“Io sono nato nel 1996, non avendo mai vissuto nulla del genere ho ascoltato tante storie, ho cercato più informazioni possibili su come vivevano i partigiani, come dormivano e come si procuravano il cibo per poter entrare nel personaggio”. Francesco Centorame è tra i protagonisti di “Fuochi d’artificio”, in onda su Rai 1 il 15, 22 e 25 aprile, con la regia di Susanna Nicchiarelli, tratta dall’omonimo romanzo di Andrea Bouchard, prodotta da Fandango-Matrioska in collaborazione con Rai Fiction.
Il giovane e talentuoso attore, di cui il pubblico ha già potuto apprezzare le grandi qualità interpretative in “Skam Italia”, “C’è ancora domani” e a teatro in “Ho paura Torero”, nella serie in tre puntate interpreta Vittorio, un partigiano ventitreenne, che prima della guerra era uno studente di chimica all’università. Già da allora era attivo politicamente, ma con le armi in mano non sembra molto a suo agio. È anche per questo che tra lui e Marta (Anna Losano) la simpatia reciproca è immediata: entrambi sognano la pace e hanno in odio la violenza.

Francesco, in “Fuochi d’artificio” interpreta Vittorio, com’è entrato nel personaggio?
“E’ stato come ripercorrere la storia. Più o meno tutti sappiamo quello che è accaduto all’epoca, ma conosciamo poco le dinamiche quotidiane. Io sono nato nel 1996, non avendo mai vissuto nulla del genere ho ascoltato tante storie, ho cercato più informazioni possibili su come vivevano i partigiani, come dormivano e si svegliavano, quante volte c’erano gli attacchi, come si procuravano il cibo, per esempio il pane. Vittorio ha sempre avuto la passione per la politica, ma studiava chimica all’università, poi come spesso accade gli eventi cambiano la vita delle persone e con l’arrivo della guerra decide di diventare un partigiano. L’aspetto dello studio della chimica sarà però molto importante nell’arco narrativo del mio personaggio e della storia”.
Nel corso della serie nascerà anche una simpatia reciproca tra Vittorio e Marta…
“Vittorio insegna a Marta che non c’è un solo modo per combattere, ma ce ne sono tanti altri senza l’uso della violenza, e questo cambierà le sorti della vicenda. Lei è molto legata a suo fratello Matteo (Gabriele Graham Gasco), ma non sa dove si trovi, se sia vivo o meno perchè in quel periodo non c’erano i telefoni per comunicare. Vittorio arriva in un momento di pericolo per la vita di Marta, di instabilità, di paura, e porta una sicurezza, una tranquillità di cui lei ha bisogno”.
Si è in qualche modo rivisto in Vittorio? Ha trovato dei punti di contatto con lui?
“Ho trovato diverse affinità con Vittorio, nei valori in cui crede, nella sua precisione, nell’altruismo, nella voglia di voler fare qualcosa per gli altri, nell’impegno civile e soprattutto nella ricerca di vie alternative, che non siano quelle della violenza”.

Francesco Centorame con Barbara Ronchi in “Fuochi d’artificio” – credit foto ufficio stampa
La lotta per la libertà, per la democrazia e anche per la pace sono tematiche presenti ancora oggi. Quanto le arti, in questo caso la serie “Fuochi d’artificio”, possono essere utili per far riflettere le persone su certi valori, su certe tematiche?
“Ci piacerebbe che questa serie fosse vista da tante generazioni, dai più giovani ai più anziani, magari insieme, per far sì che la memoria non vada persa e che quindi non si ripetano alcuni schemi. Credo che l’arte in questo caso possa aiutare molto, però bisogna al contempo trovare una soluzione a livello pratico. Se penso a quello che accade oggi nel mondo mi domando perchè si arrivi a tutto ciò. Chiaramente c’è di mezzo il potere e l’essere umano che non sarà mai soddisfatto, quindi è necessario rendersi conto che alla fine facendo la guerra non vince nessuno ma perdiamo tutti”.
I primi due episodi della serie sono stati presentati nel corso di un incontro con trenta scuole di tutta Italia, a cui era presente anche la partigiana Luciana Romoli. Quale ruolo pensa possano avere le scuole per crescere delle generazioni più consapevoli su certe tematiche?
“Credo che debba esserci un modo diverso di parlare di certi temi, che porti a empatizzare realmente o comunque a mettere il focus su questi avvenimenti, altrimenti diventa un argomento da studiare soltanto per prendere un buon voto, che però non rimane attaccato alla pelle. Iniziative come questa serie, come l’incontro che si è tenuto con le scuole, alla presenza della partigiana Luciana Romoli che ha raccontato la sua storia, credo che possano essere molto utili per far capire ai ragazzi quello che è accaduto e che senza queste persone oggi probabilmente noi non saremmo qui. Troppo spesso sembra che la storia non ci abbia insegnato nulla, per questo è importante ricordare”.
Facendo un piccolo passo indietro, che esperienza è stata per lei interpretare Giulio in C’è ancora domani” di Paola Cortellesi, film amato e premiato in tutto il mondo?
“Non ci aspettavamo un successo così grande. Penso che i personaggi siano innanzitutto persone e purtroppo vedo spesso uomini come Giulio anche nei servizi dei telegiornali, negli articoli dei giornali, per cui è stato abbastanza forte emotivamente andare a interpretare quel ruolo. Dobbiamo pertanto essere consapevoli del fatto che Giulio esista nella realtà e che fondamentalmente quella parte negativa è insita, anche in piccolissime dosi, in ognuno di noi”.

Nella foto Francesco Centorame e Romana Maggiora Vergano in “C’è ancora domani” – credit Claudio Iannone
Il patriarcato, la violenza domestica, i femminicidi sono purtroppo all’ordine del giorno. Secondo lei da cosa si potrebbe partire per generare un vero cambiamento, visto che nemmeno l’inasprimento delle pene ha portato gli effetti sperati?
“Studiando psicologia penso che possa essere molto utile inserire nelle scuole medie o elementari una figura professionale che sappia individuare alcune dinamiche insite nell’essere umano in modo da anticiparle. Vorrei che si investisse di più sull’aspetto psicologico degli individui singoli e della collettività. Ci sono infatti degli eventi che vanno a creare una sorta di adattamento a uno schema che poi tu riproponi perché l’hai visto, l’hai appreso, l’hai ascoltato, perché ci credi e ti dà sicurezza. Andare a modificare il pensiero e quindi uno schema fa sì che a 12, 13, 14 anni tu capisca che quel comportamento in realtà non va bene, che non ti appartiene, ma è altro da te. Le pene vengono sempre comminate dopo che qualcosa è accaduto, io vorrei invece che si prevenissero e si evitassero certe situazioni”.
Da ragazzo sognava di fare il calciatore, cosa le ha fatto cambiare idea?
“Io volevo diventare calciatore, poi psicologo e pilota di auto (sorride). In realtà è stato proprio l’incontro con uno psicologo che mi ha cambiato le prospettive del futuro, che mi ha fatto capire che mi piaceva fare anche altro, quindi ho iniziato con la teatroterapia, poi è arrivato il teatro e a seguire il cinema”.
A proposito di teatro, è in scena con “Ho Paura Torero”, che ha collezionato sold out, dove interpreta il ruolo di Carlos, al fianco di Lino Guanciale. In particolare c’è una battuta molto significativa in cui si dice che “tra l’amore e l’affetto c’è un mondo di differenza, ti voglio bene con la tua differenza”, uno dei messaggi importanti che passano attraverso questo spettacolo…
“Ho paura torero, con la regia di Claudio Longhi, è uno spettacolo che trasmette tanti messaggi belli, quello che hai citato in particolar modo torna utile anche per il discorso che abbiamo fatto prima in quanto ci ricorda che l’affetto e l’amore possono andare oltre le differenze”.
Com’è stato vestire i panni di Carlos in questo spettacolo così coinvolgente a livello emotivo?
“E’ stato molto forte. Mi ha insegnato tanto, a livello umano, rappresentare lo sgretolamento di una persona che parte vogliosa di fare la sua resistenza e poi fallisce e impara che la cosa più importante è l’amore. Carlos e la Fata dell’angolo si scambiano questi valori, lui le insegna a rispettarsi, ad avere un ruolo sociale importante, la Fata invece regala a Carlos una grammatica emotiva che non gli appartiene, che non ha mai avuto modo di sperimentare”.

Francesco Centorame e Lino Guanciale in “Ho paura Torero” – credit foto Masiar Pasquali
Riporterete in scena “Ho paura torero” anche nella prossima stagione teatrale? In quali altri progetti sarà impegnato?
“Con “Ho paura Torero” saremo fino al 17 aprile al Teatro Argentina di Roma, mentre per la prossima stagione non sappiamo con certezza se lo riporteremo in scena. Ci sono poi diversi progetti che usciranno tra il 2025 e il 2026 ma non posso anticipare ancora nulla”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Daniela Staffa
Per il posato di apertura si ringrazia Tommaso Scribani Rossi – Tna Srl
