IL COMMISSARIO RICCIARDI 3 – Intervista con Serena Iansiti: “Livia ha avuto un’evoluzione complessa e profonda e anch’io sono cresciuta con lei”

“Il mio personaggio non ha paura di vivere i sentimenti, di manifestare le sue scelte, di prendere in mano la sua vita nonostante le difficoltà”. Talentuosa, solare, appassionata: Serena Iansiti è tra i protagonisti della serie tv “Il Commissario Ricciardi – terza stagione”, una coproduzione Rai Fiction e Clemart srl, per la regia di Gianpaolo Tescari, tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni, in onda da lunedì 10 novembre in prima serata su Rai 1.

L’attrice torna a vestire i panni della cantante lirica Livia Lucani, vedova del tenore Vezzi, che ha conosciuto il commissario Ricciardi (Lino Guanciale) mentre indagava sull’omicidio del marito e si è trasferita a Napoli per lui, nel tentativo di conquistarlo. Elegante, bellissima, mondana, vive sotto ricatto di Falco (Marco Palvetti), un esponente di spicco della polizia politica di stanza a Napoli. Con lui ha instaurato un rapporto controverso fra seduzione e paura e, proprio nel tentativo di salvare la vita a Ricciardi, è stata costretta a legarsi sentimentalmente al Maggiore tedesco Manfred von Brauchitsch (Christoph Hulsen). Ma le trame di potere del regime si fanno sempre più intricate e Livia sarà coinvolta in un gioco più grande di lei, che la metterà in serio pericolo.

Serena Iansiti e Christoph Hulsen ne “Il Commissario Ricciardi – Terza stagione”

Serena, nella terza stagione de “Il Commissario Ricciardi” torna a vestire i panni di Livia Lucani, quali sviluppi avrà il suo personaggio?

Nella nuova stagione è come se Livia e il Maggiore Manfred avessero stabilito un rapporto sentimentale, anche se, come si dice già nel primo dialogo tra loro, sono assolutamente consapevoli del fatto che non sia un vero amore perché entrambi vorrebbero stare con un’altra persona che non possono avere. Quindi il mio personaggio è molto rassegnato, consapevole del suo stato ma al contempo non si abbatte e non rinuncia alla sua libertà, in quanto vuole prendere in mano la sua vita e non sottostare ancora alle decisioni e alle manovre di Falco”. 

Anche perché questo amore che Falco dice di provare nei confronti di Livia non è sano…

“E’ un sentimento molto ambiguo, perverso e sempre più oppressivo quello che Falco prova per Livia”.

Nella prima puntata Livia parlando con il Maggiore Manfred dice: “La verità è che non so più che senso ha la mia vita a parte te, sono sola in questa città che ho scelto per andare dietro ai miei sogni, che si sono rivelati un fallimento” …

“Questa è una dichiarazione molto malinconica che apre la storia di Livia nella terza stagione e già fa capire che non sarà così lieta e brillante come lo è stata nella prima, nella quale nonostante il lutto per l’assassinio del marito, il mio personaggio ha dato inizio ad una sorta di nuova vita scegliendo di trasferirsi a Napoli perché la vede come una città piena di luce, di energia, di solarità e perchè è pronta a vivere questo nuovo amore per Ricciardi, nonostante le sue reticenze. Nella seconda stagione Livia diventa una spia, una specie di Mata Hari e si intravvedono i suoi primi squilibri, infatti inizia a bere, vacilla; nella terza questa china discendente prende il sopravvento”.

Serena Iansiti ne “Il Commissario Ricciardi – Terza stagione”

Nel corso delle stagioni sono emerse tante sfumature diverse del suo personaggio, qual è stata quella più interessante da interpretare?

“Sicuramente la grande consapevolezza di sé, questa femminilità intesa nel senso più ampio del termine, ma anche il fatto che Livia in apparenza è una donna vincente, bella, ricca, elegante, che ha amicizie influenti, ma in realtà vorrebbe una vita più densa, ricca di sentimenti. E’ una persona molto connessa all’aspetto umano e riconosce in Ricciardi, in qualche modo, il suo stesso dolore. Livia non ha paura di vivere le sue emozioni, di manifestare le sue scelte, di prendere in mano la sua vita. È consapevole anche delle ipocrisie, delle false amicizie politiche del periodo ma è molto centrata su di sé, è moderna, ha un’indipendenza intellettuale nonostante l’oppressione del regime, nonostante si ritrovi alla fine, soprattutto in questa terza stagione, praticamente da sola, se non fosse per la presenza del Maggiore Manfred. E forse mai nella vita avrebbe pensato di instaurare un rapporto affettuoso con un nazista”.

Cosa le ha regalato questo personaggio e quanto c’è di lei in Livia? 

“Il legame con Livia è iniziato verso la fine del 2018, quando ancora non erano partite le riprese della prima stagione, quindi è stato un lungo viaggio, molto intenso a livello emotivo. Abbiamo cominciato le letture con Alessandro D’Alatri, il nostro regista che purtroppo poi è scomparso, che ha impostato tutto il racconto dal più piccolo personaggio ai protagonisti in maniera assolutamente minuziosa e magistrale. Questo lavoro poi è continuato anche con il regista attuale, Gianpaolo Tescari. Livia ha avuto un’evoluzione complessa e veramente profondissima in queste tre stagioni e anche io sono cresciuta con lei, nonostante chiaramente ci sia una differenza totale di contesto tra di noi. Mi sono però sempre rispecchiata in lei, anche nei suoi atteggiamenti un po’ più meschini, non perché li abbia condivisi ma perchè ho capito il motivo che l’ha portata ad agire in quel modo, pensando alla difficoltà di essere donne in quel periodo o di essere un tipo di donna molto emancipata anche a livello intellettuale che però allo stesso tempo era abituata ad avere quel che voleva. Infatti quando Livia si trova forse per la prima volta di fronte ad un rifiuto da parte di Ricciardi, che è reticente in quanto non può parlarle della maledizione che lo attanaglia, lei non capisce bene il perchè, si innervosisce e dà il peggio di sé. Anche il fatto che non nasconda questo lato e che una volta resasi conto di aver sbagliato cerchi di rimediare e di farsi perdonare è molto interessante. Livia è piena di contraddizioni che trovo comunque molto umane e stimolanti da interpretare per un’attrice”.

E’ anche tra i protagonisti della quarta stagione della serie “Màkari” nel ruolo della professoressa Michela, un personaggio molto diverso per contesto, storia ed epoca rispetto a Livia, anche se queste due donne hanno forse qualche punto di contatto …

“Forse quello che può accomunare Livia e Michela è la consapevolezza di sè. Sono due donne molto intelligenti, che sanno quando mettersi da parte, magari dopo un po’ di insistenza, nel caso di Michela soprattutto nella terza stagione di “Màkari”. Entrambe capiscono che è il caso di fare un passo indietro, rispettivamente nel rapporto con Ricciardi e con Lamanna (Claudio Gioè), non solo per l’altro ma soprattutto per se stesse, per la propria dignità”.

Serena Iansiti con Claudio Gioè, Domenico Centamore ed Ester Pantano in “Màkari 4” – credit foto Valentina Glorioso

Ha iniziato la sua carriera a teatro nel 2001 con gli spettacoli “La lezione” e “La misteriosa scomparsa di W” di Stefano Benni. Che ricordo ha dei suoi esordi? 

“Ero piccolissima, facevo teatro dopo la scuola ed era bellissimo. Per me rimane la dimensione live per antonomasia in cui ti senti davvero una rockstar. Non c’è nulla o quasi che regala quell’adrenalina che ti trasmette il teatro, perchè quando inizi, qualsiasi cosa succeda, vai avanti e ogni volta sei diversa tu sul palco ed è differente il pubblico che hai di fronte, anche se fai più repliche nella stessa città. Quindi è come se la storia raccontata non fosse mai identica”.

Le piacerebbe tornare a teatro?

“Mi piacerebbe tornare a teatro e spero che accada presto. Bisogna però avere il personaggio, il testo e il regista giusti, in quanto è un impegno a 360 gradi ed è bello portare in scena una storia che ti coinvolga”.

Sulla sua pagina Instagram ha pubblicato diversi post a sostegno della Global Sumud Flotilla e della popolazione di Gaza. Quanto è importante che le persone, famose e non, facciano sentire la propria voce riguardo cause così importanti?

“Ovviamente è una scelta personale. Mi fa un po’ ridere quando si dice che gli artisti non debbano fare politica. Non è un discorso di destra e di sinistra, la nostra vita è in realtà un atto politico in generale, nelle scelte che facciamo, nel modo in cui vogliamo essere. Vivere è prendersi la responsabilità del mondo in cui viviamo e se aderiamo a certe idee di solidarietà e di unione tra gli esseri umani si tratta di una questione umanitaria. Siamo tutti connessi e non possiamo pensare che le cose che sono lontane geograficamente da noi non abbiano lo stesso valore di quelle che accadono nel nostro paese, che la vita di un bambino che vive a migliaia di chilometri di distanza sia meno importante di quella di un bimbo italiano. Le tragedie che avvengono in tutto il mondo ci riguardano e quindi dobbiamo cercare di tenere sempre alta l’allerta con i pochi mezzi che purtroppo abbiamo a disposizione. Per me è naturale, ognuno ha il diritto di dimostrare, di manifestare quello che pensa, liberamente”.

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Abbiamo finito di girare una serie Palomar per la Rai, in cui io e Giorgio Marchesi siamo i protagonisti. E’ un poliziesco-giallo ambientato a Villa Borghese. Il titolo dovrebbe essere “Delitti a Villa Borghese” e la regia è di Michela Cocozza con cui ci siamo trovati benissimo. E poi mi vedrete anche in “Alex Bravo”, una serie Mediaset con protagonista Marco Bocci, per la regia di Beniamino Catena, in cui interpreto un ruolo trasversale. Entrambe dovrebbero andare in onda nel 2026″.

Finora ha dato vita a tante donne diverse tra loro nei film e nelle serie tv in cui ha recitato, c’è un ruolo che sogna di interpretare?

“Ce ne sono tantissimi, a cominciare dai ruoli biografici che raccontano le vite di donne che mi piacciono, che non debbono per forza aver cambiato il mondo, ma che in qualche modo rappresentano un riscatto. Sento di essere ancora all’inizio del mio percorso artistico e spero vengano scritte tante storie con ruoli in cui possa mettermi in discussione”.

Quando ci siamo sentite in occasione della precedente intervista, ci aveva raccontato che uno dei suoi sogni era fare un viaggio in Australia …

“Sono andata in Australia a dicembre 2023 con il mio compagno e nostra figlia Viola. Siamo rimasti lì un mese, abbiamo preso mille voli ed è stato un viaggio bellissimo. Ho visto paesaggi mozzafiato, animali stupendi che vivono solo nella terra Down Under. E’ un Paese fantastico e adesso che ne stiamo parlando mi viene voglia di tornarci o di partire per un’altra destinazione”.

Ha già un’idea?

“Questa volta no (sorride). Grazie al cielo sono stata impegnata sul set fino a poco tempo fa. Mi piacerebbe fare un viaggio on the road, magari in automobile, anche solo per qualche giorno per staccare dalla routine e conoscere nuovi posti e culture. Viaggiare è importante e fa bene allo spirito”.

di Francesca Monti

credit foto Alessandro Pensini

Si ringraziano Silvia Maliardo e Daniela Staffa

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