Enrico Nigiotti ritorna al Festival di Sanremo 2026 con “Ogni volta che non so volare”, una canzone che parla di un amore universale, capace di unire e sostenere senza giudicare. Un amore che accoglie le fragilità, dà forza nei momenti di difficoltà e ricorda quanto sia umano cadere e rialzarsi grazie alle persone che ci restano accanto.
“Ogni volta che non so volare” farà parte del suo sesto album in studio, che si intitolerà “Maledetti Innamorati” e verrà pubblicato il 13 marzo. Il progetto raccoglie 11 canzoni e prende forma a partire da brani scritti nell’arco degli ultimi due anni, un tempo lungo e denso in cui la vita di Nigiotti ha attraversato una profonda trasformazione. È un tempo che arriva dopo la nascita dei suoi due figli, un passaggio capace di rimettere tutto in prospettiva, di riscrivere le priorità e di restituire valore alle cose essenziali.
“Maledetti Innamorati” segna anche l’inizio di un nuovo cammino discografico, più libero e consapevole, in cui la scrittura si fa essenziale e autentica, capace di tenere insieme la leggerezza e il peso delle cose importanti.
All’interno della tracklist trova spazio anche “L’amore è / L’amore va”, nato dall’unione di una canzone già edita di Olly e di una di Nigiotti, grazie alla quale i due si sono conosciuti e poi ritrovati. Il brano racconta un legame autentico e suggella un’amicizia. Per questo progetto Nigiotti ha lavorato al fianco di tre produttori: Juli, Celo ed Enrico Brun.
Nella serata delle cover, Enrico Nigiotti duetterà con Alfa in “En e Xanax”, brano iconico di Samuele Bersani.
Il 21 novembre 2026 Enrico Nigiotti sarà protagonista di un evento speciale, “A casa”, che si terrà a Livorno, la sua città, al Modigliani Forum.

credit foto Roberto Graziano Moro
Enrico, sei alla quarta partecipazione tra Big e Nuove Proposte al Festival di Sanremo, quali sono le tue sensazioni e le tue aspettative?
“Sono molto sereno e voglio che sia un bel viaggio. E’ stressante sicuramente, è un palco molto importante, quindi se hai delle ansie rischi di viverlo male. Io vorrei invece che potesse diventare un bellissimo ricordo, un po’ come le gite scolastiche. Non sono uno che si crea aspettative, fortunatamente, per cui l’idea è quella di andare lì e far bene la canzone, dato che rappresenta l’inizio di un progetto, perché il 13 marzo uscirà il nuovo disco”.
A proposito della canzone che porti in gara, “Ogni volta che non so volare”, con testo da te scritto insieme a Pacifico, ci ricorda che le fragilità, la fallibilità fanno parte dell’essere umano …
“Avevo scritto la musica circa sei anni fa e c’erano già tante parole del testo che sono rimaste in un cassetto, perché è una canzone per me molto importante, particolare anche a livello di struttura. L’ho ripresa in mano e ritoccata diverse volte ma non riuscivo a capire cosa realmente potesse mancare. Allora ho scelto di chiamare Pacifico, che secondo me è una delle penne italiane più belle, gli ho mandato il pezzo e abbiamo lavorato insieme su alcune parti. Una volta concluso il lavoro, ho deciso che era il pezzo giusto per tentare la partecipazione a Sanremo”.
Nel brano canti: “forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà e c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità” …
“E’ una canzone molto autoreferenziale, nel senso che parla della mia vita ma penso che molti altri potrebbero rispecchiarsi, perché sono una persona comune, semplice. Io credo che i sogni non debbano finire mai dove comincia la realtà. Se hai un sogno in tasca devi lottare fino all’ultimo. L’unico no che devi ascoltare, che ti può dire basta è il tuo, non è quello degli altri o le porte in faccia che ricevi. E’ un po’ l’incontrario di quello che diceva Bukowski in un bellissimo aforisma: “l’amore è una nebbia che scompare all’apparire della realtà”. Io la penso diversamente”.
In un altro passaggio del testo dici “i mostri che c’ho dentro che mi fanno cadere”, posso chiederti quali sono questi mostri e se sei riuscito a sconfiggerli per poter poi prendere appunto il volo?
“I mostri sono le tentazioni che ti crei. Se sei una persona autosabotista come me possono essere le cattive decisioni, gli impulsi caratteriali, i vizi, tutto quello che hai di tenebroso nel tuo essere. In qualche modo sono diavoli che, anche se li metti da una parte o riesci a “sconfiggerli”, a volte ritornano e che porterai sempre con te perché fanno anche parte della tua storia. Però ci si può convivere tranquillamente. Io credo soprattutto nell’importanza del cadere e me lo hanno insegnato i miei figlioli Duccio e Maso che a marzo compiono tre anni, che prima di imparare a camminare e a correre sono caduti tantissime volte, quindi è un po’ una piccola metafora della vita. Prima si impara a cadere e poi a camminare. Ccredo che toccare il fondo serva come spinta per andare un po’ più in alto e anche per capire realmente chi hai accanto, chi ti vuole bene, quali sono le persone a cui vuoi bene. Non ci si salva mai da soli, c’è sempre qualcuno che ti salva in qualche maniera, ma non lui o lei fisicamente quanto il pensiero di quegli occhi, di quella persona che ti mette le ali o ti fa venire voglia di non toccare completamente il fondo e di rialzarti subito”.

credit foto Roberto Graziano Moro
Quanto i tuoi due bellissimi gemellini hanno cambiato anche il tuo approccio alla vita e alla musica?
“I miei figlioli mi hanno cambiato completamente il respiro della vita, la camminata, è come se fossi in qualche modo più sensibile, inteso come percepire le cose in maniera più densa. Un colore non mi sembra più lo stesso di prima, il rosso che vedevo ha più sfumature, ma anche la scena di un film che non mi emozionava adesso mi fa più effetto, perché hai più responsabilità, più paure, ma anche più gioie, è come se avessi più parole per tanti argomenti che avevo già trattato. Maso e Duccio mi hanno dato tanto, sia a livello umano che artistico, perché per me uomo e artista sono la stessa cosa. Io non mi definisco un artista, ma un uomo comune che scrive le canzoni, semplicemente”.

credit foto Filiberto Signorello
Nella serata cover duetterai con Alfa in “En e Xanax” di Samuele Bersani …
“En e Xanax penso che sia un gioiello della musica italiana e tratta anche un argomento che è estremamente attuale, cioè la sanità mentale, per cui ho voluto condividerlo, essendo una serata di festa al di fuori della gara, con un giovane artista che stimo e apprezzo quale Alfa, anche perchè rappresento la generazione che sta in mezzo tra quelle di Bersani e di Andrea. Certe canzoni secondo me andrebbero studiate a scuola ed “En e Xanax” è tra queste”.
Per quanto riguarda invece il nuovo disco Maledetti Innamorati, che cosa ci puoi anticipare a livello di argomenti trattati, di testi, di sound?
“Maledetti innamorati è il cacciucco della mia musica, è un insieme di sapori, visto che comunque ho lavorato con tre produttori diversi: Enrico Brun, che ha prodotto anche il pezzo di Sanremo oltre a L’amore è, Nonno Hollywood; Jvli, che è il produttore di Olly ed è un mio carissimo amico, nonché la persona che ha gestito più canzoni; Celo, che produce anche Alfa ed è un altro mio amico. Sono tre generazioni diverse ma alla fine gli argomenti sono quelli classici dei miei dischi e del cantautorato, si parla di vita, di amore, di sogni ma è come se fosse un nuovo sguardo anche su certe cose, che vengono viste da un’altra ottica e soprattutto con parole nuove, perché sono cambiate tante cose dall’ultimo album, proprio a livello umano”.
Nel disco c’è anche un duetto con Olly, “L’amore è / L’amore va” …
“Tre o quattro anni fa, Olly e Jvli mi scrissero che erano in vacanza in Sardegna e ascoltavano L’amore è in loop, quindi ci siamo incontrati grazie a quel brano e ho iniziato a lavorare con Jvli. Poi Olly mi invitò al Fabrique, che fu il suo primo grosso concerto a Milano, dove facevamo questa specie di duetto che avevamo realizzato per gioco una sera a casa di Jvli dove io avevo portato la carne e il vino, e avevo realizzato un mashup casuale di “L’amore è / L’amore va” con la chitarra in giardino. C’è anche un video che è andato virale di quella serata. Olly un giorno mi ha chiamato e ricordato che aveva fatto una canzone per il mio disco, Sopra la stessa barca, che poi è stata invece inserita nel suo, Tutta vita, che è stato l’album dell’anno. A questo giro volevo festeggiare la chiusa di un ciclo ma anche fare un omaggio all’amicizia. In questi ultimi due anni Olly ha avuto un successo enorme ma non ha esitato un secondo ad accettare di partecipare con me alla serata cover, con la stessa voglia e gioia che aveva quattro anni fa quando non era ancora così famoso. Se avesse detto di no al duetto non sarebbe cambiato nulla per quanto riguarda la nostra amicizia”.

Sulla cover del disco “Maledetti innamorati” è raffigurato uno squarcio e si intravede un pezzo di una chitarra, come a significare un nuovo inizio?
“E’ un nuovo cielo dello stesso mondo, ma è visto con occhi diversi, per cui rappresenta un nuovo passo, una nuova camminata, una nuova strada, una nuova stanza di questa casa che è un po’ la musica. Infatti ciò che mi auguro da Sanremo è far arrivare la verità con cui ho scritto questa canzone e tutti i miei brani, e farmi conoscere a chi ancora non mi conosce o magari non si è soffermato ad ascoltarmi e fare venire la voglia di entrare nel mio mondo musicale. Ci sono persone che riempiono i teatri per assistere ai miei live e a loro questa canzone darà tanto perché è un po’ di tempo che mi seguono e abbiamo gli stessi gusti. Non ho mai pensato alla classifica ma ad allargare se possibile il mio pubblico”.
Il 21 novembre ci sarà un live speciale nella tua città, Livorno …
“E’ un appuntamento molto importante ed è un grandissimo sogno che si avvera perché mai avrei pensato di fare il cantante e ancor meno di cantare al Palazzetto di Livorno. Ci saranno chiaramente altri concerti questa estate che dobbiamo annunciare ma esibirmi nella mia città ha un sapore diverso”.
Il 13 febbraio c’è stato l’incontro per la prima volta nella storia dei Big in gara a Sanremo con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che emozione è stata?
“E’ stato particolarissimo e anche strano entrare al Quirinale. Quello che mi ha fatto impressione nel senso positivo è che, terminato l’incontro in cui ha fatto un discorso molto bello, il Presidente Mattarella è venuto a darci la mano uno ad uno e secondo me questo è un segno di grandissima umanità ed educazione. E’ stato un momento emozionante”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Maryon Pessina e Michela Alquati Bonisoli
