ALCUNE COSE DA METTERE IN ORDINE: il palco del Teatro Giuditta Pasta di Saronno ospita il nuovo lavoro di Rubidori Manshaft: un viaggio teatrale tra memoria, tempo e cura

Dopo un lungo percorso di ricerca e ascolto nelle case di cura per anziani, Rubidori Manshaft porta in scena al Teatro Giuditta Pasta di Saronno (Va) il 23 maggio Alcune cose da mettere in ordine, un’opera intensa e poetica sul passaggio del tempo, la fragilità del corpo e della mente, il significato profondo della cura. Lo spettacolo sarà presentato in anteprima nell’ambito del FIT Festival Internazionale del Teatro e della scena contemporanea, con date a seguire in diverse città italiane e svizzere.

Protagonista è Anna, una donna alla soglia dei sessant’anni, interpretata da Roberta Bosetti, che inizia un viaggio interiore per fare ordine nella propria vita. I suoi pensieri – lucidi, spezzati, surreali – si intrecciano a ricordi e desideri in un montaggio emozionale che scava nella paura della perdita, nella solitudine, ma anche nella forza della resilienza.

Una creazione collettiva tra arte e realtà

Nato all’interno del progetto biennale FIT!, Alcune cose da mettere in ordine è frutto di un lavoro artistico e sociale durato anni, interrotto dalla pandemia e poi ripreso nel 2022. Rubidori Manshaft, insieme a Katia Gandolfi e in collaborazione con case di cura e centri diurni in Svizzera e Italia, ha condotto oltre trenta incontri con anziani ospiti, raccogliendo storie, gesti, paure, e sogni.
Ne è scaturito un testo scritto con Angela Dematté e Roberta Dori Puddu, che firma anche scene e costumi.

Completano la creazione:

  • Giacomo Toccaceli, presenza scenica accanto alla protagonista
  • Fabio Bilardo (video e montaggio), Federica Furlani (progetto sonoro), Elena Vastano (luci), Ugo Fiore (assistente alla regia), Fabio Cinicola (video interno)
  • con il contributo video di oltre 50 anziani partecipanti, visibili in ordine alfabetico nel progetto

Un’opera che interroga il nostro tempo

Lo spettacolo si muove su tre piani – memoria, presente, futuro – restituendo il disorientamento e la complessità del pensiero nella maturità della vita. Attraverso la voce e la corporeità di Anna, Alcune cose da mettere in ordine ci invita a riflettere sulla vulnerabilità, sull’assenza, ma anche sulla potenza del ricordo e sulla possibilità di trasformare il dolore in rito e consapevolezza.

La scena – costruita come una mente viva, con spazi visivi che distinguono presente e memoria – diventa un luogo rituale dove la ripetizione, come nella preghiera o nella cura, aiuta a domare l’incontrollabile.

Note di drammaturgia, di regia e sullo spazio di Roberta Dori Puddu: “Quando ho iniziato a ragionare intorno al concetto di vecchiaia, mi sono trovata ad affrontare un tema socialmente familiare ma lontano dal mio mondo personale. E come quando ci si prepara ad affrontare un viaggio ho iniziato ad ‘attrezzarmi’. Arriva un primo inciampo, la pandemia. Nel vuoto e nella cupezza di quel momento di mezzo, mi sono dedicata alla lettura, incontri con psichiatri, filosofi, neurologi, operatrici e operatori delle case anziani. Tra le letture rivelatrici Rivolta e rassegnazione. Sull’invecchiare, di Jean Améry. Ha rivelato in me il cinismo che rende “forti” nell’affrontare la paura e che si applica alle cose sconosciute. Améry riflette sul vissuto, sui segni che la vita lascia sul nostro corpo, registrando con la maggiore lucidità e fedeltà possibili i processi nei quali si trova invischiato chi invecchia. Salvatore Settis è stato un altro compagno di viaggio. Col suo ragionare su Chronos, tempo della produttività ed efficienza e, Kairos, della riflessione sulla qualità del tempo, ovvero l’abilità di fare la cosa giusta al momento opportuno. Insieme a loro, Roland Barthes, Filottete, Giovanni Gurisatti, e altri. Invecchiare (e ora aggiungo vivere) bene, è il compito di ogni istante della vita come diceva Schopenhauer, non nascondendo la terribile sensazione che “Nilo stia ormai arrivando al Cairo”. Ci si aspetta di invecchiare, senza “inciampo”. Ma la natura può scegliere senza il nostro consenso. Inizio a riflettere sulla finitezza umana in un’epoca dove in ogni modo si cerca di contrastare le regole biologiche, allontanare e rimuovere la fine, rimuovere la morte. Nel confronto reale con le persone ospiti delle case anziani, mi si è invece ribaltato il concetto del “mondo fuori”, gestito da Chronos e si è messo a fuoco il valore di Kairos, il momento giusto dove qualcosa di speciale accade. Negli incontri è accaduto che la senilità perdesse il suo statuto meramente bio-cronologico e acquisisse un valore pratico-tipologico di saggezza e di accettazione delle regole, del limite, compreso quelle che la malattia impone. Un processo meno intellettuale, meno ‘ameriano’, e più in accordo con la natura potente ed assoluta che ha facoltà di piegare gli eventi, anche i più nefasti e trasformarli in speranza, in valore. Durante questi scambi ho avuta la necessità di fermare Kairos, attraverso l’Ars, il valore artistico del fare prendendo il calco delle mani di tutte le persone intervistate, come un certificato eterno di presenza. Mani, simbolo che troveremo anche nella scelta scenografica. Il testo, scritto a quattro mani con Angela Dematté, non è autofiction ma necessità di entrare nella visione della paura, della perdita del controllo. Anna (Roberta Bosetti in scena) è simbolo di quello che ci affrettiamo a togliere dalla vista, ogni segno dell’umana debolezza, della fine senza traccia del nostro passaggio sulla terra. Un percorso che si sviluppa contemporaneamente su tre piani, la memoria, (come ricordo) il presente, (come riflessione) e il futuro (come paura). Tempi che si intersecano e si sovrappongono a ritmo sincopato analizzati, o immaginati, da una donna che fa, o vorrebbe fare, il punto della sua vita, delle scelte, delle gioie e dei rimpianti. Che diventano spazio delimitato in cui Anna si muove, ma anche scelta drammaturgica o, per meglio dire, rafforzativa del testo. Lo spazio/scena è costruito sulla proiezione della costruzione degli accadimenti nella mente di Anna. Da un esterno che ci mostra il mondo reale di Anna (video iniziale), entriamo nello spazio teatrale che rappresenta la sua mente, che sa dividere lucidamente lo spazio della sua paura: spazio bianco per non permettere che nulla venga assorbito, spazio color tabacco ossia spazio della memoria: dove ci viene proposta la costruzione dei suoi ricordi attraverso gli oggetti, in una visione scenografico-drammaturgica. “Alcune cose da mettere in ordine” per cercare di oltrepassare la paura di una possibile inaspettata malattia, attraverso il rituale, il gesto ripetuto, la preghiera. Come tutti i rituali la ripetizione afferma delle certezze e da forma alla speranza di Anna e all’accettazione degli eventi non controllabili. Giacomo (Giacomo Toccaceli) diventa la figura elaborata dalla mente della protagonista, colui che l’aiuta ad orientarsi tra i fantasmi. Capace, come dice Schopenhauer, di una “estetica dell’esistenza” (L’arte di invecchiare ovvero Senilia)”.

Oltre il Sipario – Dietro le quinte della Cura

23 maggio ore 18:30 | Foyer del Teatro Giuditta Pasta

Un incontro aperto al pubblico per approfondire i temi e i processi creativi dello spettacolo Alcune Cose da Mettere in Ordine, esplorando il rapporto tra arte, cura e fragilità.

Realizzato in collaborazione con Enrico Cantù Assicurazioni – Ag. Generali Saronno, l’incontro riunisce voci diverse, tra teatro, assistenza e terapia, in un dialogo vivo e partecipato.

Intervengono:

  • Rubidori Manshaft – Ideatrice, regista e drammaturga dello spettacolo
  • Alice Balboni – Musicoterapeuta ed educatrice
  • Laura Biella – Infermiera
  • Enrico Cantù – Fondatore di Enrico Cantù Assicurazioni

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria

Prenotazioni: biglietteria@teatrogiudittapasta.it

credit foto Luca Del Pia

Rispondi