Dal 20 al 25 gennaio “Enigma” di Hugh Whitemore con Peppino Mazzotta protagonista, andrà in scena al Teatro Menotti di Milano. Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale sabato 8 novembre al Teatro Biondo di Palermo, nella traduzione di Antonia Brancati e con la regia di Giovanni Anfuso.
Al fianco di Mazzotta, Maurizio Marchetti, Liliana Randi, Domenico Bravo, Carmelo Crisafulli, Luca Fiorino, Vincenzo Palmeri, Irene Timpanaro.
Le scene sono di Alessandro Chiti, i costumi di Dora Argento, le luci di Antonio Rinaldi, le musiche di Paolo Daniele, intervento al violino di Leo Gadaleta.
Lo spettacolo è una drammatica e commovente commedia che Whitemore scrisse nel 1986 basandosi sul libro Alan Turing, The Enigma di Andrew Hodges, da cui fu tratto il film The Imitation Game.
Al centro della vicenda è la storia del grande, e fino a qualche tempo fa semi-sconosciuto, scienziato che ha decrittato i messaggi prodotti dalla macchina Enigma utilizzata dai sommergibilisti tedeschi per le loro comunicazioni in tempo di guerra. Qualche anno dopo la guerra, Turing, suo malgrado, smaschera un altro codice, quello dell’ipocrita e perbenista società inglese del tempo, che lo processa nel 1952 per la sua omosessualità.
Il testo di Whitemore non è solo un ritratto biografico, perché attraverso la storia esemplare di Turing, si articola una riflessione approfondita e controversa sulla società e gli stereotipi che ancora oggi si insinuano nei comportamenti di tutti i giorni. Ambientata nel cuore del Novecento, la vicenda è collocata dal regista Anfuso in uno spazio della memoria, quasi un territorio metafisico, dove il rigore scientifico convive con la fragilità dell’umano.
La storia prende il via con l’interrogatorio che Turing subisce da parte dell’ufficiale Ron Miller per aver denunciato un furto. Tramite domande sibilline, l’ufficiale mette in difficoltà il matematico, che in realtà era stato derubato dal suo compagno, ma essendo l’omosessualità non tollerata dal governo inglese di quegli anni, non vuole rivelare tutta la verità.
Da questo interrogatorio hanno origine diversi flashback della vita di Turing: la sua passione per la matematica fin dai tempi della giovinezza, il periodo a Bletchley al tempo della Seconda guerra mondiale, il lavoro finalizzato a decrittare i messaggi codificati dell’esercito tedesco con la macchina Enigma. Il suo ingegno, tuttavia, non è sufficiente a salvarlo dai pregiudizi e dalla giustizia inglese.
«Turing – spiega Anfuso – lontano dal mito del genio, è ritratto umano e inquieto, vicino alla sua fragilità. Intorno a lui, l’orchestra degli altri personaggi: la madre, gli amici, i colleghi, gli amanti; figure che si alternano come frammenti di una stessa voce. Ne nasce uno spettacolo corale, dove la biografia individuale si intreccia alla riflessione collettiva e la memoria è tutt’altro che archivio e commemorazione. Perché ricordare non significa celebrare, ma decifrare: leggere ciò che resta nascosto nel linguaggio della Storia. Il teatro, in questo senso, si fa “macchina di decrittazione”, un dispositivo poetico e politico capace di restituire senso all’enigma della verità».
credit foto Rosellina Garbo
