AD ETNA COMICS “LA VOCE BLU”: ANDREA BOSCA E LA POESIA

Un attore e regista, ma anche un poeta. Andrea Bosca, di recente sul piccolo schermo in “Belcanto”, la serie televisiva italo-belga di Carmine Elia, targata RAI, ha manifestato anche il suo talento nell’arte scritta con il libro “La voce blu” (Interno Poesia Editore). Questo viaggio poetico è stato protagonista alla tredicesima edizione di Etna Comics, il Festival Internazionale del fumetto, del gioco e della cultura POP, svoltosi dal 30 maggio al 2 giugno, presso il centro fieristico le Ciminiere di Catania. Lo scorso 1 giugno, infatti, è avvenuta la presentazione del libro che ha visto la partecipazione della regista Laura Luchetti, acclamata director, tra l’altro, del quarto episodio delle miniserie tv “Il Gattopardo”. A moderare l’incontro è stato il responsabile Area Movie Cateno Piazza.

Andrea Bosca si divide tra cinema, teatro e produzioni televisive, sia in ambito nazionale che internazionale. Originario delle Langhe, grazie alla sua duttilità interpretativa, ha lavorato con tanti registi di fama, mostrando inoltre una grande sensibilità per problematiche di natura sociale, L’interprete piemontese è infatti socio fondatore di ETS Every Child Is My Child, associazione per la tutela dei diritti dell’infanzia.

“La voce blu”, costituisce un cammino di trasformazione interiore scandito in tre decenni e articolato in tre atti. Bosca narra la sua interiorità in evoluzione. Un’interiorità che è incardinata su emozioni positive e negative, relazioni, accadimenti di vario genere, aspirazioni che popolano la dimensione intima dell’attore di Canelli e che trovano, grazie all’amore, una loro spiegazione, con il superamento della sensazione di vacuità interna che anima lui e, in fondo, tutti gli esseri umani.

Nel corso della presentazione Bosca ha regalato i suoi pensieri al pubblico presente.

Nel suo libro, nonostante vi siano emozioni profonde e anche dolorose, emerge il concetto di speranza.

“Assolutamente sì. Rappresenta l’unico modo per affrontare la perdita e i dolori della vita”.

Come nascono e come differiscono le sue poesie iniziali da quelle successive?

“Trovo che le poesie siano cambiate perché anche io stesso sono cambiato come persona, così come è mutato il mio modo di analizzare la vita, il tipo di personaggi che interpreto come attore, e il resto del mondo. Però tutto quello che ero prima mi ha portato ad essere quello che sono adesso e questo viene trasmesso anche nell’evoluzione del mio percorso poetico. Al di là di tutto, secondo me, si genera pian piano una confidenza con quello che si fa e che si è. Questa confidenza nasce da una frequentazione e una connessione profonda con sé stessi che viene canalizzata a livello creativo e che io ho riscontrato essere uguale in tutte le arti che io ho performato nella mia vita, dalla scrittura alla recitazione. Con il tempo, ho cominciato a fidarmi più profondamente della mia voce interiore e questo ha generato in me una sensazione di bellezza superiore in quello che faccio e sono. Il linguaggio, comunque, cambia perché, nel tempo, ho vissuto varie esperienze e, ad esempio, io mi sono innamorato di alcune cose e non di altre. La scrittura è per me un pezzettino di quello che ho imparato e che penso sia giusto condividere con tutti. Poi mi piace quando vedo delle persone che si appassionano, e magari qualcuno dice:” anch’io vorrei, anch’io potrei””.

Che consiglio darebbe a chi vuol provare la strada dell’arte scritta?

“L’unico consiglio che sento di dare è quello di avere una disciplina. Io, ad esempio, dopo aver scritto più volte le poesie, non ho scritto per un po’ di tempo, perché poi mi si è spezzato il cuore, sono morte delle persone, ho avuto dei problemi e non volevo più scrivere. Ma la mia vita, così, era diventata molto arida. Allora sono tornato a scrivere perché è il mio modo per vedere il mondo col cuore, con l’anima. E quando mi sono riconnesso con me stesso ho avuto la forza di capire che non avevo capito tutto, che non avevo ancora amato tutto quello che potevo amare, che non avevo ancora affrontato la vita con tutto il coraggio che ho. Ho scoperto così nuove risorse. E per farlo ho adottato la mia personale disciplina che consiste nell’individuare le cose importanti e tenerle sempre come punto di partenza su cui costruire il resto della vita”.

Con “La voce blu” si avverte la sua esigenza di scrivere un libro di poesia, usando quindi un linguaggio diverso da quello che adopera sullo schermo, ricercando una diversa forma di connessione globale tra sé e il mondo esterno.

“In un mondo che forse ha paura di guardarsi dentro, spesso manca questo tipo di connessione.  A volte abbiamo anche paura di capire se abbiamo risolto delle cose, se siamo riusciti a fare, in parte o totalmente, un percorso che ci abbia portati dall’essere una persona triste all’essere una persona tranquilla. Questa paura si supera con la connessione con sé e, anche, con gli altri. È una connessione che passa attraverso la capacità di essere semplice, senza difese di fronte all’immensità che abbiamo dentro e che anche gli altri hanno. Questo accade quando noi rivolgiamo la nostra attenzione anche sugli altri e, di conseguenza, accadono cose incredibili., perché siamo più liberi noi stessi. Il problema è che noi tendiamo sempre, in qualche modo, a “disegnarci”, perché da adulti siamo pieni di armature, maschere e sistemi difensivi e cose del genere”.

Come artista hai dovuto creare tante maschere e difese dal mondo esterno?

“Nel tempo credo di avere capito quale sia la direzione per essere “un libero bambino e un essere adulto consapevole”. Ma nella vita, così come nella scrittura e nell’arte, ci si trova a scontrarsi con il fatto che il mondo può esercitare un potere su di noi. E da questo nasce una forma di protezione che crea distacco dalle altre persone e allontana dalla fonte della connessione con sé stessi e il mondo che è l’ascolto, che ci permette di percepire l’anima grande del tutto. È così che ci si sente incompresi e non si comprende il mondo e si può finire in una grande, avvolgente e profonda tristezza qual è la depressione, che spero sia solo una grande e dolorosa avventura dell’immaginario umano. In realtà è fondamentale stabilire cosa sia importante nella propria vita, i valori indispensabili.  E dare tutto sé stesso per non scendere mai al di sotto di quello che si è. Io lo faccio anche nella recitazione e rappresenta, come avevo accennato prima, la mia personale forma di disciplina”.

Come definirebbe il suo libro?

““La voce blu” è una raccolta di pensieri e parole fatte per il corpo che è il grande dimenticato di questo momento storico. Perché il corpo racconta le emozioni dell’anima, ma non viene amato in tal senso, in questo periodo storico. Per me, il mio libro, è una sorta di atto di resistenza, di riflessione, di liberazione, in cui trasmetto la gioia, la voglia di vivere, il sesso, l’amore, i valori e la ricerca di qualcosa di più di quello che il mondo attorno vuole che noi siamo. Mi riferisco al fatto che ogni persona dovrebbe scegliere di essere sé stessa fino in fondo, dovrebbe seguire la sua personale missione, grande o piccola che sia, sentendosi chiamata a fare, in questa vita, un qualcosa in più. Mi piace pensare che ognuno di noi abbia, inoltre, uno spazio di completa follia, divertimento e gioia grazie al quale la propria immaginazione può raccontare chi si è davvero senza paura. Io mi sento, e credo che lo siamo tutti, uno studente della vita, non uno che ha capito tutto. Uno che sta imparando a saper soffrire e a saper gioire alla stessa maniera, cosa che possiamo fare tutti se siamo realmente e intimamente connessi con noi stessi. Nel mio percorso umano sono state fondamentali le poesie anche per questo, perché celebrano il dolore e anche la gioia e, quindi, permettono di comunicare profondamente con questi due sentimenti”.

di Gianmaria Tesei

Rispondi