“AL-CANTÀRA” E “6COME6.6LIBERA” INSIEME CON UN VINO DEDICATO A SANT’AGATA PER SENSIBILIZZARE SULLA VIOLENZA DI GENERE

È uno dei simboli di Catania, con la sua vita che, tra religione e storia, ha lasciato un segno indelebile nella cultura della città del Liotru e non solo. Sant’Agata rappresenta l’esempio di una donna che con la sua volontà e la sua elevata spiritualità ha saputo opporsi alla violenza di un uomo che, per motivi religiosi, politici e di genere, l’ha martirizzata, senza mai vincerla. Nella giornata internazionale della donna un produttore di vino, Pucci Giuffrida, di Al-Cantàra, e l’associazione a difesa dei diritti delle donne sui luoghi di lavoro, ossia 6come6.6libera, hanno presentato un’etichetta appositamente dedicata a una tra le sante più venerate per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza e le molestie di genere, in ogni luogo, ivi compreso proprio lo spazio di lavoro.

 L’8 marzo scorso, presso l’enoteca atelier Spazio Al-Cantàra, il padrone di casa Pucci Giuffrida, ha presentato Aituzza, un vino DOC Etna Special Edition, animato da una profonda e importante finalità . lo ha fatto assieme all’ideatrice dell’Osservatorio 6libera.org e vicepresidente dell’Associazione 6come6.6libera, Dhebora Mirabelli, alla creatrice dell’etichetta Annachiara Di Pietro, e al filologo musicale, traduttore, drammaturgo e studioso di riferimento, in Italia, di Søren Kierkegaard Giovani Garrera.

Giuffrida, commercialista che ha saputo coniugare arte e vino in tante sue referenze enoiche, ha sempre mostrato attenzione verso le istanze creative e le emergenze sociali. In questo caso ha connesso Mirabelli, Di Pietro e Garrera per dare vita a un’etichetta che avrebbe assunto il nome di Aituzza, vezzeggiativo affettuoso (in italiano Agatina) che i catanesi adoperano per coccolare la loro “santuzza”, ossia piccola santa. Sull’etichetta di “Aituzza” è presente un QR Code che costituisce un contatto digitale fra i lavoratori e l’Osservatorio contro le molestie e le violenze sul lavoro di 6Libera. Scansionandolo, i lavoratori possono avere accesso ad una piattaforma sicura e anonima che consente loro di denunciare episodi di molestie e ricevere informazioni atte a renderli in grado di tutelarsi. Giuffrida, al cui azienda è stata tributata del titolo di Cantina dell’Anno a Vinitaly 2023, ha deciso di destinare parte del ricavato della vendita delle bottiglie a 6Libera per dare sempre maggiore concretizzazione ai fini istituzionali che la caratterizzano.

Dhebora Mirabelli, imprenditrice nel settore florovivaistico ed edile, dal 2019 presidente regionale della La Confederazione italiana della piccola e media industria privata (CONFAPI) Siciliana, ha spiegato come l’osservatorio digitale “6libera” sia nato in Sicilia nel 2021 da un’idea dell’associazione “6come6.6libera”. Mirabelli ha affermato: «C’è molta disinformazione e poca conoscenza perché l’81% delle donne non denuncia per paura di ritorsioni e quindi è necessario mettere in luce questo fenomeno. È venuta subito in mente alla nostra associazione una connessione con il vino per diffondere il contenuto dell’opera dell’osservatorio, ovvero fornire un sistema di denuncia anonima per chi ha subito le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro. Inoltre, offriamo dati e da analizzare per ispirare delle leggi attuative che creino, all’interno delle policy aziendali, un’effettiva tutela per le donne. Queste ultime, spesso, si sentono sole e abbandonate anche a causa dell’omertà di colleghe e colleghi. L’imprenditore è socialmente responsabile ed è il primo interessato affinché il fenomeno venga fuori e la sua azienda sia sicura e libera dalle violazioni dei diritti umani. Con Pucci Giuffrida e Al-Cantàra, abbiamo trovato una piena sintonia sui principi di sostenibilità e di eticità. Abbiamo subito apprezzato il suo senso di responsabilità e di sensibilità particolare verso l’arte che consente di veicolare temi sociali in modo molto forte. Così è nato il progetto “Aituzza”.»

Giovanni Garrera, altro elemento portante del progetto, ha evidenziato la sua piena adesione all’intento del progetto e ha narrato le vicende, storiche, politiche e religiose di Sant’Agata, donna protagonista di un atto di ribellione contro un potente che voleva vilipendere ogni sua forma di libertà umana e religiosa. La sua opposizione, come raccontato dal drammaturgo, secondo tradizione religiosa, diventa martirio fino al taglio dei seni, miracolosamente risanati grazie alla sua fede, e alla morte. «La scelta del fondo color oro dell’etichetta – ha illustrato Garrera – trasferisce l’idea di uno sfondo di paradiso. È lo sfondo degli angeli che ricostituiscono e risanano il martirio di Sant’Agata e lo pongono in un cielo immortale, in un cielo duraturo, che non conosce maltempo e non conosce passaggio delle stagioni e per questo ha le tinte dell’oro.» Lo stesso filologo ha asserito come la preziosità dell’oro riecheggia quella del vino e consente il rimando alle sacre icone grazie alle due “minnuzze (in italiano piccoli seni) di Sant’Agata”, che sono un prodotto dolciario catanese e che evocano la dolcezza della femminilità.

 Annachiara Di Pietro, crea, da circa sei anni, le etichette delle bottiglie vino, dello spumante e della grappa. Alcune di queste etichette sono diventate le copertine di libri pubblicati da Al-Cantàra. L’artista ha spiegato: «Questa è un’opera concepita diversamente dalle altre etichette da me realizzate per l’azienda. Infatti, nelle altre ho utilizzato un linguaggio che poggiava sul segno e sul colore narrativo, raccontando la storia di un autore di un verso poetico in maniera abbastanza descrittiva. In questo caso specifico, ho sentito una forte responsabilità e ho pensato a sintetizzare e ad utilizzare un linguaggio simbolico. E, come ha affermato correttamente dal professore, la scelta degli elementi che caratterizzano questa etichetta non è casuale. Nella sua semplicità è un’etichetta molto minimale, quasi surrealista, con queste “minuzze”, queste due cassatelle che sono al centro di questo fondo oro. Il fondo oro, per quanto mi riguarda, ha in questo caso, un duplice significato. Da un lato si evidenzia la spiritualità legata alla figura della “Santuzza”, una donna bambina che si è ribellata alla violenza. Dall’altro lato, mi premeva sottolinea la forza di questa donna, il suo rifiuto, che costituisce Il secondo elemento, che trova spazio nell’etichetta proprio con le due” minuzze”. Esse, oltre ad essere un dolce che è stato appunto dedicato a questa donna bambina, incarnano, in qualche modo, un significato simbolico di fede e, soprattutto, di forza e resilienza di una donna verso le prevaricazioni maschile, rappresentando appieno il messaggio che anima questo progetto.»

IL VINO

DOC Etna Rosso, Aituzza 2022 – Al-Cantàra

 (Nerello Mascalese 95% circa, Nerello Cappuccioper la restante parte)

Questo vino affina per il 50% della massa tra tonneau e barrique di 2° e 3° passaggio e per l’altro 50% della massa in botti da 25 ettolitri. In entrambi i casi, l’affinamento in legno è di un anno, a cui segue una maturazione di dodici mesi in acciaio e una successiva, dello stesso periodo, in bottiglia.

Il colore è rosso rubino scarico. Al naso si evidenziano note di frutta rossa matura, in modo particolare ciliegia e amarena, a cui si accostano spiccati aromi erbacei. Spezie piccanti tendenti al pepe caratterizzano il bouquet che si completa con una sostanziosa fragranza balsamica, accenni di caffè ed echi di tabacco. In bocca è avvolgente, con una media permanenza sul palato. Il tannino scalpitante si mostra in via di piena integrazione. Il finale, piacevole e prolungato, richiama il balsamico e quanto colto all’olfatto.

di Gianmaria Tesei

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