Recensione di “Il giocattolaio”, con protagonisti Francesca Chillemi e Francesco Iaia visto al Teatro Manzoni di Milano

L’8 e il 9 marzo al Teatro Manzoni di Milano è andato in scena “Il giocattolaio”, diretto da Enrico Zaccheo con protagonisti Francesca Chillemi e Francesco Iaia.

La trama narra la storia di un serial killer, soprannominato “Il Giocattolaio”, che prende di mira le donne, pur decidendo di non ucciderle. Egli le seduce e le lobotomizza con molta destrezza, abbandonandole a un destino atroce: le rende bambole viventi, immobilizzate su una sedia a rotelle e disponibili ad ogni suo desiderio. Proprio sul caso di queste terribili aggressioni sta indagando Maude (Francesca Chillemi), una giovane psicologa criminale, da poco trasferitasi in un cottage isolato alla periferia di Los Angeles.

Una notte un motociclista bussa alla sua porta per chiedere di poter usare il telefono. Dopo un primo momento di reticenza, Maude decide di assecondarlo: il ragazzo, di nome Peter (Francesco Iaia) apparentemente appare innocuo, ma ben presto Maude sarà costretta a rendersi conto di aver fatto un grave errore a far entrare in casa lo sconosciuto. Che sia proprio lui il terribile Giocattolaio? Tra i due si sviluppa un rapporto molto ambiguo, nel quale i ruoli si confondono, fino a rendere il carnefice vittima e  viceversa. Peter fa credere a Maude di essere un attore e di interpretare una parte, ma sarò davvero così?

Un thriller psicologico ad alta tensione con la sapiente regia di Enrico Zaccheo, che tiene gli spettatori incollati alla scena e con il fiato sospeso dall’inizio alla fine, in un continuo susseguirsi di colpi di scena e ribaltamento della situazione. “Il giocattolaio” infatti indaga la capacità dell’essere umano di manipolare il prossimo, crea spunti di riflessione sugli amori “malati”, sulle relazioni tossiche in cui spesso si resta intrappolati, sulle paure da cui cerchiamo di fuggire e che puntualmente finiscono per attrarci, offuscando la nostra mente tanto da non riuscire più a comprendere cosa sia reale e cosa sia frutto della nostra immaginazione. Al contempo però lo spettacolo ci ricorda che anche nelle situazioni più complicate c’è sempre una via di fuga, una possibilità di riscatto.

La storia si svolge all’interno della casa di Maude, in cucina, dove sono presenti diversi oggetti utilizzati dai protagonisti nello svolgimento della trama e che sono preziosi indizi per l’occhio attento dello spettatore.

Va sottolineata la grande prova attoriale di Francesca Chillemi, che riesce a restituire tutte le sfumature e le emozioni vissute ad un personaggio complesso come quello di Maude, confermando di essere un’attrice versatile e di talento, risultando credibile in un ruolo drammatico e intenso quanto lo è in quelli più leggeri e ironici come ad esempio Azzurra Leonardi nella serie “Che Dio ci aiuti”. Ottima anche la performance di Francesco Iaia, nei panni dell’ambiguo e manipolatore Peter.

Lo spettacolo è una produzione Savà Produzioni Creative e Stefano Francioni Produzioni ed è patrocinato dall’associazione FARE X BENE ETS che sostiene, promuove e tutela i diritti inviolabili della persona, soprattutto delle categorie sociali più deboli e soggette a discriminazioni come donne, bambini e persone disabili.

di Francesca Monti

credit foto Antonio Caracciolo

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