Un interessante connubio. È questa la definizione più corretta della collaborazione tra la casa di produzione The Family e l’Accademia delle Belle Arti di Catania (Abact) per la realizzazione della puntata pilota de “Il gorilla”, pellicola destinata a divenire il primo appuntamento di una serie di otto puntate.
Lo scorso 20 novembre, Stefano Quaglia, director, romanziere, socio fondatore ed executive producer di The Family, assieme alla producer Maura Beretta, sono stati relatori di una masterclass, introdotta dal Professor Gianpiero Vincenzo e rivolta agli studenti del Corso di Cinema dell’Abact che parteciperanno, a breve, alla fase esecutiva del progetto PNRR-C-Fabit. Quest’ultimo è finalizzato alla creazione a Catania di un centro di produzione cinematografica, sotto l’egida dell’Accademia statale.
Lo stesso Professor Vincenzo, coordinatore del progetto, docente di Discipline sociologiche presso Abact e responsabile scientifico di tutta l’operazione, ha spiegato come sia stata identificata la sede istituzionale e operativa, che sarà acquisita con i fondi PNRR, entrando a far parte del patrimonio immobiliare dell’Accademia di Belle Arti di Catania che è guidata da Lina Scalisi (presidente) e Gianni Latino (direttore).

Per quanto attiene al “Gorilla”, è stato, nel 2006, al centro del film “La Cura del Gorilla”, diretto da Carlo A. Sigon e interpretato da Claudio Bisio, con toni che andavano dal noir alla commedia quasi ironica. Per il progetto attuale la sceneggiatura ha un’accentuazione dei contorni noir, anche se il personaggio centrale, come spiegato da Quaglia, mantiene una naturale vena sarcastica alla Elliot Gould quando ha personificato l’ispettore Marlowe ne “Il lungo addio”. Il lavoro scritturale è frutto diretto della cooperazione e del confronto tra due figure. Da un lato c’è l’autore e sceneggiatore, Sandrone Dazieri, che, attraverso una serie di sei romanzi noir, redatti tra il 1999 e il 2019 e ambientati nell’Italia settentrionale (in particolare a Milano) ha tratteggiato la figura di un personaggio che lavora nella sicurezza di personaggi illustri e che, affetto da bipolarismo, vede alternarsi dentro di sé un uomo più inquadrato con uno ben più violento e diretto. Dall’altro lato troviamo il regista Stefano Quaglia che si è occupato del soggetto e del nuovo contesto narrativo del “Gorilla”, ossia Catania.
«Pensare di spezzare questa storia in più puntate è stata la premessa dell’idea della puntata pilota, che è necessaria per potere ottenere i fondi e fare altre sei puntate.» Così ha spiegato il director le fasi preliminari del progetto “Gorilla” che avrà una forte caratterizzazione catanese, essendo il cast (e anche buona parte delle maestranze, compreso il supporto degli studenti di Abact) quasi interamente siciliano, escludendo proprio il protagonista che manterrà la sua matrice milanese. A livello scritturale è stato creato un escamotage nella sceneggiatura che ha consentito di “costringere”, per una serie di accadimenti, il protagonista ad approdare, dalla sua Milano, in Sicilia.
«La produzione – ha affermato il Professor Gianpiero Vincenzo – ha accettato, insieme ad Abact, la sfida di creare un noir incentrato su questo personaggio doppio e girato in una scenografia unica come è la città di Catania, caratterizzata dalle tinte “noir” della lava. Si tratta di un viaggio nella Catania delle contraddizioni, delle ville bellissime e dei quartieri popolari, delle umanità diversissime che abitano questa città che è un po’ metafora del mondo attuale. La sfida consiste nell’interpretare Catania in una maniera che forse fino adesso non tantissimi hanno fatto, perché chi viene da fuori e magari conosce poco, fa sempre le stesse cose.»
E questa fida si aggiunge a quella legata alle possibilità di rendere sullo schermo la duplicità di un personaggio che, come sottolineato da Stefano Quaglia, richiama quella che caratterizza i supereroi in stile Superman o Spiderman. «Lavoreremo in oggettiva per raccontare la parte di Sandrone. Quando invece sarà protagonista la vita del Gorilla, e quindi sarà avvenuto il suo passaggio all’altra personalità, generalmente dopo un breve riposo o un trauma fisico, passeremo in soggettiva. Quindi faremo vedere il mondo per come l’osserva direttamente il Gorilla.» quello che viene rappresentato è un totale cambio di visione del mondo tra due personalità che comunicano tra loro, essendo stato attualizzato all’oggi il contesto temporale, tramite messaggi allo smartphone.
La sceneggiatura ha fatto un aggiornamento rispettoso del testo di Dazieri, mantenendo per alleati del protagonista i classici amici del Gorilla, ma apportando differenze ad alcuni personaggi. Ad esempio, ha dichiarato il regista, «la figura di Valentina, la sua fidanzata, in questa nostra avventura, è molto più importante. Nel libro tende a scemare come presenza. Compare all’inizio, in quanto avvocata, quando c’è da ingaggiare Sandrone, perché viene chiamato per un servizio di guardiania, per uno dei clienti dello studio legale in cui lavora Valentina. Poi, di quest’ultima si perdono le tracce.»
In effetti, nei libri di Dazieri, il protagonista appare un po’ maschilista. La rivalutazione del personaggio di Valentina consente di seguire l’evoluzione della visione che si ha della donna nel mondo e quindi anche nel cinema. Lo stesso Quaglia ha chiarito come «in molti noir la protagonista femminile o è la classica femme fatale o la tipica compagna molto brava, condiscendente, che cura il compagno o marito manifestando una personalità abbastanza scarna. Valentina non incarna nessuna delle due possibili declinazioni femminili. È forte, indipendente e, inoltre, convive in maniera molto equilibrata, dando prova di grande maturità, con questi due uomini che hanno lo stesso fisico, ma che hanno atteggiamenti completamente diversi, come se fossero il giorno e la notte.»
Un’altra donna cardine in questa puntata pilota è la signora Cardoni, la vera guida della ricca famiglia che ospiterà nel suo palazzo illustre una festa in cui si dipanerà una parte importante della trama della pellicola. Si tratta di una donna non più giovanissima, molto forte, che sta su una sedia a rotelle ed è ancora piacente, tanto da avere un fidanzato molto più giovane di lei.
Per quanto attiene alla scelta del cast, la produzione richiede interpreti poliedrici, in grado anche di cantare e fare più cose con grande elasticità e malleabilità.
Chiaramente, fondamentale per la riuscita di una pellicola, è tutta l’organizzazione che consente la realizzazione di un ‘opera filmica. Concetto sottolineato dalla producer Maura Beretta, che ha esposto tutte le fasi di una produzione filmica, spiegando anche il suo ruolo, e sostenendo come «Il cinema, dalla sua nascita alla sua essenza moderna, è un’arte corale. Nei vari ambiti ci sono persone di riferimento che tengono le fila di tutto il processo creativo, dalla presentazione del progetto fino alla sua consegna finale. Proprio perché il cinema è un’arte corale non sono gli attori a fare tutto e il risultato è frutto di un complesso e condiviso lavoro di squadra.»
Tra i vari punti di riferimento di una produzione si annovera ovviamente quella del casting director, che per questo progetto è il catanese Luca Arcidiacono. «Faccio questo mestiere da dodici anni e ricordo bene che queste opportunità non c’erano, soprattutto a Catania e provincia – ha affermato Arcidiacono -. Questo è uno dei motivi per cui mi sono spostato a Roma, dove ho vissuto dieci anni. Tornare, potendo fare un progetto che unisce le professionalità dell’oggi a quelle del domani, credo sia la cosa più bella. Anche perché è fondamentale imparare facendo. Però se non c’è nessuno che ti spiega bene alcune cose, o impari male o non riesci proprio.» Il casting director è molto importante per la riuscita di un film perché «si può trovare un attore adatto alla pellicola, che però non ha la giusta sintonia con il regista o il resto del cast. Il casting director deve sapere trovare componenti che possano armonizzarsi, lavorando per selezionare gli interpreti adatti da proporre al regista. Spesso i tempi, come in questo caso, sono molto ridotti. Quindi diventa necessario anche trovare attori capaci di reggere un ritmo serrato, aspetto quest’ultimo che conferisce un’ulteriore responsabilità al casting director.»
In effetti la produzione girerà in soli dieci giorni, dal 19 al 29 gennaio prossimi, e sarà fondamentale trovare velocemente una coesione nel cast che si gioverà dell’esperienza della casa di produzione milanese The Family che ha accumulato importanti esperienze internazionali sia nell’ambito degli spot che della filmografia. A riguardo, basta riferirsi alla serie TV “Made in Italy”, distribuita in tutto il mondo da Amazon Prime o ancora al lungometraggio “Volare”, interpretato e diretto da Margherita Buy. Recentemente, The Family ha curato la produzione esecutiva dell’ultimo film di uno dei più grandi cineasti britannici contemporanei, Peter Greenaway, che ha girato tutta la pellicola in Italia, con performer attoriali del calibro di Dustin Hoffman e Helen Hunt. The family ha anche prodotto la serie Netflix “Taskaree” di Neeraj Pandey e il film “Cocktail 2”, di Homi Adajania. Tutto questo assicura al progetto una solidità produttiva, oltreché artistica, che consentirà ai giovani studenti di Abact di addentrarsi nel mondo della cinematografia in maniera profonda e concreta.
IL PROGETTO C-FABIT
C-Fabit è l’acronimo di Cinematic Futures: Bridging Art, Technology and Interdisciplinary Training. Redatto dall’Accademia di Belle Arti di Catania (ente capofila) potrà contare su un finanziamento di oltre 5,2 milioni di euro (5.248.478,40 euro).
L’obiettivo del progetto è quello di fare dell’Accademia di Catania un hub per la produzione cinematografica utile anche ai professionisti del cinema, fornendo così un supporto logistico e strategico per le case di produzione che sempre più spesso scelgono la Sicilia come set privilegiato per film, serie televisive, documentari storici e scientifici, spot pubblicitari. Dal punto di vista didattico e formativo gli studenti possono così avere a disposizione un incredibile laboratorio teorico-pratico, completando sul campo le competenze professionali connesse al mondo del cinema.
di Gianmaria Tesei
