Intervista con Romano Reggiani: “E’ un onore far parte di Mare Fuori, una serie che mette al primo posto il tema dell’educazione”

“Caratterialmente non sono uguale al mio personaggio, io sono molto comandante, organizzativo, operativo, però quel senso di inadeguatezza l’ho provato molte volte”. Attore dalle spiccate qualità interpretative e di grande sensibilità artistica, Romano Reggiani è entrato nel cast della serie “Mare Fuori” nella sesta stagione, disponibile su RaiPlay e ad aprile su Rai 2 con la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano, prodotta da Rai Fiction e Picomedia, vestendo i panni di Stefano Stazi, il nuovo giovane direttore dell’IPM, che è soffocato da un padre oppressivo e intimorito dal nuovo incarico.

Si aggrappa così scrupolosamente alle regole per non venire schiacciato dal peso delle responsabilità e trova in Massimo (Carmine Recano) un prezioso alleato.

Romano Reggiani, oltre a “Mare Fuori 6”, è tra i protagonisti del nuovo film di Carlo Verdone “Scuola di seduzione”, ha diretto il corto “Per sempre” ed è appassionato di musica, come ci ha raccontato in questa intervista.

Romano Reggiani e il cast di “Mare Fuori 6” – credit foto Sabrina Cirillo

Romano, com’è stato entrare nel cast di “Mare Fuori 6” e come si è approcciato al suo personaggio, Stefano, il nuovo direttore dell’IPM?

“Essendo una realtà completamente nuova per me è stato inizialmente un po’ traumatico entrare in questo progetto in quanto avevo paura che Stefano potesse non funzionare anche perché avevo una grande responsabilità, essendo stato costruito molto su di me. Col regista abbiamo infatti pensato di proporre un personaggio che suonasse l’armonica, che arrivasse da Bologna e avesse anche dei sogni infranti. Fortunatamente è stato accolto dal pubblico con entusiasmo. Il mio ingresso ha segnato un cambiamento all’interno della serie e ci sono stati solo commenti positivi. Girare “Mare Fuori” è stato un grande onore”.

La musica e la provenienza da Bologna sono due punti in comune tra lei e Stefano, i sogni infranti invece?

“Non fanno parte di me perché mi ritengo fortunato, faccio il lavoro che amo, sono felice di vivere a Bologna. Ho portato la mia energia e la mia città in un contesto diverso dal mio, pertanto non ho sogni infranti come Stefano, ma cerco di portare avanti la mia passione e fare al meglio il mestiere di attore”.

In una scena Stefano, prima di partire per Napoli, decide di portare con sé un soldatino oltre che la sua armonica, come se fossero una sorta di coperta di Linus, che lo fanno sentire più sicuro …

“Esattamente. Il soldatino è un ricordo dell’infanzia, uno stacco tra l’età giovanile e la responsabilità. Stefano lo porta con sè a Napoli e lo mette sulla sua scrivania per ricordarsi chi è. E’ un personaggio che ha questa energia molto inadatta, chiaramente divertente, è un bambino che improvvisamente è stato fatto diventare responsabile”.

Inoltre ha un rapporto di soggezione nei confronti del padre e si aggrappa alle regole per cercare di non soccombere, di non venire schiacciato all’interno dell’IPM …

“Il rapporto con il padre va a rafforzare molto il carattere di Stefano, che ha un rifiuto nei confronti di questa attitudine precisa, compressa. Quando si ritrova a dirigere l’IPM cerca di impostare il lavoro cercando una sua strada, per non seguire totalmente le orme del genitore. Il mio personaggio non voleva fare l’avvocato, anche se forse non era neanche tanto male in quelle vesti”.

Romano Reggiani e Lucrezia Guidone in “Mare Fuori 6” – credit foto Sabrina Cirillo

Stefano arriva all’IPM in un momento particolare, in cui accadono degli eventi tragici, e prende il posto della direttrice Sofia, interpretata da Lucrezia Guidone, con cui aveva già avuto modo di lavorare nel film “Eravamo bambini” …

“Quando Lucrezia ha scoperto che nella serie avrei preso il suo posto è stata felicissima, anche perché siamo amici e ci stimiamo reciprocamente. E’ stato bello lavorare di nuovo insieme dopo “Eravamo bambini” ed essendoci già un rapporto collaudato tra di noi abbiamo trovato subito una perfetta sinergia”.

Il suo personaggio all’inizio si sente fuori luogo all’IPM, le è mai capitato di provare una sensazione simile in un contesto diverso dal solito?

“Caratterialmente non sono uguale al mio personaggio, io sono molto comandante, organizzativo, operativo, però quel senso di inadeguatezza l’ho provato molte volte,  specialmente approcciandomi a contesti nuovi. Ad esempio io amo la musica, porto avanti questa passione nel tempo libero ma mi sento sempre un po’ inadeguato, mi imbarazzo, non avendola studiata in maniera approfondita come la recitazione”.

Aveva già avuto modo di vedere le precedenti stagioni di “Mare Fuori”?

“Premetto che non sono un grande fruitore di serie televisive, sono sincero, anche perché non ho la tv, però conoscevo Mare Fuori, avevo avuto modo di vedere la prima stagione e poi la quinta perché volevo capire bene come entrare a livello di vibes all’interno del progetto”.

E’ una serie che racconta storie drammatiche ma al contempo dà anche un messaggio di redenzione, di speranza, di una seconda possibilità …

“Credo che sia una serie unica in Italia, che vuole mettere al primo posto il tema dell’educazione e il rapporto conflittuale tra adulti e ragazzi, che ovviamente non hanno avuto una storia familiare facile e quindi non sono stati educati in modo corretto. Secondo me questa è la forza del progetto. I ragazzini che vedono Mare Fuori si appassionano perché tutti i personaggi alla fine comunque sono buoni, non sono dei mostri, si comportano in quel modo perché non hanno avuto forse scelta, un po’ come accadeva in un’altra serie Rai a cui ho preso parte, Mental, che parlava però di malattie psichiatriche”.

credit foto Sabrina Cirillo

Questi ragazzi hanno dei sogni che possono essere legati all’arte, al canto, al potere, all’amore. Quando è importante oggi sognare, soprattutto per le nuove generazioni?

“Io sogno sempre a occhi aperti. Per me sognare vuol dire sperare che capiti qualcosa di non calcolato e quindi credo che sia estremamente importante, nella consapevolezza però che i sogni non devono per forza diventare realtà, non si devono tradurre in un desiderio concreto. Sognare è quella sensazione di proiettarsi verso qualcosa che non si ha ma non bisogna fissarsi perché altrimenti rischi di rovinarti la vita. Invece il sogno è bello se rimane anche tale”.

Dopo The Slipper in the Valley, ha diretto il suo secondo cortometraggio, Per sempre, che racconta lo spazio tra ciò che vediamo e ciò che è invisibile nelle relazioni. Come nasce l’idea?

“Ho avuto una sorta di incubo in cui ho sognato di perdere una persona cara, allora ho pensato come avrei potuto esorcizzare questa cosa e ho iniziato ad inventare una storia. Amo il cinema di genere, soprattutto quello minimalista, quindi nella regia e nella scrittura cerco di essere il più attendibile possibile alla verità. Il tema delle relazioni è il fulcro del cortometraggio che poi verte sull’assenza perché noi siamo sempre in contatto con quello che non c’è più, quindi volevo cercare di analizzare che cosa cambia nella quotidianità quando succede qualcosa di grave, come nel corto, aprendo anche un dibattito su un tema sociale molto discusso. Ho immaginato un personaggio giovane come me, oltretutto un poliziotto, che si ritrova a fare i conti con quello che non ha potuto fare”.

 

Romano Reggiani in “Per sempre” – credit foto Aleo Film

Penso sia originale e interessante incentrare la storia su chi rimane dopo aver subito una perdita, anche perchè è un tema che non viene spesso trattato …

“In questi anni ho avuto delle esperienze personali non di violenza ma di perdite. Sentivo quindi l’urgenza di raccontare, attraverso il cinema, i rapporti che non ci sono più”.

E’ una storia personale che diventa poi universale, in quanto affronta un tema quale la violenza sulle donne che purtroppo è sempre attuale. Da cosa secondo lei si dovrebbe partire per provare a cambiare le cose in meglio?

“Secondo me si dovrebbe partire proprio dall’idea del “per sempre”, cioè cercare di coltivare dei rapporti sani e di investire nell’altro. Forse a livello di natura c’è la tendenza a sopraffare l’altro, poi l’uomo ha questo carattere molto forte, prepotente nei confronti del sesso femminile ed è difficile purtroppo da cancellare, però si può cercare di educare se stessi e i propri figli a non vedere una relazione solamente come conveniente, divertente, occasionale ma ad investire in qualcosa che possa essere profondo nel tempo a livello sia sentimentale che umano, fisico. Oggi tutto corre molto veloce ma bisogna stare attenti a non farci coinvolgere da quello che c’è intorno e soprattutto da quello che fanno gli altri”.

Tenendo conto proprio della velocità della società in cui viviamo che si ripercuote anche nelle relazioni, quanto è difficile dire “per sempre”?

“Io credo nel per sempre, nonostante sia giovane sono fidanzato da dieci anni e anche nei momenti difficili ho continuato a investire nell’altra persona, perché sentivo dentro di me che mi avrebbe poi risarcito nel tempo e così è accaduto. E’ difficilissimo farlo perché si è trascinati da quello che c’è intorno a noi che è allettante, divertente, diverso, stimolante, però l’unica cosa che conta veramente sono i rapporti e la vita privata viene prima di tutto. Essere sereno a casa tua con qualcuno che ami è il primo investimento che bisogna fare”.

Romano Reggiani in “Scuola di Seduzione” – credit foto ufficio stampa

E’ nel cast di Scuola di Seduzione, la nuova commedia di Carlo Verdone che vede protagonisti dei personaggi accomunati da fragilità affettive, da insicurezze. Come è stato lavorare con Verdone?

“E’ stato scioccante, in senso positivo, quando Carlo tra tutti gli attori italiani ha scelto me. E’ un grande onore poter lavorare con un maestro della commedia come lui. E’ un genere che non avevo ancora sperimentato, sebbene faccia parte di me. Io amo il cinema di Verdone, quindi è stata un’esperienza veramente eccezionale. Nella scelta del cast il regista non ha seguito le mode e infatti ha creato un clima bellissimo perché eravamo tutti diversi ed entusiasti di far parte di questo progetto, ma al contempo si è creato un perfetto incastro tra di noi e quindi ci siamo divertiti. I film di Carlo funzionano quando c’è grande drammaticità ma si parla anche di cose comiche, e non è affatto semplice. Il mio personaggio è una delle punte di diamante di Scuola di Seduzione, e ha un piccolo problema che è molto esilarante”.

A livello musicale ci sono dei nuovi progetti all’orizzonte?

“La musica è una passione, nel periodo autunnale porto in scena uno spettacolo di teatro-canzone su Bob Dylan e uno su De Gregori, dove sono anche attore, interpreto e recito dei versi e poi suono con una band che mi supporta. Ogni tanto faccio dei gigs nei club suonando la musica di Bob Dylan. Ho dei brani nel cassetto ma non ho mai voglia di pubblicarli perché credo non avrebbe senso. Però prima o poi chissà…”.

A livello attoriale invece dove la vedremo prossimamente?

“Sarò impegnato nelle prossime stagioni di Mare Fuori, ho sposato questo personaggio che mi darà molte soddisfazioni e sono entusiasta di interpretarlo. Inoltre sto lavorando ad un mio progetto da regista”.

Se dovesse associare una canzone a Stefano di “Mare Fuori” quale sceglierebbe?

“Una canzone di Francesco De Gregori che forse in pochi conoscono ma è fantastica e rispecchia Stefano sotto diversi aspetti. Si chiama “Deriva” ed è tratta dal disco Amori nel pomeriggio”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Sabrina Cirillo

Si ringraziano Gianni Galli e Pamela Menichelli

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