“Uno dei temi che affrontiamo è legato alle maschere che indossiamo nella società, quando invece è più bello essere sinceri e spontanei”. Gianfranco Jannuzzo torna sul palco del Teatro Manzoni di Milano dal 14 al 26 ottobre inaugurando la stagione di Prosa con il nuovo spettacolo “Fata Morgana” che lo vede grande protagonista, oltre che regista e autore con Angelo Callipo.
Capace di incantare il pubblico con la sua straordinaria verve e il suo talento istrionico, in questo viaggio attraverso i momenti più significativi del suo repertorio teatrale, Jannuzzo alterna brani comici a riflessioni profonde, offrendo un’esperienza che va oltre il semplice intrattenimento. Il suo carisma si fonde con la narrazione, creando un’atmosfera unica in cui aneddoti personali e riflessioni sull’umanità si intrecciano. La regia mette in evidenza la complessità dell’animo umano, esplorando le maschere che indossiamo e le verità nascoste dietro le finzioni quotidiane. Lo spettacolo diventa così un’occasione per ridere, riflettere e commuoversi, svelando le sfumature più intime dell’essere umano attraverso la magia del teatro.
Gianfranco, per la diciannovesima volta sul palco del Teatro Manzoni di Milano, porta in scena “Fata Morgana” di cui è protagonista, autore e regista. Com’è nata l’idea di questo spettacolo?
“L’idea è nata durante il periodo del Covid quando sembrava che questa maledetta pandemia dovesse finire da un momento all’altro, invece questa asticella si allontanava sempre di più, ed è un po’ quello che succede a noi nella quotidianità. Abbiamo le nostre aspirazioni, i nostri desideri, i nostri sogni, perché Fata Morgana è un invito a sognare, sembrano essere a portata di mano, poi invece ci sono delle grandi difficoltà che fanno parte della meraviglia della vita. Questo spettacolo è l’occasione per affrontare tutti i temi che mi stanno più a cuore. Fata Morgana era la sorella di Re Artù, quindi una donna, una guerriera bellissima, che costruì il suo palazzo di cristallo tra Scilla e Cariddi. Parto dalla Sicilia come metafora di un luogo incantato che tutti hanno sempre cercato di conquistare senza mai riuscirci fino in fondo per parlare di questa Italia stupenda, meravigliosa, e degli italiani che ridono di tutto e di tutti e si sentono orgogliosi della loro origine”.
Insieme a lei in scena ci sono quattro musicisti …
“Sono il valore aggiunto di “Fata Morgana”, di cui sono l’autore insieme ad Angelo Callipo, è una squadra già rodata perché avevamo fatto uno spettacolo che ebbe molto successo, “Girgenti Amore Mio”, poi ci sono le musiche originali di Francesco Buzzurro che vengono eseguite in scena da quattro musicisti, uno più bravo dell’altro. Sono dei professori d’orchestra veri e propri, Angelo Palmieri (oboe), Chiara Buzzurro (chitarra), Nicola Grizzaffi (tastiere e piano), Alessio La China (violoncello). Io stesso strimpello un pianoforte per parlare di un aneddoto privato della mia famiglia e racconto dei nostri dialetti così diversi tra loro. In realtà il ceppo è unico. In “Fata Morgana” si parla di desideri realizzati e da realizzare. Tutti noi abbiamo il dovere di sognare. Un sogno realizzato è avere fatto in modo che questi staterelli dell’Italia pre-unitaria diventassero un unico Stato che li comprendesse tutti, quindi tante culture molto diverse fra di loro che ne compongono una più grande. Ho visto, in questi quarantacinque anni di tournée teatrali costanti, ad esempio che i veneti hanno lo stesso amore, il senso dell’accoglienza, dell’ospitalità, dell’amicizia di noi siciliani e hanno un dialetto meraviglioso. Io sono innamorato degli italiani e spero di restituire al pubblico questo mio entusiasmo”.

Nello spettacolo si parla anche delle apparenze e delle maschere che spesso si indossano nella quotidianità…
“Sono agrigentino quindi ho molto a che fare con le maschere, l’essere e l’apparire. Ho avuto anche il grande privilegio di recitare due delle opere più belle, più importanti di Pirandello, il Liolà, che ho portato in scena con Francesco Bellomo, con la regia di Gigi Proietti, il mio maestro, e Il Berretto a Sonagli, che al Teatro Manzoni di Milano ha avuto un successo straordinario e del quale sono orgogliosissimo. In “Fata Morgana” parlo delle maschere che indossiamo nella società e del fatto che invece sia più bello essere sinceri e spontanei”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Manola Sansalone
