In occasione del Giorno della Memoria la storia di Giulia Spizzichino rivive su Rai 1 il 29 gennaio nel film tv “La farfalla impazzita” con Elena Sofia Ricci: “Ho cercato di capire quel dolore inimmaginabile, di immedesimarmi, di empatizzare”

In occasione del Giorno della Memoria la storia vera di Giulia Spizzichino rivive nel film tv “ La farfalla impazzita” interpretata da Elena Sofia Ricci, con la regia di Kiko Rosati, che Rai 1 manda in onda mercoledì 29 gennaio in prima serata.

Giulia Spizzichino è un’ebrea romana sfuggita al rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, la cui vita è stata segnata dalle deportazioni e dalla strage delle Fosse Ardeatine, che le hanno strappato ben ventisei familiari. Impossibile vivere un’adolescenza spensierata: i balli, le amiche, i primi amori. Impossibile coltivare relazioni affettive. Mezzo secolo più tardi, anche i fantasmi di un passato mai dimenticato le torneranno davanti. Sarà chiamata a partire per l’Argentina per ottenere l’estradizione di Erich Priebke. È il maggio 1994, la sua missione riesce ma in fondo alla strada non troverà la pace, bensì una nuova stagione di sofferenza, quella dei processi.

“Approcciare un film come “La Farfalla Impazzita” non è cosa facile: si porta sullo schermo una storia importante, che parla della nostra Storia e si va quindi, oltre l’intrattenimento.
Giulia Spizzichino racconta come l’orrore della guerra travolga spesso vittime innocenti, bambini, anziani, e questo racconto lo fa attraverso i suoi occhi, quelli di una ragazza di diciassette anni che vede rastrellare tutta la sua famiglia, tutte le persone a cui vuole bene, che non rivedrà più: un’ immagine indelebile che vive nella memoria di Giulia ormai grande, madre e nonna.
Questa storia trae poi la sua potenza anche dall’accostamento della storia di Giulia a quella di tante altre vittime, di ogni tempo e ogni luogo, non solo quelle ebree della Seconda Guerra Mondiale. Questo accade attraverso il confronto con il personaggio di Elena, una delle Abuelas di Plaza de Mayo, l’associazione delle donne che in Argentina lotta ancora oggi per scoprire la verità sui loro figli e nipoti desaparecidos, scomparsi, e chiedere giustizia. Giulia Spizzichino ascolta con gli occhi lucidi la storia di questa donna, che in fondo non è diversa dalla sua, e da lei prende la forza di continuare la sua battaglia”, ha dichiarato il regista.

“E’ un racconto estremamente potente tratto da La Farfalla impazzita, la storia di Giulia Spizzichino straordinariamente interpretata da Elena Sofia Ricci che ha fatto un lavoro eccezionale. Un viaggio nella memoria personale di questo grandissimo personaggio per rendere omaggio al Giorno della Memoria. Quando Matteo Levi ha portato l’idea del progetto è stata immediata la decisione di percorrere questa strada per raccontare le vicende personali di una donna che avrebbe avuto il coraggio di riaprire una pagina personale e riaffrontare il dolore attraverso un viaggio lunghissimo che la porterà in Argentina per riportare indietro Priebke e fare giustizia. Quello è stato un momento catartico non solo per Giulia ma anche per tutti coloro che hanno vissuto quel dolore e che cercavano di ottenere verità e giustizia”, ha spiegato al produttrice Anouk Andaloro.

“Sono convinto che la Rai abbia il dovere di fare una produzione per il Giorno della Memoria. Volevamo trovare una storia che non fosse limitata a quegli anni ma cercare qualcosa di più moderno e quasi contemporaneo nel racconto. Uno dei punti di forza di questo film è veramente il rinfresco di una memoria che è sempre attuale e penso che il rapporto tra Elena, Giulia e le madri di Plaza de Mayo sia il punto cardine del racconto”, ha aggiunto il produttore Matteo Levi.

Ad interpretare Giulia Spizzichino è Elena Sofia Ricci: “Sono molto emozionata, non è la prima volta che vesto i panni di una donna realmente vissuta, è la quarta, ma non è mai facile, nel caso di Giulia Spizzichino è stato ancora più difficile. Ho letto molto attentamente il libro, ho studiato, ho sottolineato le cose che volevo emergessero nella sceneggiatura e poi ho visto tantissime sue interviste. Ho cercato di capire quel dolore inimmaginabile, io non ho una storia di sofferenza così forte, ho provato a mettermi nei suoi panni, ad immedesimarmi, ad empatizzare, ho studiato come parlava, come sceglieva le parole, il romano che non è il mio accento, le pause. La cosa che più mi ha colpito è il suo sguardo. Non guardava mai in basso, raramente il presentatore ma avevo lo sguardo fisso nel suo passato, ogni volta che faceva un racconto era come vedere i volti delle vittime. Successivamente ho provato a comprendere quanto un dolore così forte possa raggelare per sempre al punto che per Giulia è stato molto difficile lasciarsi andare, poter amare, è rimasta cristallizzata nel dolore di quel passato. Lei, come viene raccontato nel libro, perse anche il primogenito Massimo, immaginate il dolore che si estende alla famiglia, quanto deve essere stato complicato stare vicino ad una donna che ha questo macigno di sofferenza da cui non riesce a liberarsi. Questo film parla a tutti, non solo dell’Olocausto, ma anche dei desaparecidos, delle donne che si uniscono. Giulia ha tenuto una conferenza a Buenos Aires in spagnolo e questa unione tra donne per fare giustizia era molto bella così come la testimonianza durante il processo che non riguarda solo la storia di Giulia, ma anche partigiani, soldati badogliani, sono morte 335 persone ingiustamente”.

L’attrice ha poi spiegato quanto questa storia sia ancora attuale: “La cosa più incredibile è che sembra quasi che siamo campioni mondiali di resistenza all’evoluzione umana e continuiamo a perpetrare sul vicino, sul prossimo, sul più debole il potere, la sopraffazione. C’è una frase che dice Giulia: tutti i carnefici sono carnefici, tutte le vittime sono vittime in ogni tempo e in ogni luogo e questo che ci risuoni bene nelle coscienze ogni giorno”. Mi sono poi permessa di prendere una licenza letteraria e citare Andrea Camilleri circa una riflessione sul lupo che secondo me vale per le bestie in generale. Giulia afferma: non sono come le bestie sono peggio delle bestie che uccidono per paura, per fame, gli uomini uccidono per gelosia, per rivalità, per potere e danaro e questo a differenza delle bestie li rende colpevoli. Noi oggi siamo colpevoli, ognuno interroghi la propria coscienza. Il giorno della memoria non può essere solo il 27 gennaio ma tutto l’anno. Quando mi è stato proposto di fare questo film mi sono tremate le gambe ma sono state onorata. Siamo circondati dall’egoismo, dall’indifferenza, da ego ipertrofici ed è qualcosa di inammissibile. Al vero processo di Giulia suo figlio Marco non ha voluto esserci, ma è venuto sul set il giorno in cui giravamo quelle scene. il pensiero che Marco fosse lì tra le comparse mi faceva sentire male, sentivo una responsabilità importante di fare bene e non ho dormito la notte precedente. Alla fine è stato bello perchè Marco ha fatto la comparsa, è una persona meravigliosa e mi ha fatto il regalo più grande quando mi ha detto “finalmente ho visto mamma al processo””.

Massimo Wertmuller interpreta Umberto, il marito di Giulia: “Costruire un personaggio che nel silenzio, nella discrezione, perché poi l’amore è fatto di tante cose come prendersi cura di una persona, si mette sulle spalle tutti i fantasmi di Giulia Spizzichino ed è il motore per spingerla ad affrontarli è stato bellissimo. Questa avventura sposa la bellezza del mio lavoro all’importanza di quello che si racconta”.

di Francesca Monti

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