Massimo Ghini e Galatea Ranzi sono i meravigliosi protagonisti di “Il vedovo”, in scena al Teatro Manzoni di Milano dall’11 al 23 novembre. Con loro, un cast di eccellenti interpreti composto da Pier Luigi Misasi, Leonardo Ghini, Giulia Piermarini, Diego Sebastian Misasi, Tony Rucco e Luca Scapparone.
Lo spettacolo, tratto dal capolavoro di Dino Risi e con l’adattamento teatrale curato da Ennio Coltorti e Gianni Clementi, torna a risuonare sulle tavole di scena in una nuova edizione che porta la firma registica dello stesso Ghini, che riveste anche il ruolo che fu di Alberto Sordi. Una sfida di eleganza e intelligenza, in cui l’ironia corrosiva della commedia all’italiana si traduce in materia viva, drammaturgica, restituita al nostro tempo, con una precisione e una lucidità che ne rinnovano il senso. Accanto a lui, Galatea Ranzi, interprete di straordinaria finezza, dà corpo e voce a una controparte femminile, che nel film era impersonata da Franca Valeri, capace di scardinare il cliché e restituire complessità alla figura della moglie borghese, lucida e implacabile.
Alberto Nardi è un industriale romano, megalomane, ma con scarso, se non disastroso, senso degli affari, sposato (probabilmente per interesse) con Elvira, una ricca donna d’affari, abile e spregiudicata, alla quale lui, perennemente assediato dai creditori, si rivolge quando ha bisogno di firme per contratti, cambiali o denaro contante per le sue fallimentari iniziative. La moglie, tuttavia, consapevole dell’assoluta incapacità del marito negli affari, saggiamente, non solo ha smesso ormai di continuare a sussidiare il marito ma lo umilia continuamente apostrofandolo “cretinetti” anche in pubblico e, dietro anonimato, gli presta continuamente denaro a condizioni usuraie, tramite il commendator Lambertoni, suo intermediario, rovinandolo ulteriormente. Ad Alberto non resta che studiare improbabili piani, assieme ai suoi collaboratori, per sbarazzarsi della moglie ed ereditarne i capitali.
Massimo, oltre a interpretare Alberto ha curato anche la regia di “Il Vedovo”, ci racconta quali sono le novità che ha apportato e come si è approcciato a questa celebre commedia?
“Ho cambiato completamente il finale, che non è più quello del film (sorride). Fin dal primo momento in cui abbiamo messo mano a questo testo, a questo film poi adattato al teatro, abbiamo cercato di rispettarne l’evoluzione, la scrittura, perché già di per sé ha un valore enorme. “Il Vedovo” dà inizio alla commedia italiana, quindi immaginatevi che responsabilità. Inoltre è una storia che ha qualche cosa di tragicamente moderno, perchè racconta un protofemminicidio, in quanto questi quattro idioti, di cui Alberto è il capo, cercano di fare fuori sua moglie per prendere dei soldi. Il mio personaggio ha un rapporto difficile con la consorte ed è molto legato al denaro. All’inizio dello spettacolo diciamo la data, 23 settembre 1959, perché era il periodo in cui in Italia c’erano il boom economico e una grande attenzione alle questioni finanziarie, alla ripartizione del denaro.
In più questo rapporto che c’è tra Alberto ed Elvira, che al cinema erano impersonati da Alberto Sordi e Franca Valeri e che io e Galatea rappresentiamo a teatro, racconta anche i vecchi stereotipi legati a Roma e a Milano, che abbiamo recuperato mantenendoli nell’ambito della commedia. Per il resto non mi assumo nessun altro tipo di responsabilità ma visto che lo spettacolo sta avendo successo forse siamo riusciti nell’intento. La forza de “Il Vedovo” risiede anche nella lettura drammaturgica, teatrale, nei dialoghi, nei personaggi che si incontrano, si scontrano e creano poi l’intrattenimento”.

Galatea, com’è stato interpretare Elvira?
“Innanzitutto a queste parole molto umili di Massimo Ghini vorrei aggiungere un mio pensiero. E’ la seconda volta che ho la fortuna di lavorare in uno spettacolo con la sua regia e devo dire che è veramente bravissimo perché dirige gli attori da attore, quindi la sua direzione nel costruire i personaggi è veramente preziosa, precisa, paziente. E’ un onore interpretare Elvira, e ringrazio Massimo chiaramente per avermelo proposto, ma al contempo è una responsabilità e fa anche paura perché è inevitabile il paragone con l’immensa Franca Valeri che purtroppo non ho conosciuto personalmente ma che ho sempre ammirato, adorato, stimato. Era una persona meravigliosa e un’attrice fantastica. E quindi sono molto contenta, anche del riscontro avuto dal pubblico in queste prime repliche della tournée”.
Qual è l’eredità artistica che secondo voi hanno lasciato Alberto Sordi e Franca Valeri e quanto è importante far conoscere anche alle nuove generazioni questi grandi personaggi?
Massimo Ghini: “Andando contro quello che disse Nanni Moretti in “Ecce Bombo”, cioè “ve lo meritate, Alberto Sordi”, anche se poi credo che in qualche maniera abbia fatto marcia indietro, ho sempre risposto di essere felicissimo di meritarmi Alberto Sordi, perchè sono cresciuto con i suoi film e ho fatto proprio Alberto Sordi in una pubblicità diretta da Francis Ford Coppola. Io porto come eredità artistica quello che ci hanno lasciato Sordi, Mastroianni, Tognazzi, Manfredi, con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, e purtroppo questo dimostra la mia età (sorride). Mi sono trovato a cavallo tra due generazioni e ho avuto questo privilegio enorme di poter recitare con loro. Non sono un fautore dell’Actor Studio, che guardo con ammirazione ma penso anche che ciò che contraddistingue il cinema italiano e che ci ha permesso di vincere gli Oscar sia la nostra tradizione che è più antica rispetto a quella dell’Actor Studio. Inoltre nella commedia italiana, che è un patrimonio dell’umanità, questi grandi personaggi hanno saputo unire dramma e commedia. Se penso ai film con Alberto Sordi, compreso Il Vedovo, c’è sempre un finale in cui dalla risata si passa ad un momento drammatico che ti lascia senza fiato. Io ho lavorato molto proprio per non fare un’imitazione, una caricatura di Sordi, ma è proprio il personaggio ad essere sordiano, con il suo modo di essere bieco, cinico, crudele e idiota nel complesso. Dovremmo cercare in qualche maniera di ritornare all’eredità artistica che ci hanno lasciato questi immensi artisti, perché poi l’imitazione di un cinema che non ci rappresenta ha portato al punto in cui siamo e fra un po’ di tempo, se va avanti così, chiuderemo baracca e burattini”.
Galatea Ranzi: “Franca Valeri è un modello, anche dal punto di vista sociologico, nel senso che lei ha veramente scandagliato le figure femminili di quegli anni, con grandissima intelligenza, ironia, spirito critico e quindi è validissima e presentissima ancor oggi. Riguardo le nuove generazioni penso a mio figlio di 18 anni che adora Alberto Sordi, Mastroianni, e si nutre di questi film. Non sono stata io a spingerlo verso questa direzione, ma è lui che ne apprezza il valore, la qualità e quindi si può dire che sono dei modelli assoluti e universali”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Manola Sansalone
