Tra ville e giardini 2025: a Crespino, riti e ritmi africani con Black blues brothers e Mosaico Errante

Un tripudio di muscoli e acrobazie; una girandola di ritmi e colori africani, che hanno dato gioia ed energia alla piazza Fetonte, gremita di spettatori che applaudivano ad ogni sequenza. Questo è “Sawa Sawa” lo spettacolo di acrobatica circense che celebra l’unione delle culture urban e africana, portato in scena ieri sera, 7 agosto, a Crespino dai Black blues brothers e Mosaico Errante, nel cartellone di Tra ville e giardini 2025.

Il sindaco di Crespino Angelo Malaspina ha salutato la sterminata platea (soldout e posti aggiunti last minute) ringraziando per la presenza e per il ritorno di Tra ville e giardini, un’opportunità per valorizzare il centro in riva al Po, ricco di interesse storico-culturale. “Benvenuti in piazza Fetonte – ha detto il sindaco – Ho lasciato illuminato il Municipio ed il palazzo del Museo delle acque (con un suggestivo effetto scenografico, ndr) dove vi invito per la visita guidata a fine spettacolo. Qui siete nella culla della Carboneria polesana: nella casa di Vincenzo Carravieri si riunivano i primi Carbonari. E aggiungo che stiamo per celebrare i 500 anni della tela “Vergine in trono col bambino” dipinta nel 1525 da Benvenuto Tisi da Garofalo, custodita qui dietro nella nostra chiesa barocca”.

Lucia Ghiotti, consigliera alla Cultura della Provincia di Rovigo, principale promotrice della manifestazione, ha fatto i ringraziamenti istituzionali alla Regione del Veneto ed alla Fondazione Cariparo, portando il saluto del presidente Enrico Ferrarese. Infine, il direttore artistico Claudio Ronda, ha presentato lo spettacolo, non senza prima aver menzionato il banchetto di Emergency e la sua attuale campagna per la pace Ripudia.

“Sawa Sawa” non a caso, sottotitola “Una festa acrobatica africana” perché è un vero motto di energia che prende anche lo spettatore e lo trascina in danze dai ritmi ancestrali, in un caleidoscopio di colori intensi sulle grandi maschere /scudo, sui costumi di gonnellini a frange, sui drappi della scenografia.

La trama sottostante è l’incontro di un rapper, che rappresenta la cultura urban occidentale, con tre guerrieri africani guidati da un autorevole sciamano, che incarnano la tradizione africana. Poi irrompono sulla scena due spiriti femminili che aprono alle danze tribali più irresistibili. Il rapper viene coinvolto in una serie di quadri acrobatici dagli altri personaggi che cercano di condividere con lui i segreti degli antichi riti, fino a scoprire che quella cultura è solo apparentemente lontana. In tutto questo, il gruppo si produce in salti mortali, piramidi umane fino a cinque metri d’altezza, scudi che diventano maschere per scontri rituali, salti con la corda dentro altri salti con la corda, passaggi nei cerchi di fuoco, giochi di limbo infuocati e proibitivi. Una sequenza di numeri di grande intensità muscolare da far sembrare facili i passaggi più impossibili.

Il tappeto musicale forma delle sequenze sincronizzate con le performance, andando a riproporre musica etnica miscelata al pop contemporaneo, numeri acrobatici con danze ancestrali. Da “Follow the leader” dei portoricani Wisin&Yandel a “Pata Pata” della cantante sudafricana Miriam Makeba; dal reggae di Bob Marley a “Farafina mousso” della cantante belga-camerunese Lubiana. Come agitare un bottiglia di birra, così il pubblico ha preso energia, battendo il tempo, applaudendo a braccia alzate, fino agli applausi lunghi e fragorosi finali, e a fine show, le immancabili foto coi protagonisti in costume.

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