Arriva al Teatro Menotti di Milano, dal 25 febbraio al 2 marzo, “Rigoletto. La notte della maledizione” di e con Marco Baliani

Arriva al Teatro Menotti di Milano, dal 25 febbraio al 2 marzo, “Rigoletto. La notte della maledizione” di e con Marco Baliani, accompagnato da Giampaolo Bandini, alla chitarra, e da Cesare Chiacchiaretta, alla fisarmonica, una produzione Società dei Concerti di Parma, in collaborazione con il Teatro Regio di Parma.

La nostalgia per la donna amata, la gelosa premura nei confronti della figlia, la sete di vendetta contro chi minaccia la sua purezza: i sentimenti di Rigoletto, che la musica di Verdi ha reso immortali, rivivono nell’animo e nella storia di un clown che si esibisce in un piccolo teatro di periferia. Davanti allo specchio, mentre trasforma col trucco il suo viso, si prepara per una serata speciale, quella in cui si consumerà la sua vendetta, sotto gli occhi di tutti. Pensieri, rancori, ricordi si susseguono in un monologo accompagnato, interrotto e per certi versi ostacolato da una musica sempre presente.

«Rigoletto è un monologo, quindi per farlo c’è bisogno di un personaggio in carne e ossa, spirito e materia – scrive Marco Baliani – È uno dei motivi che mi ha spinto a questa impresa. Poter rivestire per una volta la pelle di un altro e starci dentro dall’inizio alla fine: è una gioia particolare per me che in scena da narratore non ho mai la possibilità di calarmi interamente nelle braghe di chicchessia, sempre devo stare vigile a controllare e dirigere l’intero svolgersi della vicenda. Quando invece dirigo altri attori, loro sì, sono personaggi e li invidio sempre un po’, perché so che vuol dire poter essere un altro fisicamente e spiritualmente, una sensazione di pienezza, aver generato un altro avvicina noi uomini al mistero della duplicazione femminile». E ancora: «la seconda motivazione è stata la mia passione per gli esseri del circo, ma quei circhi piccoli, non eclatanti, non amo i “soleil” circensi fatti di effetti speciali e artisti al limite della robotica per la bellezza scultorea e bravura millimetrica del corpo. No, preferisco la rozzezza faticosa ma meravigliosa di quei circhi dove chi strappa i biglietti te lo ritrovi dopo vestito da pagliaccio e il trapezista sa anche fare giocolerie, esseri nomadi, zingarescamente affamati di vita, mi prende uno struggimento totale quando varco quei tendoni, a percepire la fatica quotidiana di un vivere precario ma impeccabile. Volevo fare un omaggio alle cadute, alle sospensioni, alle mancanze di appoggi».

Con “Rigoletto. La notte della maledizione” Baliani dà vita alla prima di tre tappe di scoperta dell’impianto drammaturgico di alcune opere verdiane, sottraendo il melò e portandolo verso un più spietato dramma, quello che sta al fondo dell’opera come cuore pulsante. Partendo dalla figura di Rigoletto, procederà con il Trovatore e la Traviata. Ogni volta la scrittura muterà spessore e forma, così come mutevole sorprendente sarà l’interpretazione fisica e posturale di Marco Baliani.

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