L’ultimo saluto ad Ornella Vanoni nella Chiesa di San Marco. Don Luigi Gardini nell’omelia: “La sua memoria vive attraverso le canzoni, che restano simbolo di speranza e leggerezza”

Si sono svolti nella Chiesa di San Marco a Milano, nel quartiere Brera, i funerali di Ornella Vanoni, scomparsa lo scorso venerdì all’età di 91 anni.

Ad officiare la cerimonia è stato Don Luigi Gardini che nell’omelia ha ricordato la grande artista con queste parole: “É stata posseduta dalla musica ma questa fine di oggi credo sia un nuovo inizio. Domani è un altro giorno, è così che l’abbiamo sentita cantare, nell’abbraccio della fragilità. Che cosa c’è di più fragile e vulnerabile dell’abbraccio di Cristo sulla croce? Il primo tratto umano di Ornella è la sua voce, ha detto più volte di essere andata in pezzi nella sua esistenza. La fragilità è garanzia della vera creazione e senza creazione e fragilità non c’è niente. Anche la depressione di cui ha parlato è espressione della creazione. In questo quadro di fragilità le canzoni diventano nota leggera, la migliore compagnia, l’ironia è l’altra faccia della sua fragilità. Leggerezza non vuol dire vuoto, i suoi testi sono pieni e spirituali. La memoria di Ornella Vanoni vive attraverso le sue canzoni, che restano simbolo di speranza e leggerezza, accompagnando chi le ascolta in ogni momento della vita”.

Paolo Fresu, come richiesto espressamente da Ornella Vanoni, dopo aver dato una carezza alla bara, ha suonato con la tromba L’appuntamento e Senza Fine.

Alle esequie hanno preso parte tanti volti noti e amici dell’artista, come Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, Gianna Nannini, Dori Ghezzi, Iva Zanicchi, Roberto Vecchioni, Elodie, Mario Lavezzi, Franco Mussida, Ron, Stella Pende, i direttori generale e artistico del Piccolo Teatro Lanfranco Li Cauli e Claudio Longhi, il sindaco Giuseppe Sala, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la ministra dell’Università Anna Maria Bernini. Gino Paoli ha inviato un cuscino di rose gialle.

Al termine hanno preso la parola i due amati nipoti di Ornella Vanoni: “Nonnina mia, sei stata un’artista grandiosa, una mente irriverente, icona di stile e personaggio dei social. Una persona forte e indipendente. Quando ero piccolo mi facevi ghirighiri prima di dormire e poi quando ti accompagnavo a qualche evento mi presentavi come il tuo fidanzato e mi facevi ridere tanto. Nonna mi chiamava ogni giorno per chiedermi come stessi, e a volte rispondeva ai miei messaggi un secondo dopo che avevo già risposto. Era quella che minacciava di diseredarmi se fallivo un esame all’università, che mi chiedeva cosa fossero Blu e Tic Tic (Bluetooth e TikTok), che mi mandava degli audio di 3 o 4 minuti. Mai l’avrei creduto, anche se me lo dicevi, “amore, lo sai che prima o poi dovrò morire?”. Ti voglio bene e mi manchi”, ha detto Matteo Ardenzi.

“Nella storia della sua vita si riconosce la sua grandezza. L’amavamo tutti e tutti volevamo essere amati da lei. Quando mia nonna ti amava il mondo si dipingeva di colori più vivi e quando puntava i fari su di te ti faceva sentire quella sua grandezza dentro, ed eri grande e speciale anche tu. Per questo quando questi fari si spegnevano, ne si sentiva la mancanza e ci si sentiva piccoli. Posso dirlo da sua familiare ma forse lo hanno provato altre persone che la conoscevano da una vita. Come anche i passanti a un solo incontro, irradiati dal suo calore e da un suo abbraccio sincero. Porto una parte di te dentro di me, grazie dell’onore, per sempre. Sei eterna”, ha detto Camilla Ardenzi, accennando qualche parola della canzone Senza fine.

Il feretro di Ornella Vanoni ha lasciato la chiesa sulle note di “Ma mi” tra gli infiniti e commossi applausi della gente che l’ha aspettata sul sagrato sotto la pioggia per dirle grazie un’ultima volta.

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