Dal 12 gennaio in prima serata su Rai 1 “La Preside” con Luisa Ranieri: “Eugenia è un personaggio molto bello, che non ha la presunzione di insegnare nulla a nessuno”

Prende il via il 12 gennaio in prima serata su Rai 1 “La Preside”, la nuova serie originale in quattro puntate, prodotta da Bibi Film tv-Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction, con la regia di Luca Miniero, liberamente ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano divenuta simbolo di coraggio e determinazione nella lotta per il riscatto educativo e sociale.

Eugenia Liguori, interpretata da Luisa Ranieri, ha 47 anni, un entusiasmo travolgente e un’assoluta incapacità ad arrendersi. Al suo primo incarico come preside, sceglie l’Istituto Anna Maria Ortese di Caivano. Posizionato al centro di una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa, è tristemente famoso per l’assenteismo degli studenti e la totale mancanza di risorse. Quella che ad altri potrebbe sembrare una sfida impossibile, però, per Eugenia diventa una missione: “Quando le cose sono così brutte, è facile immaginarsele più belle”. Per salvare i ragazzi e garantire a ognuno di loro un riscatto e un futuro migliore, Eugenia fa di testa sua mettendosi continuamente in pericolo. L’unico a condividere i suoi metodi è Vittorio, insegnante di italiano appena arrivato dal nord perché attratto dalla storia dell’Istituto.

“Il cuore di questa serie è rappresentato dalla forza rivoluzionaria di una donna sola contro il mondo in un contesto particolare”, ha esordito Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction.

“Sono innamorato di Eugenia Carfora e di quello che rappresenta. Questo racconto porta la speranza in un territorio che non è molto rappresentato da quel punto di vista attraverso la musica, la vivacità dei personaggi”, ha dichiarato il produttore Angelo Barbagallo.

Luisa Ranieri veste i panni della protagonista: “Questa fiction è arrivata nel momento giusto. Nel 2019 avevamo visto “Come figli miei”, il documentario prodotto da Domenico Iannacone e ho avuto poi il piacere di incontrare Eugenia Carfora e lì con Luca (Zingaretti, ndr) è nata l’idea della serie. Quell’incontro mi ha dato la forza, la voglia, la luce per raccontare qualcosa di molto bello, quello del singolo che fa il suo in una periferia. E’ stato un bellissimo viaggio sia verso il personaggio sia umano. E poi c’è Napoli con cui ho un rapporto viscerale, è la nostra Rio de Janeiro perchè c’è un po’ di tutto, persone per bene, gente di strada, tanti strati sociali mischiati insieme e questo crea una grande energia. Credo sia l’estratto dell’Italia, un po’ più colorato. E’ stato bello lavorare con questi ragazze e ragazzi bravissimi che interpretano personaggi con storie importanti. Se dopo aver visto “La Preside” qualche ragazzo tornasse a scuola o qualcuno si svegliasse la mattina e dicesse combatto fino alla fine perchè la rassegnazione è una parola che nel mio vocabolario non esiste allora avremo vinto. Eugenia è un personaggio molto bello, che non ha la presunzione di insegnare nulla a nessuno. Io andavo a scuola in via Manzoni ma c’erano ragazzi di Caivano, di Caserta, di San Giovanni a Teduccio, quindi ho ritrovato una Napoli che conosco, che ho vissuto, ho ritrovato quell’umanità e quella verità. Il genitore deve essere bravo a riprendere i figli quando è necessario e ad accoglierli quando c’è bisogno. Io sono la parte normativa in famiglia, i figli si educano nell’ascolto ma anche dando loro dei limiti”.

Alessandro Tedeschi veste i panni di Vittorio: “E’ un professore che arriva dal nord e non è preparato a quello che vede. Questa serie si apre con un’immagine luminosa. Eugenia e Luisa che la interpreta si sono passate questa luce negli occhi perchè c’è qualcosa di affascinante e di misterioso. Riescono a vedere ciò che ancora non c’è ed è questa la potenza trascinante, il faro per questi ragazzi”.

Il regista Luca Miniero ha raccontato: “La Preside è girata a San Giovanni a Teduccio, non lontano da Caivano, però abbiamo cambiato location per motivi logistici. La vicinanza della scuola a questi palazzoni rende universale la storia. Sono proprio i ragazzi il carburante che alimenta la preside nonostante le numerosissime difficoltà; i giovani sono il futuro, ed ogni minuto perso è un ragazzo in meno sui banchi di scuola. Se lo ripete come un mantra la protagonista, e la sua tenacia e frenesia si esprime attraverso l’ampio utilizzo della macchina a mano, che la segue senza sosta tra le mura di una scuola che con forza e coraggio rimette in sesto giorno dopo giorno, coinvolgendo inevitabilmente anche lo spettatore. Quando la macchina si ferma invece, cogliamo le fragilità e le conseguenze emotive di un lavoro estenuante, con sfide che continuano anche tra le mura di casa”.

Il produttore Luca Zingaretti ha aggiunto: “La prima volta che l’ho contattata Eugenia mi ha attaccato il telefono in faccia pensando fosse uno scherzo, il giorno dopo sono andato a Caivano ed è nato un amore. A me piacciono le serie che entrano nel cuore e questa ha tre elementi fondamentali: la figura della preside, questa donna meravigliosa che si mette contro tutto e tutti, la pigrizia delle istituzioni e il malaffare che in queste zone governano e con la sola forza della legge riesce a smuovere le cose. I ragazzi sono i veri vincitori della storia perchè hanno capito che la mano tesa della preside che li va a prendere a casa è l’ultima chance che hanno per cambiare la vita e capiscono che la scuola è il luogo dove le generazioni si incontrano, dove gli esseri umani si formano e crescono e che ti permette di andare incontro alla vita con dignità. Vorremmo che questa luce arrivasse al pubblico di Rai1”.

E’ intervenuta alla conferenza anche la Preside Eugenia Carfora: “Luisa è andata oltre il suo lavoro, quando Luca Zingaretti ha detto che voleva fare questa serie sapeva anche che c’era tanta responsabilità. A Napoli è facile che un colore sovrasti l’altro, il rigore me l’hanno insegnato e non lo lascio, ho dato tutto, ho sacrificato la mia famiglia, ma bisogna togliere dal vocabolario la parola rassegnazione. I quartieri sono speciali perchè si aiutano tra loro e diventano città nella città. In questa serie ho sognato che si potesse andare oltre. Quando sono arrivata Caivano ho visto un mondo … trovare una scuola, una chiesa vuol dire avere una comunità, il problema è prendersene cura. Spero che un giorno si possa mettere la periferia al centro. La scuola è pazienza, i risultati non si hanno in un anno, e per me dovrebbe durare tutta la vita”.

di Francesca Monti

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