VENEZIA82 – A Kim Novak il Leone d’Oro alla carriera: “Ho scelto di seguire sempre le mie emozioni”

È stato attribuito alla leggendaria attrice statunitense Kim Novak il Leone d’Oro alla carriera dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.

La decisione è stata presa dal Cda della Biennale, che ha fatto propria la proposta del Direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera. Questa la motivazione:  “Assurta al ruolo di Diva senza averne l’intenzione, Kim Novak è stata una delle protagoniste più amate di un’intera stagione del cinema hollywoodiano, dall’esordio casuale alla metà degli anni Cinquanta, sino al prematuro e volontario esilio dalla prigione dorata di Los Angeles, non molto tempo dopo. Un sistema che l’attrice non ha mai smesso di criticare, scegliendo i suoi ruoli e anche il suo nome. Costretta a rinunciare a quello di battesimo, Marilyn Pauline, perché associato alla Monroe, si batté per conservare il cognome, accettando in cambio di tingersi di quel biondo platino che fece epoca. Indipendente e anticonformista, creò una propria casa di produzione e scioperò per rinegoziare uno stipendio molto inferiore a quello dei suoi partner maschili. All’esuberante bellezza, alla capacità di dar vita a personaggi ingenui e discreti ma anche sensuali e tormentati, al suo sguardo seducente e talvolta dolente, deve l’apprezzamento di alcuni dei maggiori registi americani del momento, da Billy Wilder (Baciami stupido), a Otto Preminger (L’uomo dal braccio d’oro), Robert Aldrich (Quando muore una stella), George Sidney (Incantesimo, Un solo grande amore, Pal Joey) e Richard Quine, con il quale diede vita ad alcune indimenticabili commedie romantiche (Criminale di turno, Una strega in paradiso, Noi due sconosciuti, L’affittacamere). Ma la sua immagine resterà per sempre legata al doppio personaggio di La donna che visse due volte di Hitchcock, diventato il ruolo della sua vita. Il Leone d’Oro alla carriera intende celebrare una star libera, una ribelle nel cuore del sistema, che ha illuminato i sogni della cinefilia prima di ritirarsi in un ranch nell’Oregon per dedicarsi alla pittura e ai cavalli.”

Per l’occasione, è stato presentato in prima mondiale il documentario Kim Novak’s Vertigo di Alexandre Philippe, realizzato con la collaborazione esclusiva dell’attrice, che ha anche tenuto una masterclass.

“Da giovane ero così timida che quando qualcuno veniva a casa mia mi nascondevo dietro le tende. Mia madre usciva e io mi sentivo così in imbarazzo. Non avrei mai immaginato di diventare un’attrice, avrei preferito stare dall’altra parte della telecamera. Ho sempre cercato di essere autentica, sia attraverso la mia passione per la pittura che nella recitazione. Ho rifiutato i tentativi di cambiarmi secondo gli stereotipi e le aspettative di Hollywood. Ho scelto, invece, di seguire sempre le mie emozioni e di reagire in modo spontaneo agli stimoli, anziché recitare un ruolo e questo mi ha permesso di rimanere fedele a me stessa e ai miei sentimenti”, ha dichiarato Kim Novak.

credit foto La Biennale

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