Cecilia Sala è stata ospite di Fabio Fazio a “Che Tempo Che Fa”, nella prima puntata del 2025, domenica 19 gennaio, in diretta sul NOVE, e in streaming su discovery+.
La giornalista è stata liberata dopo 21 giorni di detenzione in Iran lo scorso 8 gennaio, parlando dell’isolamento, delle condizioni in carcere e della liberazione.
SULLA SUA DETENZIONE E LA RAPIDITA’ DELLA SUA LIBERAZIONE: “Ero sicura [che sarei rimasta più a lungo], perché questa è l’operazione per salvare, per liberare, un ostaggio preso in Iran più rapida dagli anni Ottanta. Io seguo l’Iran da giornalista ed ero già stata in Iran da giornalista con un visto giornalistico, quindi conoscevo gli altri casi e sapevo che 21 giorni non erano un’ipotesi appunto. Le ultime sere è arrivata una compagna di cella, è arrivato un libro e le lenti a contatto quindi la possibilità per me di vedere perché senza non vedevo nulla e mi hanno tolto gli occhiali perché sono pericolosi, puoi spezzare le lenti e usarle come un’arma contro te stessa, ma dicevo ‘almeno le lenti a contatto datemele’… Fa parte dell’isolamento toglierti anche le lenti a contatto: non puoi fare niente, non puoi vedere niente, non puoi vedere nessuno. Però quando è arrivato il libro, quando sono arrivate le lenti, quando è arrivata una compagna di cella ho pensato ‘va bene, posso stare qui altri due anni, tranquillamente’. Il libro era ‘Kafka on the shore’ di Murakami, un libro che hanno scelto loro. La prima sera ho chiesto il Corano in inglese perché avevo capito che sarei stata in una cella di 2 metri per 3 vuota, senza niente, e che sarebbe stato molto complicato passare le ore, e pensavo che in un carcere di massima sicurezza della Repubblica Islamica dell’Iran l’avessero e anche un po’ che non me lo potessero negare. Invece è stato negato quindi ho passato il tempo a contarmi le dita, a leggere gli ingredienti sulla busta del pane, ho ripassato le tabelline…”.
SULLA SUA IMPRESSIONE CHE VOLESSERO CERCARE QUALCOSA PER DIMOSTRARE CHE NON FOSSE UNA GIORNALISTA: “La mia impressione è stata che loro volessero cercare di tirare fuori qualcosa da me che dimostrasse che non ero una giornalista, che potevo essere scambiata in un caso per cui per la controparte è una questione di sicurezza nazionale. È una cosa che è stata fatta in tutti i casi simili al mio, io sono stata liberata in tempi straordinariamente veloci rispetto alle circostanze. C’è stato un cittadino svizzero che si è suicidato nello stesso carcere in cui ero io di recente, c’è una cittadina iraniano-tedesca 70enne che è stata liberata dopo 4 anni… è stato un lavoro che non si vedeva in tempi così rapidi dagli anni Ottanta”.
SUL COINVOLGIMENTO DI ELON MUSK: “Nessuno della mia famiglia e neanche Daniele Raineri hanno mai parlato con Elon Musk. Innanzitutto, diciamo che la mia famiglia prova a contattare chiunque in quei momenti e l’unica priorità dal loro punto di vista era liberarmi. Nessuno di loro ha mai parlato con Elon Musk ma Daniele Raineri contatta il referente di Elon Musk in Italia, Andrea Stroppa, e gli chiede se può far arrivare questa notizia dalla famiglia perché non la scopra dai giornali. I rapporti diplomatici tra gli Stati Uniti e l’Iran sono interrotti dal ’79, dalla rivoluzione islamica quando i rivoluzionari islamici iraniani rapiscono tutti quelli che trovano dentro l’Ambasciata degli Stati Uniti, che da allora è chiusa, però esce sul New York Times due mesi prima del mio rapimento che Elon Musk aveva incontrato l’Ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite che è a New York. Una notizia enorme perché non si parlano direttamente gli americani e gli iraniani. Quindi ovviamente nel momento in cui lui sa molto più di me, perché ha accesso alle notizie e io no da dentro l’isolamento, però si capisce che è un caso che riguarda sia l’Iran, sia l’Italia, sia gli Stati Uniti, Elon Musk diventa una persona fondamentale. L’unica risposta che ha avuto Daniele da Andrea Stroppa è stata ‘è informato’, quindi lo sapeva dalla famiglia. Se Donald Trump fosse uscito sulla stampa dicendo pubblicamente che voleva delle particolari ritorsioni contro qualche iraniano, la mia situazione si poteva complicare moltissimo. Io ero sicura di stare dentro molto di più perché tutti gli altri sono stati dentro molto di più, avevo paura per i miei nervi se fossi rimasta in isolamento. Quando è arrivata la compagna di cella e il libro avrei potuto stare dentro molto di più. Ma io sapevo che c’era un conto alla rovescia che era l’insediamento di Trump che mi spaventava”.
