ginnastica artistica. C’è però una disciplina sportiva in cui sono proprio negata: la pallavolo. Ho provato anche a frequentare un campus estivo ma nulla. Quando d’estate i miei amici giocano a beach volley io resto a guardarli”.
Cosa si augura per il 2025?
“Mi auguro magari di rivedere Guendalina, mi piacerebbe conoscerla ancora meglio. Spero inoltre di poter dare vita a tutti quei personaggi che sono molto affini al mio gusto artistico, a quella complessità che mi piacerebbe tanto poter esplorare in maniera più reale, più continuativa. In linea generale spero che il mondo del cinema possa trovare di nuovo una sorta di golden era che da un po’ non vediamo per tanti motivi e che le varie problematiche si possano risolvere perché il cinema è arte, ci nutre da sempre ed è qualcosa a cui non si può rinunciare. Infine mi auguro che nel mondo possa esserci la pace, che possano terminare le due guerre di cui sentiamo più parlare, che non sono le uniche perchè ce ne sono tante altre nel mondo, e di tornare a trovare i miei bimbi in Ucraina come ho fatto l’anno scorso con l’associazione di cui faccio parte, Sogno nel cassetto. Quest’anno non è stato possibile perchè il 19 dicembre avevo la prima di “Cortina Express” e la partenza era prevista proprio in quei giorni”.

Com’è nata la collaborazione con l’associazione Sogno nel cassetto?
“Con Sogno nel cassetto vengono fatte due volte all’anno delle missioni in Ucraina, inoltre fino all’anno scorso ogni sabato andavamo a Casa Ronald McDonald che accoglie i bimbi malati di cancro e di leucemia mentre da quest’anno facciamo visita ai reparti di ematologia pediatrica all’ospedale Umberto I e ai reparti di ginecologia oncologica. Andare in Ucraina è stato uno dei regali più grandi che la vita mi ha fatto. Ovviamente quando ho detto ai miei genitori che avrei fatto questo viaggio il sentimento comune non era dei migliori, erano terrorizzati perchè ad aprile c’erano bombardamenti uno dopo l’altro. Avendo avuto un po’ di vicissitudini nella mia vita, mi dicevano di non andare a cercare dei problemi quando non ci sono. Per me è stata invece una sorta di richiamo, sentivo che dovevo andare lì. Volevo capire che cos’è la guerra di cui tanto abbiamo sentito parlare fin dai tempi della scuola. Quella guerra che quando vedi le immagini in tv ti affligge, ma poi, e non è una colpa, torni alla vita normale. Io ero un po’ stanca di tornare alla mia vita normale. Mi sono detta che non sarei partita solo per due motivi: se avessero bombardato delle zone vicine o se avessi preso un progetto prima che partissi perché chiaramente da contratto non possiamo metterci in situazioni di pericolo. Invece la chiamata del mio agente per dirmi che avrei girato “Cortina Express” è arrivata alle 9 di mattina del giorno del mio rientro in Italia e mentre ero in Ucraina hanno bombardato la cittadina vicina. Quindi era destino che dovessi partire”.
Cosa l’ha più colpita della situazione che ha trovato in Ucraina e cosa le ha regalato l’incontro con i bambini?
“E’ stata un’emozione fortissima, è stato tutto così surreale che non trovo nemmeno le parole. Vedere anche venti chilometri di camion in fila per passare il confine per portare cose che troviamo quasi ogni giorno nei negozi è una scena che non dimenticherò mai. E poi in giro c’erano tante donne e pochissimi uomini e un po’ ingenuamente all’inizio mi chiedevo il motivo. Quando sono arrivata in Ucraina mi sembrava tutto normale, perché i negozi, i ristoranti, i supermercati erano aperti, quindi mi ero quasi dimenticata della guerra e del fatto che gli uomini fossero impegnati al fronte. Quando ho incontrato per la prima volta i 103 bambini dell’orfanotrofio sono venuti tutti intorno a me, hanno fatto mille domande, si passavano il mio telefono per usare il traduttore. In particolare una bambina, dopo un po’ che parlavamo, mi ha chiesto se potesse venire con me in Italia, ed è stato un colpo al cuore. Non vedo l’ora di tornare da loro. Tutti i bambini che incontro negli ospedali mi insegnano tantissimo, ma in particolare questi bimbi ucraini che nonostante abbiano perso i loro genitori in guerra riescono a ridere, a essere una grande famiglia, ad essere solidali, a non lasciare nessuno da solo perchè sanno cosa significa stare da soli, quando invece vediamo in giro tanta cattiveria o bullismo nelle scuole, un esempio è la storia drammatica raccontata nel film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Noi abbiamo portato una valigia enorme piena di medicine e di giocattoli, ma non potranno mai eguagliare tutto quello che ho ricevuto in cambio. Spero che tante persone possano conoscere e aiutare Sogno nel cassetto così come Margherone fa cose, associazione a cui siamo affiliati, con la quale andiamo anche in Ucraina. Con Sogno nel cassetto ultimamente abbiamo esaudito il sogno di un bimbo, Pachi, che purtroppo ha un tumore in fase terminale. Il suo unico desiderio era andare a Parigi per vedere la Tour Eiffel e siamo riusciti a realizzarlo. Queste esperienze mi hanno arricchito a livello di emozioni e questo bagaglio è stato utile anche per il mio lavoro di attrice”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Giuseppe Zaccaria
