Al Teatro alla Scala immersivo Peer Gynt di Clug – Grieg – Ibsen   

Al Teatro alla Scala, il capolavoro coreografico in due atti Peer Gynt, del brillante coreografo Edward Clug, assistito da Milòs Isailovic e Mirjana Srot, in scena fino al 18 aprile, è un’esperienza immersiva, analitica, surreale, visiva, sonora ed olfattiva, dalle atmosfere gotiche ed oniriche. Una bella sfida mettere in scena quel doppio capolavoro che è Peer Gynt, dramma del norvegese Henrik Hibsen, pubblicato nel 1867 ed inizialmente nato solo per essere letto (Lesedrama), venne poi musicato su richiesta dello stesso Ibsen, dal più grande compositore norvegese del tempo, Edvard Grieg e rappresentato per la prima volta a Oslo nel 1876.

Recentemente a Parigi al Thèatre du Chàtelet è stato proposto in chiave drammaturgica con la traduzione dall’inglese al francese del regista Olivier Py, con l’interpretazione del poliedrico attore-cantante-ballerino Bertrand de Roffignac, in oltre tre ore di spettacolo, nel ruolo del personaggio complesso del protagonista. L’asse nordica Norvegia-Svezia-Danimarca, attraversa la fusione magica ed ancestrale delle tradizioni e credenze tramandate dei popoli, con i suoi miti ed eroi, luoghi dai quali Ibsen ha attinto per il dramma in versi, ove in viaggio con la famiglia nel Gran Tour in voga a fine secolo ottocento, soggiornando presso la pensione degli artisti Rosa Magra, a Sorrento, scrisse gli ultimi due capitoli di Peer Gynt.

Losa, Caporaletti, Turnbull e il corpo di ballo – credit foto Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Questo capolavoro teatrale in cinque atti in versi, scritto tra Roma e la Campania, profuma di sfumature anche italiane, non fosse altro per l’ironia dei personaggi con cui incede la narrazione, fonde memoria personale e leggenda, storia e fiaba, per ricreare un uomo simbolo, Peer, eroe bambino, avventuroso e impulsivo, punito e sculacciato, ma anche anti eroe da adulto, intriso di fragilità, sopra le righe, artista si direbbe, perché curioso, creativo ed ambizioso, a costo di perdere se stesso,  la donna che lo ama, anche accettando l’infedeltà, nelle baruffe e nella morte.

Sono gli anni in cui vengono pubblicati nello stesso periodo romanzi favolistici, come Alice nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll nel 1865, due anni prima dell’uscita di Peer Gynt, in cui appare la figura del bianconiglo, lo stesso coniglio bianco che in scena si palesa con le figure fantastiche e mitologiche riproposte dal coreografo Clug, probabilmente anche lo stesso Ibsen a sua volta potrebbe avere ispirato le seguenti opere, Pinocchio di Carlo Collodi scritto nel 1883 e Peter Pan di J.M. Barrie pubblicato nel 1902-1906.

Nella foto Victorien Vanoosten, Edward Clug e Frederic Olivieri – credit Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Ambìto è il lavoro del coreografo Edward Clug, di origine rumena, alla testa del Balletto Sloveno di Maribor dal 2003, che nutre le grandi Compagnie di balletto, come con Peer Gynt, creazione del 2015 portando i suoi capolavori nei teatri di Zurigo, Vienna, Hannover, per citarne alcuni, conosciuto all’estero per il suo famoso progetto coreografico Radio&Juliet sakhesperiano, con la musica dei Radiohead.

Navrin Turnbull – credit foto Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Il cast della terza rappresentazione scaligera, si è rivelato oltre le aspettative più rosee, riscuotendo ovazioni dal pubblico, in una silenziosa attenzione partecipativa nei due atti, non scontata. Il Corpo di Ballo ed i suoi solisti, tutti molto coinvolti e coesi attorno all’imprinting del ruolo  di Peer, rivestito dall’interprete principale Navrin Turnbull, con una qualità espressiva generosa che viene alla luce, si rivela e sorprende, capace di creare un feeling nella complessa trama variegata tra finzione e realtà, reggendo il timone della struttura narrativa coreografica di Clug.

Così come per il personaggio del Cervo, con Emanuele Cazzato, alter ego maestoso e d’importante fisicità, gioca il ruolo della congiunzione tra uomo e natura. Mentre fa da contraltare la figura della Morte, come un grillo parlante e voce della coscienza, interpretato da Andrea Crescenzi sempre alle spalle, condottiero e burattinaio, del pensiero e  dei sentimenti del giovane Peer, un Peter Pan nordico incapace di scegliere, che si ripara tra figure mitologiche dei Troll e ninfe, racchiusi nel primo atto in un impianto scenografico di pedana circolare metafora della vita stessa entro cui l’archetipo si rivela figurativo nei suoi personaggi mitologici, tra cui Peer si rifugia per sfuggire alla realtà.

Una visione che nel secondo atto si sviluppa in uno spazio vuoto e sul piano lineare, con un viaggio da Occidente ad Oriente, in parallelo al suo percorso di crescita dall’età evolutiva a giovane e uomo maturo, incontrando sul percorso ostacoli e disagio mentale per l’incomprensibile leggerezza dell’essere umano. Le figure delle donne,  con Alice Mariani nel ruolo di Solveig, di Antonella Abano, la madre di Peer, dei personaggi della Donna in verde, Ingrid la sposa, le ragazze della malga, sono un collante e riferimento centrico in cui Ibsen drammaturgo e Clug coreografo contemporaneo, pongono rilievo ed attenzione rispetto al ruolo femminile attorno a Peer.

Linda Giubelli e Navrin Turnbull – credit foto Brescia e Amisano ©Teatro alla Scala

Le suggestioni sonore di alcuni suoni della natura, talune parti recitate del testo e la cristallina conduzione del direttore d’orchestra Victorien Vanoosten, la leggerezza di Leonardo Pierdomenico al pianoforte sulle note di Grieg e le voci soavi del Coro, avvolgono l’atmosfera in un respiro collettivo. Una produzione intensa, ricca di sfumature, in cui pervade nell’aria un profumo di promozione di ruolo, che Navrin Turnbull meriterebbe a pieni voti, australiano, formatosi presso la John Crancko Schule, Ballettschule der Staatstheater Stuttgart in Germania, prima di entrare a far parte nel 2021, in qualità di solista, del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala.

www.teatroallascala.org

di Emanuela Cassola Soldati

credit foto copertina Tiberiu Marta

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