Intervista con Giorgio Pasotti, autore del romanzo “Ora”: “La fantasia dovrebbe essere la base della vita di una persona”

“Questo libro nasce come un soggetto di un film che poi non è stato realizzato, per questo ha un impianto cinematografico, parla per immagini, per luoghi e in esso gioca un ruolo preponderante l’immaginazione”. Attore trasversale e di grande spessore, regista e scrittore, Giorgio Pasotti ha pubblicato il romanzo “Ora” (Ribalta Edizioni) che vede protagonista Alessio Ferrari, un quarantacinquenne avvocato di successo, separato consensualmente dalla moglie Clara, con una figlia, Sole, in piena crisi adolescenziale, con la quale ha una relazione superficiale e irrisolta.

A Clara, con cui è rimasto in ottimi rapporti, paga gli alimenti e il mutuo della casa che le ha lasciato. Ospita la figlia ogni due weekend nel suo appartamento in affitto, lavora molto, si concede qualche aperitivo con i colleghi, e del sano sesso senza implicazioni. Il successo se lo è guadagnato, si è pagato studi universitari e master all’estero con una borsa di studio, ed è stato assunto da un importante studio legale milanese, diventandone in pochi anni socio. È stato (e forse lo è ancora) innamorato di Clara ma il lavoro, e una dose di inconsapevole egoismo e vigliaccheria, lo hanno allontanato da quella famiglia, formatasi troppo presto. C’è però una domanda che non si è mai fatto: «se la mia vita finisse ora, potrei dire che ne sia valsa veramente la pena?». Inizia così un percorso verso l’importanza del “qui e ora” e verso un cammino fatto di scelte nuove e più in linea con ciò che davvero Alessio è.

In questa intervista Giorgio Pasotti ci ha parlato del romanzo “Ora”, ma anche della serie “L’appartamento sold out” disponibile su RaiPlay in cui interpreta Armando, dei prossimi progetti, dei ricordi legati al Natale e dell’emozione di vestire i panni di tedoforo in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Giorgio, è uscito il suo nuovo romanzo “Ora”, com’è nata l’idea di questa storia che vede protagonista l’avvocato Alessio?

“Nasce come soggetto di un film che poi non è stato realizzato e a quel punto ho sviluppato un romanzo, per questo ha un impianto cinematografico, parla per immagini, per luoghi e in esso gioca un ruolo preponderante l’immaginazione che il lettore può mettere all’interno della lettura. Il mio primo libro, “Dentro un mondo nuovo”, era molto più autobiografico, mentre “Ora” è pura finzione, è una storia completamente inventata. La scintilla che mi ha convinto a scrivere questo romanzo è stato il fenomeno avvenuto subito dopo la pandemia relativo alle dimissioni dei grandi imprenditori, liberi professionisti di alto profilo, quindi molto affermati, con posizioni e stipendi invidiabili, che a un certo punto della loro vita tra i 40 e i 55-60 anni hanno deciso di cambiare improvvisamente dal giorno alla notte e ricominciare da capo con scelte coraggiosissime. C’è chi è andato a coltivare lo zafferano, chi come il protagonista del libro ha aperto un maso e ha fatto il contadino o il boscaiolo, insomma è come se la pandemia avesse fatto da mezzo riparatore per tutte quelle infelicità nascoste nelle persone che però non avevano modo, idea, coraggio di cambiare la loro esistenza. Quell’evento tragico ci ha messo davanti all’ipotesi veramente inquietante di dover passare tutta la vita che ci rimaneva in casa segregati o di essere in pericolo per un’imminente nuova pandemia. Per questo motivo molte persone hanno scelto di avere un futuro diverso e di fare ciò che le rende realmente felice, al di là del denaro, della posizione sociale per cui magari hanno lottato o studiato tutta la vita”.

Ci sono varie riflessioni che scaturiscono leggendo il suo romanzo sia sulla società che sulla vita, ad esempio l’essere sempre di corsa per cercare di ottenere risultati, migliorarsi, e anche soddisfare quello che la società sembra richiedere. Quanto è importante invece vivere qui ed ora?

“Nel romanzo questo concetto è sintetizzato con la frase che Gino, il collega del nostro protagonista, dice tornando dal viaggio in montagna, poco prima che Alessio si allontani dalla macchina: “se la tua vita finisse ora saresti pienamente soddisfatto?”. In sintesi, saresti felice? Questa domanda rimane come un seme appena piantato nel cuore e nell’anima di Alessio e si sviluppa poi nell’arco del racconto. E’ una frase che al di là del qui e ora che ha una sorta di effetto mistico, ci ricorda che ad un certo punto della tua vita devi fare i conti con le cose che hai fatto, e chiederti se è effettivamente quello che hai sempre sognato o se c’è qualcos’altro che ti rende più felice”.

Lei si è posto questa domanda e che risposta si è dato? Ha mai pensato di cambiare vita?

“Mi sono posto spesso questa domanda che da un lato è provocatoria ma dall’altro è anche molto utile per migliorarsi, per guardarsi allo specchio e capire se c’è qualcosa effettivamente di sbagliato. Obiettivamente io sono felice di quello che ho fatto e sto facendo. Questa domanda ti pone davanti a un’altra questione, cioè quali sono i pesi preponderanti nella tua vita? Per esperienza personale mi sono reso conto che ci sono donne che ti stanno accanto e ti insegnano cosa sia veramente fondamentale, al di là del lavoro, ed è una lezione che impari col tempo. Adesso che sono una persona adulta ho capito che è sicuramente importante la realizzazione professionale, tra l’altro in questo periodo della mia vita sto raccogliendo i frutti di una lunghissima semina, però io non sono un attore, io faccio l’attore, cioè un lavoro che è quello di recitare, ma le cose che restano sono i figli, la famiglia. Credo che la statura, la levatura di un uomo si misuri con quello che ha costruito nel privato, oltre che nella sfera professionale”.

Nel romanzo si parla anche del contatto con la natura che permette di ritrovare se stessi, come succede ad Alessio, del rapporto genitori-figli, nonché di quanto oggi i giovani siano molto legati ai social e alla tecnologia perdendo così il legame diretto con il mondo circostante, con le persone …

“Credo che il problema oggi sia legato ai social che tendono ad illudere i ragazzi facendo loro credere che possono aspirare ad avere più amici, più conoscenti, ad uscire dal guscio domestico, mentre invece è un autoisolamento che non riescono bene a comprendere. Volevo che la figlia del protagonista vivesse invece come ho vissuto la mia adolescenza, la mia infanzia, cioè immersa nella natura, provando quanto fosse bello, divertente, piacevole, ma anche quanta soddisfazione ti possa dare un contatto più diretto con le cose vere della vita. Non vorrei fare discorsi da “anziano”, ma inizio a pensare che i social, i telefonini, siano veramente un’arma diabolica perché tolgono la possibilità di sognare, di fantasticare. La fantasia invece dovrebbe essere la base della vita di una persona. Stare in un posto legato alla natura, agli animali, dove c’è la vita vera, senza il filtro di questi aggeggi, secondo me amplifica in ogni essere umano l’apertura mentale, la creatività”.

Anche i libri aprono la mente e fanno viaggiare con la fantasia, in “Ora” è citato “Le notti bianche” di Dostoevskij, è un libro a cui è particolarmente legato?

“Ho scelto Le notti bianche in quanto è una storia molto triste ma al contempo profonda, non è quel romanzo classico di formazione che tende al lieto fine, ma porta in dote anche quella durezza caratteristica degli autori russi, per cui mi piaceva questo contrasto e che questo libro potesse essere letto da un’adolescente quale Sole, la figlia di Alessio. Dostoevskij poi è un autore che amo e che è stato importante per la mia crescita … non questo libro nella fattispecie, ma in generale le sue opere”.

Quali libri sono stati dei capisaldi per lei?

“Non ne ho uno in particolare, ce ne sono tantissimi, dai grandi classici passando per i giovani autori, mi è sempre piaciuto leggere e spaziare tra generi diversi. Più leggi e più hai voglia di scoprire altre storie”.

Nella foto Giorgio Pasotti in una scena de “L’appartamento sold out”

Ne L’appartamento sold out, una serie molto originale per i temi che va a trattare e che sta avendo un grande successo, disponibile su Raiplay, interpreta invece il ruolo di Armando …

“Sono stato felicissimo di far parte di questa serie che traccia uno spaccato di vita vero, autentico, che tutti noi vediamo intorno ma a cui forse non prestiamo attenzione. Ne “L’appartamento sold out” si racconta proprio come ci sia una sorta di convivenza tra nuclei famigliari, culture e religioni diversi, nonché la quotidianità di tutti quei sobborghi suburbani dove è in atto un’integrazione reale, non filtrata da ideologie o quant’altro, con i problemi pratici della gente. Il mio personaggio è cattivo sostanzialmente per circa metà della storia, è mosso da ideali giusti, ma poi nel momento di metterli in pratica realizza che non sono assolutamente veri. Mi piace questo non idealizzare sempre le persone che parlano di integrazione, di accoglienza, perché poi sono le prime che a volte si sentono veramente minacciate e reagiscono male. Credo che il successo della serie sia proprio dovuto alla veridicità di quello che noi mettiamo in scena”.

E’ una serie che affronta tematiche attuali, dall’integrazione all’accettazione di sé e degli altri, al confronto con chi viene visto come “diverso” e per questo fa paura …

“Credo che l’arte debba servire a stimolare un pensiero, una riflessione. La cultura è la base, è il fondamento per una società moderna, per comprendere meglio i problemi, il mondo, la vita in sé”.

Come ha fatto anche con lo spettacolo teatrale “Otello”, di cui è regista e attore, che racconta il primo caso di femminicidio della storia, sensibilizzando il pubblico su questa tematica purtroppo sempre attuale …

“Questo ci insegna che i grandi classici sono assolutamente contemporanei. Se uno li rimette in scena attualizzandoli funzionano tantissimo, perché ci mettono di fronte a dei fatti di cronaca, di attualità, ma con la profondità e l’intelligenza di quelle parole eterne. Il messaggio diventa così ancora più chiaro e forte, quindi ricorrere alla cultura insegna, serve, stimola un pensiero. L’Otello tratta il tema dei temi. Purtroppo oggi non c’è giorno in cui non ci sia la notizia di qualche violenza perpetrata nei confronti delle donne ed è una situazione preoccupante”.

Nel 2026 riprenderà la tournée di “Otello”?

“Dal 9 gennaio 2026 per due mesi saremo in scena nei teatri di diverse città italiane, da Genova a Torino, da Bologna a Trieste ed Ancona. Abbiamo un calendario fittissimo perché evidentemente ha avuto una grande eco la buona riuscita di questo spettacolo e il tema, come dicevamo, è purtroppo molto attuale”.

Ha terminato anche le riprese del suo terzo film da regista, “Sotto a chi tocca” che arriva dopo “Io, Arlecchino” e “Abbi fede” …

“Abbiamo terminato le riprese pochi giorni fa, siamo agli ultimi ritocchi di montaggio, poi si passerà alla post-produzione. Sono molto felice perché ho un bellissimo cast di attori e amici che stimo tantissimo come Rocco Papaleo, Stefano Fresi, Giovanna Mezzogiorno, Claudia Tosoni, Linda Messerklinger, Giacomo Giorgio, non potevo chiedere di meglio. E’ un film che inseguo da tanti anni e grazie alla tigna sono riuscito finalmente a realizzarlo”.

Mancano pochi giorni a Natale, qual è il ricordo più bello che ha legato a questa festività e cosa si augura per il 2026?

“Il ricordo più bello è legato a mio nonno che per Natale veniva a casa mia e costruiva un presepe dietro al mio letto, con quello che aveva a disposizione, sul tavolo dove mia mamma stirava. Era un momento per me magico, e ogni sera rimanevo incantato ad ammirare la sua opera. Tra l’altro da sempre ho una fascinazione per i presepi ma quello di mio nonno aveva un valore ancora più profondo. Spero che il 2026 sia un anno di cambiamenti e di evoluzioni, che ci si possa soffermare sulle cose davvero importanti, cioè la famiglia, i figli, e capire che la vita è breve e forse bisogna dividere equamente il proprio tempo tra lavoro e affetti personali”.

La vedremo anche nelle vesti di tedoforo in occasione delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 nella sua Bergamo ….

“E’ una grande emozione. Mi avevano già chiesto di fare il tedoforo in occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 ma alla fine non era stato possibile. In concomitanza con i Giochi di Milano Cortina 2026 andrà in onda su Rai 1 il film “Rosso volante” che mi vede protagonista nei panni di Eugenio Monti, grande campione di bob e cortinese di nascita. Sono doppiamente felice sia di avere la possibilità di portare la fiamma olimpica sia per questo film che ha unito la mia grande passione per lo sport alla mia professione di attore”.

Girando questo film cosa ha scoperto riguardo la storia di Eugenio Monti che non sapeva?

“Come tutti i grandi campioni anche Eugenio Monti racchiude tantissime contraddizioni in sè. Lui ha fatto un gesto meraviglioso, che oggi forse è fantascientifico per la maggior parte delle persone: ha restituito un bullone, un pezzo di un attrezzo che il team rivale aveva perduto e senza il quale sarebbe stato costretto al ritiro. Eugenio Monti al posto di girare le spalle e vincere la medaglia d’oro, ha voluto dare questo bullone agli avversari per poter gareggiare alla pari. Questo dovrebbe essere il senso sportivo che oggi si è un po’ perso a favore di interessi economici. Per lui è stato un comportamento normalissimo. Nonostante fosse ambizioso e aspirasse a vincere l’oro a cinque cerchi, l’unica medaglia che mancava al suo palmarès, e i Giochi di Grenoble 1968 fossero l’ultima possibilità per conquistarlo dato che aveva quaranta anni, è riuscito a conservare il vero spirito sportivo”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Bianca Marcelli

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