Nel mondo della musica italiana, il nome di Gianni Testa è da tempo sinonimo di concretezza. Produttore, autore e talent scout, Testa ha saputo negli anni costruire un percorso che tiene insieme il lavoro con i grandi nomi della nostra scena e la scoperta di nuovi talenti. Quest’anno, la sua visione lo ha portato anche oltre confine: è stato infatti l’unico italiano chiamato a far parte della giuria internazionale del Kënga Magjike, uno dei festival più importanti dell’area balcanica, a conferma di quanto il suo giudizio sia stimato anche fuori dall’Italia. In occasione dell’uscita del videoclip del brano “Il Natale che vorrei”, composto dai ragazzi dell’academy, abbiamo incontrato Gianni Testa e realizzato per voi questa intervista. Buona lettura.

Quali differenze hai notato tra i talent e i festival musicali italiani come Sanremo e il contesto di “Kënga Magjike” in Albania?
“Sanremo e i talent italiani hanno una struttura molto consolidata, con un forte focus sulla narrazione e sull’identità artistica dell’interprete. Kënga Magjike, invece, valorizza molto l’innovazione musicale e la sperimentazione stilistica, con un mix di tradizione e modernità che rende ogni esibizione unica”.
Quali sono le tendenze musicali che hai individuato come le più promettenti tra i giovani artisti che si sono presentati al festival?
“Ho notato una grande attenzione alle sonorità elettroniche integrate con il pop tradizionale, una scrittura sempre più curata dei testi e una capacità dei giovani di mescolare stili diversi, dal soul al rap, dal pop al folk balcanico. Questa contaminazione è la chiave per conquistare il pubblico internazionale”.
Qual è il consiglio più importante che daresti a un giovane artista italiano o albanese che sogna di raggiungere il successo internazionale?
“Di credere nella propria identità artistica e di lavorare con costanza sulle proprie capacità. È fondamentale saper ascoltare, imparare dai professionisti, ma senza perdere la propria autenticità. Il successo internazionale nasce dalla combinazione di talento, disciplina e originalità”.
Ci sono nuovi progetti di produzione o collaborazioni internazionali a cui stai lavorando attualmente e che puoi anticiparci?
“Attualmente lavoro già con artisti provenienti da tutta Europa, come Vika dalla Bulgaria, Esmeralda dalla Germania e Martina Cutajar da Malta, e questo mi permette di portare diverse sonorità e talenti sul mercato italiano. Il mio viaggio qui in Albania ha un duplice obiettivo: scoprire nuovi talenti da proporre in Italia e valutare la possibilità di aprire una sede della JOSEBA anche qui. L’Albania è un posto meraviglioso, ordinato, pulito e in pieno sviluppo, dove c’è grande entusiasmo e voglia di investire sull’arte. In Italia, purtroppo, in questo momento l’arte e la creatività sono spesso soffocate dalla pressione fiscale e dalle difficoltà economiche. Credo che aprire un ponte tra questi due Paesi possa dare nuove opportunità agli artisti e arricchire lo scenario musicale internazionale”.
Qual è il tuo obiettivo principale come produttore per i prossimi anni?
“Il mio obiettivo è continuare a scoprire e valorizzare talenti emergenti, costruire progetti internazionali e contribuire a creare musica che possa essere apprezzata in tutto il mondo, senza compromessi sulla qualità”.

Qual è il profilo tipico dello studente o dell’artista che decide di iscriversi alla Joseba Academy?
“Si tratta di giovani motivati, appassionati e desiderosi di crescere professionalmente. Hanno una buona base tecnica ma soprattutto vogliono imparare a esprimere la propria creatività in modo professionale, confrontandosi con docenti ed esperti del settore”.
Come viene strutturata una giornata o una settimana tipo all’interno dell’Academy? Qual è il bilanciamento tra la teoria e le attività pratiche in studio di registrazione?
“Una giornata tipo alla Joseba Academy combina formazione teorica e attività pratiche in studio. Gli studenti partecipano a lezioni di canto, produzione, arrangiamento e songwriting, affiancati da professionisti del settore. Abbiamo incontri e masterclass con artisti come Dargen D’Amico e Orietta Berti, sessioni con produttori di successo come Katoo, che arrangia artisti del calibro di Mahmood ed Elodie, e momenti dedicati a workshop come gli “InContri con Grande”. Il nostro approccio è fortemente esperienziale: i ragazzi applicano subito ciò che imparano registrando, arrangiando e collaborando alla produzione di brani reali. La Joseba Academy vuole essere oggi quello che tanti anni fa era per Roma l’RCA: un vero cenacolo della musica, un luogo in cui gli artisti possono incontrarsi, coltivare il loro talento e le loro passioni in un ambiente sano, stimolante e frequentato da grandi professionisti. In questo modo, gli studenti sono preparati a entrare nel mondo discografico in modo consapevole, comprendendo sia la parte creativa sia quella professionale della musica”.
Quali strumenti utilizzate per dare ai ragazzi un feedback onesto ma costruttivo sul loro lavoro e sulle loro prospettive?
“Utilizziamo sessioni di ascolto critico, analisi dettagliata dei brani e incontri individuali in cui discutiamo punti di forza e margini di miglioramento. L’obiettivo è sempre incoraggiare e guidare, senza mai scoraggiare la creatività”.
C’è un’evoluzione standard che nota negli allievi da quando entrano a quando concludono il percorso? In che modo l’Academy li aiuta a definire la propria identità artistica e professionale?
“Gli studenti entrano con talento e passione, ma spesso ancora in cerca di una direzione chiara. Alla fine del percorso, non solo hanno acquisito competenze tecniche, ma hanno anche definito un’identità artistica coerente e sono in grado di affrontare il mercato con professionalità”.
Com’è stato il processo creativo del brano “Il Natale che vorrei” in Academy? I ragazzi hanno lavorato insieme al testo e alla musica o li hai guidati tu verso una direzione specifica?
“Il brano è nato all’interno del percorso formativo della Joseba Academy, sotto la direzione artistica del Maestro Enzo Campagnoli, che ne ha definito l’impostazione e la visione complessiva. Durante il corso di songwriting, condotto da Giovanni Segreti Bruno, i ragazzi hanno lavorato insieme sia sul testo che sulla musica, confrontandosi e costruendo il brano in modo corale. Successivamente il progetto ha preso forma definitiva grazie all’arrangiamento di Arturo De Biasi, che ha dato al brano una veste sonora coerente ed emozionale. Il mio ruolo è stato quello di coordinare il lavoro e accompagnare i ragazzi nel trasformare un’idea didattica in un progetto artistico reale”.
Oggi un artista non deve solo saper cantare, ma anche saper stare davanti a un obiettivo. Portare gli studenti su un set professionale per un videoclip ufficiale che valore ha nel loro percorso di crescita alla Joseba?
“Seguendo la linea artistica e formativa tracciata dal Maestro Enzo Campagnoli, alla Joseba Academy crediamo in una preparazione completa dell’artista. Vivere un set professionale significa confrontarsi con la realtà del mestiere: il rapporto con la camera, la gestione delle emozioni, il rispetto dei ruoli e dei tempi. È un passaggio fondamentale perché rende gli studenti più consapevoli e li avvicina concretamente al mondo professionale, senza filtri”.
Qual è l’emozione o l’idea che volevate trasmettere con questo video?
“Volevamo raccontare un Natale autentico, intimo, fatto di attese, ricordi e speranze. Un racconto semplice e sincero, in cui i ragazzi potessero riconoscersi e sentirsi parte di qualcosa di vero. Il video accompagna il brano senza sovrastrutture, lasciando spazio alle emozioni e alla naturalezza, in piena coerenza con il percorso artistico dell’Academy”.
Dopo questo traguardo natalizio, cosa dobbiamo aspettarci dai talenti della Joseba Academy per l’inizio del nuovo anno?
“Questo progetto rappresenta una tappa del percorso, non un punto di arrivo. Il nuovo anno porterà nuovi brani, nuove esperienze e una crescita sempre più consapevole, nel solco della direzione artistica del Maestro Enzo Campagnoli. L’obiettivo è continuare a lavorare sulla qualità, sull’identità e sulla professionalità, offrendo ai ragazzi strumenti concreti per affrontare il loro futuro artistico con solidità e visione”.
