È proprio sismico, tellurico, terremotante il pensiero di un genio proteiforme dell’arte qual era Franco Battiato. La presentazione del libro In Sicilia Con Franco Battiato. Cortili e galassie di un’anima errante di Elvira Seminara, tenutasi giorno 27 marzo a Catania, presso lo storico Palazzo Scammacca del Murgo, ha permesso di scoprire tanti aspetti del cantautore ripostese. L’autrice, interagendo con l’editore del suo scritto Giulio Perrone e con il professor Antonio Mistretta, ha illustrato un libro che è una «geografia commossa dell’anima di Battiato e dei suoi luoghi». Questa definizione è l’acuta sintesi del cantante Mario Incudine, che ha, inoltre, regalato al pubblico presente i suoi simpaticissimi aneddoti del “Franco amico e collega”, nel corso dei quali ha riprodotto, in modo quasi identico, la voce di questo grande mito della musica mondiale.

Le melodie suonate alla chitarra e cantate dallo scrittore e musicista Giulio Carlo Pantalei hanno attraversato e accompagnato una presentazione che nasce dal sinergico intento culturale dell’autrice, di Giulio Perrone Editore e di Antonella Ferrara. Quest’ultima, presente all’evento, è l’ideatrice e organizzatrice del contenitore culturale che segna l’estate italiana in quel di Taormina, ossia Taobuk. Giunta alla quindicesima edizione, con tema centrale “I confini”, la manifestazione, che si terrà dal 18 al 23 giugno prossimi, sostiene e collabora con altre voci culturali come in questo caso avvenuto con Giulio Perrone Editore. Una sinergia che ha visto una significativa esponente dell’arte scritta quale Elvira Seminara esporre i contenuti della sua ultima fatica che rimanda ad un altro grande dell’arte, al quale era legato da un rapporto di grande amicizia, ossia quel Battiato che ci ha lasciati meno di 4 anni fa. Ha fatto da cornice elegante alla presentazione Palazzo Scammacca del Murgo, edificio del diciannovesimo secolo. Sito nel cuore del centro storico di Catania, funziona da centro culturale e struttura recettiva e appartiene all’omonima famiglia, nota anche per Cantine Murgo, rinomata azienda enoica etnea.

L’AUTRICE
Seminara è una giornalista che tutt’ora collabora con L’Espresso e che ha lavorato anche per il giornale La Sicilia. Il suo percorso di scrittrice la vede esordire con “L’indecenza”, nel 2008, libro con il quale vince il Premio letterario internazionale Nino Martoglio, per l’Opera Prima. Seminara, che ha anche insegnato storia e tecnica del giornalismo presso la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Catania, continua proficuamente la sua attività nell’ambito della narrativa con la redazione di altre sei opere e altre quattro pubblicazioni, animando il panorama culturale siciliano. Moglie dell’italianista Antonio Di Grado e madre della scrittrice Viola Di Grado, manifesta una grande profondità descrittiva e un appassionato amore verso le parole, il pensiero e le emozioni umane. Tutti elementi che, abbinati ad un grande spirito di osservazione, segnano i suoi scritti. La sua creatività e curiosità emergono anche nel suo porsi verso gli interlocutori, coniugandole a sinceri rispetto e disponibilità.
IL VIAGGIO NELL’UNIVERSO GEO-EMOTIVO DI FRANCO BATTIATO E IL PENSIERO SISMICO
La scrittrice catanese, nel suo libro ha saputo evitare l’uso del filtro dell’amicizia personale verso Battiato, non tradendo, al contempo, mai la sua riservatezza. Ha affermato di non avere mai pensato di scrivere un libro su di lui e che, se non l’avesse richiesto espressamente Giulio Perrone, non lo avrebbe fatto. Il rapporto umano, la profonda amicizia e l’affetto provato per Battiato, potenziato dalla scomparsa improvvisa, sono stati e sono per l’autrice di “Diavoli di sabbia” componenti personali da tenere per sé e alimentare nel silenzio e nel tempo sotto il velo importante della segretezza. Una volta deciso di accettare la richiesta di Perrone, per l’autrice siciliana, questo libro è divenuto un “viaggio della scrittura con Battiato”. Ha impiegato un anno a comprendere come svolgere questo percorso che ha realizzato in soli tre mesi, rivivendo il passato attraverso la musica di Battiato che ha ascoltato tutto il giorno e tutti i giorni, finendo quasi per vivere nel mondo di un altro da sé, ossia proprio Battiato. Un’esperienza simile, Seminara l’aveva sperimentata vent’anni prima. E questa volta è stata sommersa da suggestioni, da idee e da ricordi, talmente vividi ed emozionati, da fluire in scritto con estrema naturalezza. L’ex docente sicula non ha mai concesso alla sua redazione ciò che concerneva unicamente la sua amicizia, privilegiando, invece, quello che poteva essere di mero interesse per il lettore.
Una scintilla che ha acceso la creazione di questo libro è nata da una domanda che si è posta l’autrice. «Quanto, come accade per gran parte dei siciliani, Battiato è titolare di un pensiero sismico?» Il pensiero sismico, secondo Seminara, è un pensiero che si svolge da un grado all’altro della scala naturale dei valori, delle visioni del mondo e delle percezioni dell’ambiente, indipendentemente dalle tonalità della scala stessa. «È, cioè, un pensiero che ha un ritmo tutto suo, alterato, soggetto a interferenze e smottamenti, con improvvise accelerazioni e pause, scosse e battute. Un pensiero fatto di allerta e dunque di resa, attesa ed esplosione. Un pensiero asimmetrico con picchi imprevedibili e improvvisi vuoti di chi vive ai piedi di un vulcano attivo e inquieto – ha spiegato la romanziera –. Viene da qui il nostro pensiero alogico, irregolare come uno sciame sismico, che, fra echi e incandescenza, vena la musica e l’umanità di Battiato. Il silenzio, appena fuori dalla mischia, è musica. Non è assenza di suono. Il silenzio è il vuoto del Buddha che purifica e screma dalle ridondanze, decanta le angosce terrene, ci solleva in uno spazio depurato e visionario.»

L’idea del pensiero sismico o tellurico era condivisa da Battiato che viveva la “disforia da isolano” di chi vive ai piedi di un vulcano sempre attivo, ma comunque in una terra stabile con il mare che induce allo sconfinamento e che ricorre come elemento nostalgico delle proprie radici in chi abbandona la Sicilia. Così Battiato, all’inizio del suo percorso artistico, si muove tra questi due confini approdando a Milano e cercando di tagliare i ponti con una Sicilia torpida e torbida, provinciale e poco incline ad assecondare i suoi umori e sperimentalismi, soprattutto iniziali, come messo in evidenza da Seminara. Il suo ritorno in terra sicula sancisce il riappropriarsi del suo essere anche “siculamente arabo”, il suo ricomporre le tessere interiori del suo animo e guardare al paesaggio come parte di sé. Per questo, come sostenuto da Seminara, sceglie Milo un luogo che sovrasta territorio e memorie e che gli consente di sviluppare ulteriormente la sua parte contemplativa. Rimane in lui un senso di “impermanenza” che lo fa sentire, al di là dei luoghi e dei tempi, cittadino del cosmo. E lo spazio assume i contorni geografici esistenziali pur passando da quelli materiali raccontati in “In Sicilia con Franco Battiato”. Il tutto nella grata consapevolezza di vivere in un insieme di luoghi privilegiati non solo della Sicilia, ma dell’intero creato. Per questo, nell’ultima fase della sua vita, Battiato avvertiva la responsabilità e il mandato di accompagnare ed aiutare gli altri, ma con grande umiltà e modestia. Queste doti, le aveva maturate e affinate anche rendendosi conto che, nel corso della sua fase giovanile, che ripudiava, era stato spocchioso, evolvendosi poi attraverso la “disciplina”, parola che si ritrova nelle sue canzoni. Disciplina che, come ha evidenziato Seminara, assumeva le forme di un esercizio di miglioramento che naturalmente confluiva nella musica perché per lui la musica era un qualcosa di sacro, una forma di preghiera.


Una preghiera che ha attraversato anche i luoghi fisici vissuti da Battiato. Mario Incudine, che con lui ha condiviso parte del suo percorso artistico, ha posto l’accento sull’importanza di questo libro nel raccontare un artista “necessario” nei luoghi in cui in cui ha vissuto e non per come lo abbiamo visto sul palcoscenico. Perché è così che si comprendono le radici della sua arte e di un uomo generoso verso gli artisti più giovani e verso gli altri in generale, pur nel suo essere schivo e riservato e, a volte, impenetrabilmente calato nei suoi abissi personali. E nonostante questi suoi aspetti Battiato è stato un uomo, in grado, in privato soprattutto, di esternare una grande ironia, in particolar modo attraverso il racconto di alcune barzellette. Tutte queste caratteristiche lo portato a divenire un innovatore eclettico, perché adatto a creare in vari campi, dalla scrittura alla musica, suscitando sempre emozioni e smuovendo pensieri significativi. Questa sua ricchezza di umori e dimensioni non simili lo ha reso polimorfo e simbolo generativo di arte tra gli estremi. E proprio nel titolo del libro, che cita cortili e galassie, si avverte il portato di questa opulenta complessità di “un’anima errante” che ha costruito la sua poetica e la sua estetica percorrendo i cortili. Essi sono un elemento fondante nella sua topografia sentimentale, come ha enfatizzato Seminara. Le galassie, naturalmente, sono state l’altro polo del suo cosmo interiore che, pur antitetico al precedente, proprio con esso ha definito il percorso di formazione della sua materia organica e di quella spirituale. Battiato si muoveva agilmente tra gli opposti, mutuando ed amando l’acume e la capacità adattativa delle lucertole e la libertà dominante delle aquile, due animali che apprezzava profondamente. Così come apprezzava l’aspetto positivo della mescolanza, in ogni campo tra elementi differenti come scintilla generativa di crescita personale e collettiva. In un tempo, in cui spesso si professa l’inverso, si sente anche per questo e ancora di più la mancanza del grande Battiato!
di Gianmaria Tesei
