“Mi piace raccontare le storie, a prescindere che sia una canzone, un film o un libro”. Michele Bravi è un artista a tutto tondo, dalle mille sfaccettature, ma soprattutto è dotato di grande empatia e rara sensibilità artistica e umana e questo gli consente di spaziare tra vari mondi trattando argomenti seri o più leggeri. Ha infatti pubblicato il 23 maggio “Popolare” (Pastore Studio under exclusive license to M.A.S.T./Believe), un brano nato tra il Brasile e New Orleans, in cui il cantautore ha respirato e assorbito alcuni dei luoghi più colorati e allo stesso tempo “mistici” del mondo, amplificando e facendo proprie queste esperienze e collaborando con Mida, uno dei giovani artisti di punta della scena pop attuale.
Ad aprile è invece uscito “Lo ricordo io per te”, un progetto che racconta la bellissima storia d’amore dei suoi nonni, Graziella e Luigi, che non è stata scalfita neanche dalla malattia che ha colpito la nonna e che cancella ogni ricordo, e si compone di una canzone, un cortometraggio scritto dall’artista, che lo vede per la prima volta alla regia, con protagonisti Lino Banfi e Lucia Zotti, ambientato a Città di Castello, e un libro in uscita in autunno.
Michele Bravi, con la consueta disponibilità, in questa intervista ci ha parlato di “Popolare” e di “Lo racconto io per te”, dei suoi nonni, dei prossimi impegni estivi ma anche del legame artistico speciale con Fiorella Mannoia.

Michele Bravi e Mida – credit foto Igor Grbesic
Michele, è uscito “Popolare”, il tuo nuovo singolo in collaborazione con Mida, nato tra Brasile e New Orleans. Quali colori, luoghi e suoni ti hanno ispirato nella scrittura di questo pezzo?
“Tutto nasce da un viaggio. Per me è importantissimo viaggiare, soprattutto quando devo scrivere. Sono partito da turista con destinazione New Orleans, uno di quei luoghi che desideravo vedere almeno una volta nella vita. Sono rimasto lì una settimana, quindi sono tornato in Italia e poi sono ripartito nuovamente. Quella città mi ha proprio stregato, con il suo “folklore”, inteso come esperienza musicale. Tutto il giorno, a tutte le ore, per strada, a New Orleans un musicista inizia a suonare e se ne aggregano altri. C’è un enorme senso di comunità rispetto alla musica ed è molto presente anche il legame con la parte spirituale. Così ho pensato di ricreare una situazione del genere attraverso la mia scrittura, in quanto volevo che ci fosse quella interculturalità. Partendo da quell’idea ho scritto “Popolare”. La collaborazione con Mida nasce proprio dalla sua esperienza latina, dato che ha origine venezuelana, e da quel piglio di ironia, di voracità rispetto alla musica, che è proprio della sua storia. Mi piaceva questo contrasto, perché sulla carta Mida e Michele Bravi sembrano irraggiungibili tra di loro, poiché rappresentiamo mondi musicali diversi ed era difficile immaginare un brano che potesse unirci musicalmente. L’obiettivo era invece riuscire a incontrarci così come avevo visto fare tra differenti artisti a New Orleans”.
Il singolo è accompagnato da un video con protagonisti personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, della musica, della tv, del cinema, accomunati dall’essere “popolari”, nel senso di trasversalità, inclusività…
“Non c’era la volontà di celebrare la popolarità, ma di ricreare quell’atmosfera di trasversalità che si respira a New Orleans, che potrebbe essere paragonabile ad una sorta di sagra di paese, con cui io sono cresciuto, caratterizzata da folklore, aggregazione, gioia. Ti faccio un esempio: ognuno di noi ha dei gruppi di amici, con uno magari sei più intellettuale, con un altro più simpatico, con un altro ancora più serio, ciascuno fa emergere una parte di te, però è difficilissimo pensare di riunire tutti ad una cena. In questo video volevo mettere insieme le persone che fanno parte della mia vita, immaginandole in un’unica stanza a festeggiare, dal Gabibbo a Concita De Gregorio, da Carla Bruni a Chiara Ferragni … volevo quel tipo di contrasto”.

Nel tuo precedente singolo “Lo ricordo io per te” racconti invece la storia dei tuoi nonni Graziella e Luigi, che sono l’esempio di come l’amore possa permettere di superare le difficoltà della vita, andando oltre la malattia, la perdita dei ricordi, il dolore. Quando è nata l’idea di scrivere questa bellissima canzone?
“Quella canzone ha avuto una gestazione molto lunga, quasi due anni di scrittura, perché ad un certo punto mi sono reso conto che non avevo mai raccontato la storia della mia famiglia, non so per quale motivo, forse per pudore. Quindi attraverso la musica ho voluto dare spazio alla storia più importante della mia vita, quella dei miei nonni che rappresentano la punta dell’iceberg, perché in “Lo ricordo io per te” ci sono anche la mia terra, i miei genitori, ci sono io. Da piccolo ti dicono quanto sono preziose le radici, e tu lo ripeti senza dare troppa importanza, crescendo ne capisci invece il vero significato”.
Il progetto “Lo ricordo io per te”, che è al fianco di Airalzh, Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus, si compone anche di un cortometraggio girato a Città di Castello, che ti vede esordire alla regia e ha come protagonisti Lino Banfi nel ruolo di Nonno Luigi, e Lucia Zotti in quello di Nonna Graziella. Come vi siete conosciuti e com’è stato lavorare insieme?
“L’incontro con Lino Banfi è stato un grandissimo regalo. Volevo rendere la storia dei miei nonni più universale possibile, perché quando racconti una malattia non deve mai esserci la pretesa di far passare un messaggio ma di dare una testimonianza di quello che è successo, anche dell’ironia con cui loro hanno vissuto la malattia. Lino è il volto del nonno d’Italia e chiaramente, con grande umiltà, c’era la velleità di sensibilizzare, di mettere una luce sul fatto che la malattia colpisce il paziente ma anche tutte le persone che sono al suo fianco, sul ruolo del caregiver. Lino Banfi, un’icona del cinema italiano, ha sposato questa causa, si è fidato della mia scrittura e anche della mia inesperienza dietro la macchina da presa, così mi sono ritrovato a gestire un set cinematografico a casa dei miei nonni (sorride). Quello che forse ci ha unito di più è che Lino conosce quel vocabolario, quella storia perché purtroppo l’ha vissuta sulla sua pelle. Si è quindi creato un clima intimo tra due famiglie che vogliono raccontare che cosa vuol dire vivere quella situazione. Il paradosso è stato che anche lui aveva la stessa ironia nell’affrontare la malattia di sua moglie Lucia, nel corto interpretata da una grandissima attrice quale Lucia Zotti, e usava con lei le stesse parole pronunciate da mio nonno verso mia nonna ed era quello che volevo mettere nel video. E’ quindi importante dare una testimonianza per far capire che non si è soli nel gestire la malattia, e che è possibile rendere quell’amore granitico, nonostante tutto”.
Ti piacerebbe ripetere l’esperienza da regista?
“Il cinema mi affascina tanto, mi piace raccontare le storie, a prescindere dal vocabolario, che può essere la musica o un film. Lo ricordo io per te è un progetto che va in tre direzioni, ci sono la canzone, il cortometraggio e il libro in uscita in autunno. Non escludo quindi di stare davanti alla camera, dietro la camera, dietro un microfono, davanti a un foglio di carta, mi piace esplorare”.
Cosa puoi anticiparci riguardo il libro?
“La canzone è la messa in musica di un momento, e tutto ruota intorno a questa promessa di “Lo ricordo io per te”. Il cortometraggio racconta un fatto vero, ossia la volontà di mio nonno di risposare mia nonna, e nonostante la malattia lei lo riconosce, quindi c’è anche l’assurdità rispetto ad un fatto scientifico. Nel libro la storia dei miei nonni fa da sottofondo, ma la malattia viene reinterpretata con più metafore”.
Qual è l’insegnamento più importante che ti hanno trasmesso Nonno Luigi e Nonna Graziella?
“L’insegnamento più prezioso che mi hanno trasmesso è l’umiltà rispetto alla vita, cioè accettare le cose con un grande senso di gratitudine. Non so se sia un retaggio di chi ha vissuto la guerra, ma è bello sentire dire grazie perché ti danno un pezzo di pane e anche perché ti affidano l’esperienza di una malattia”.
Tra i tanti ricordi belli che hai con i tuoi nonni qual è il primo che ti viene in mente quando pensi a loro?
“Ho tanti ricordi, ma quando penso ai miei nonni mi rivedo bambino, in quanto sono cresciuto con loro e mi hanno insegnato a giocare rispetto alle cose, ai problemi, mi hanno insegnato una vera e propria attitudine al gioco”.
In un post su Instagram hai scritto che “Lettera a Pinocchio” è la canzone che ti cantava sempre nonna Graziella. Che ruolo hanno avuto i tuoi nonni nella nascita della tua passione per la musica?
“Un ruolo fondamentale, soprattutto rispetto alla volontà di raccontare le storie e mi ricollego all’attitudine al gioco di cui parlavamo poco fa, al modo di vivere le cose. I nonni mi hanno spiegato che cosa vuol dire aver vissuto una guerra mondiale e il fascismo attraverso un gioco, in cui ci si doveva nascondere perché c’erano i nazisti che ci cercavano. E’ una cosa terribile se ci pensiamo, però era un modo per far capire ad un bambino l’esperienza di una guerra. E’ stata la nonna a farmi scoprire quante storie c’erano dentro le canzoni o in un film”.

credit foto Mauro Balletti
Ascoltando il tuo monologo a Le Iene mi ha colpito in particolar modo una frase che hai detto: “Ogni carezza che si dà al passato è una promessa che corre verso il futuro” …
“I miei nonni mi hanno insegnato anche l’importanza del rispetto della comunità, perché avendo vissuto la guerra sapevano che cosa vuol dire essere dei bambini che si trovano a vivere sotto un bombardamento. Ricordo ancora che mio nonno, nei suoi ultimi anni di vita, diceva di essere molto preoccupato per quello che sta avvenendo nel mondo. E’ un’assurdità che si ripetano certi drammi. Ogni carezza che si dà al passato è una promessa verso il futuro, nel senso che l’esperienza di chi ci ha preceduto non può essere esclusa dalla nostra realtà. La storia dei miei nonni, quella della mia famiglia, sono anche le mie. I nonni hanno un retaggio molto umile, hanno vissuto nella povertà più estrema, nonostante questo mi hanno permesso oggi di vivere la vita che ho sempre sognato, di lavorare nello spettacolo, con le storie, e io non posso che essere loro grato. Ho ascoltato tanti racconti, ma chissà quanti altri ne avrei potuti scoprire. Del resto se non si conosce la storia da cui veniamo, come facciamo a gestire il futuro?”.
Vedendo anche quello che continua ad accadere nel mondo forse abbiamo imparato ancora troppo poco dalla storia …
“Secondo me la storia non si impara solo sui libri, che sono importantissimi, ma anche dai racconti della tua famiglia. Se penso a quello che sta succedendo a Gaza mi domando cosa direbbe mio nonno, ed è proprio questo che mi muove, quello che ho visto, la reazione concreta rispetto a quelle cose. Un anziano signore che si commuove nel parlarmi di un conflitto ha un significato più profondo rispetto a sapere che la prima guerra mondiale è scoppiata nel 1914. L’esperienza dei nonni va raccolta e tramandata affinchè non vada persa”.

Michele Bravi e Fiorella Mannoia
Recentemente hai preso parte a diverse date del tour “Fiorella Sinfonica” di Fiorella Mannoia con cui hai collaborato nel singolo “Domani è primavera”, che esperienza è stata?
“Sono tanto grato a quella canzone, perché mi ha permesso di conoscere Fiorella, che è stata una scoperta umana. Molte volte hai paura di incontrare i tuoi miti in quanto magari smentiscono un’aspettativa, Fiorella invece non solo non l’ha smentita ma l’ha proprio superata. Per me è sempre stata l’interprete più grande in Italia, ho guardato la sua carriera con ammirazione e il suo repertorio con un pizzico di invidia positiva, avendo cantato dei bellissimi brani italiani. Vedere Fiorella lavorare su una canzone mi ha insegnato tantissimo e ho capito effettivamente che cosa significa essere un interprete e avere l’esperienza per dire certe cose. Al di là dell’amicizia, come artista è un onore essere ogni volta sul palco al suo fianco”.
A quali progetti stai lavorando?
“E’ un’estate molto particolare e incredibile. Mi dividerò tra la scrittura del nuovo disco, la musica dal vivo portando in giro per l’Italia uno spettacolo dove ci sarà chiaramente anche “Popolare”, e il cinema, quindi è un mix di storie”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Nicoletta Zagone e Anna Pastore
