“Dopo tanti anni finalmente sono riuscita ad avere il ruolo che desideravo”. Barbara Bouchet è la protagonista di “Finale:Allegro”, diretto da Emanuela Piovano e liberamente ispirato al romanzo “L’età ridicola” di Margherita Giacobino (Mondadori), nelle sale italiane dal 9 aprile distribuito da No.Mad Entertainment.
Attrice iconica, con una meravigliosa e variegata carriera, nel film regala un’intensa ed emozionante interpretazione nei panni di Karina, una donna che nella vita ha avuto successo e amori difficili. Ora vive sola con il suo pianoforte e il gatto Veleno, convinta di aver già deciso cosa fare del tempo che le resta. Ma il passato torna a bussare, una giovane collaboratrice domestica entra nella sua quotidianità, e l’amore impossibile per Elena (Anna Bonasso) chiede ancora spazio.
Tra imprevisti e piccoli tradimenti, Karina scopre che anche ad un passo dal finale può esistere un nuovo inizio.

Signora Bouchet, in “Finale Allegro” interpreta Karina, una pianista ottantenne che si prepara ad affrontare l’ultimo viaggio. Un personaggio ricco di sfumature e molto diverso rispetto a quelli che ha impersonato finora …
“Finalmente sono riuscita ad avere il ruolo che desideravo. Karina è una donna della mia età con tante sfumature diverse e totalmente differente dai precedenti personaggi che ho interpretato. E’ stato un piacere impersonarla”.
Un’interpretazione intensa che le è valsa il premio come miglior attrice al recente Bif&st di Bari …
“Dopo tutti questi anni di carriera, mi hanno assegnato il premio come miglior attrice … non ci potevo credere, ma meglio tardi che mai (sorride). Sono davvero felice per questo riconoscimento. Ho voluto fortemente prendere parte a “Finale:Allegro”. Penso che un’attrice debba scegliere se interpretare o meno un personaggio in base alle sue sensazioni, senza farsi condizionare da nessuno. Io ho fatto tanti piccoli ruoli che probabilmente alcune attrici non accetterebbero mai. Dopo essere stata una prima donna per tanti anni e aver recitato in molti film, adesso cerco dei personaggi per la mia età, lontani dall’immagine della Bouchet sex symbol del passato”.
Nel film vengono messe in evidenza due tematiche importanti quali la dignità delle persone per tutta la loro esistenza e il superamento degli stereotipi in una società dove ci sono ancora tanti pregiudizi …
“E’ assolutamente vero. Viviamo in una società in cui purtroppo ci sono ancora tanti pregiudizi, ma come per ogni cosa, piano piano, sono convinta che riusciremo a superarli”.

credit foto Rossella Chiovetta
Quanto la libertà di essere se stessa è importante per lei?
“Sono stata prima una ragazza e poi una donna libera, ho lasciato casa a 15 anni e ho intrapreso la mia strada. Ovviamente ci sono stati alti e bassi, ma ho affrontato tutto sempre con la totale libertà di poter fare quello che desideravo”.
E’ un messaggio prezioso anche per le nuove generazioni …
“La libertà di essere se stessi è importante. Non sempre però è possibile, in quanto magari alcune persone non si sentono abbastanza forti per poter intraprendere la strada verso la loro libertà”.
In una battuta del film Karina dice “ho lottato tutta la vita per il diritto di poter decidere se sposarsi o non sposarsi, avere o non avere dei figli, amare chi si vuole amare. Adesso voglio avere il diritto di decidere come e quando morire”. Qual è la sua opinione riguardo il fine vita, un tema molto dibattuto e divisivo?
“La mia opinione è identica a quella di Karina. Non sopporto l’idea delle cure mediche forzate nel caso di una grave malattia, quando non c’è una speranza di guarigione. Ho vissuto una situazione simile con mia sorella, abbiamo sofferto insieme a lei per tanto tempo. Per quale ragione dovrei accettare di prolungare la mia sofferenza magari per un mese o per un anno? Nel caso capitasse, vorrei poter decidere del mio destino”.
Nel film ci sono tre personaggi centrali che ruotano attorno a Karina: Elena, il grande amore della sua vita, il suo amico Max e la collaboratrice domestica Suliko (Nutsa Khubulava), che le fa ritrovare la voglia di vivere …
“Il mio personaggio aveva bisogno di una persona come Suliko. In fin dei conti Karina non è malata, è solo depressa, stanca di vivere dopo la scomparsa di Elena, il suo grande amore. Suliko le ricorda che c’è ancora vita e la esorta ad andare avanti, insieme a lei e a Max”.

Barbara Bouchet e Anna Bonasso in “Finale:Allegro” – credit foto Rossella Chiovetta

Barbara Bouchet e Luigi Diberti in “Finale:Allegro” – credit foto Rossella Chiovetta
La musica è un elemento importante per Karina. Lei ha pubblicato anche alcune canzoni, quindi che ruolo ha la musica nella sua vita?
“E’ importantissima, ha un ruolo centrale nella mia vita. La mattina mi sveglio e dopo aver fatto la ginnastica a letto inizio ad ascoltare la musica. Spazio tra vari generi in base a come mi sento”.
Nella sua carriera meravigliosa ha attraversato varie fasi del cinema italiano, rispetto al passato come lo vede in questo momento?
“Il cinema italiano sta zoppicando parecchio. Ai miei tempi si facevano tanti film, ora non è più possibile, ci sono grosse problematiche, i grandi cinema preferiscono proiettare le pellicole americane già pubblicizzate e non danno spazio ai piccoli progetti, che magari sono bellissimi. Per chiunque diventa quindi un’avventura faticosa produrre, dirigere o scrivere un film”.
Che ricordo ha del suo esordio al cinema?
“Ero a Los Angeles, dove ho fatto diversi casting, che in America si chiamano cattle call, perché una marea di persone si presenta per lo stesso ruolo, quindi la possibilità di essere scelti è minima. Ho iniziato con piccoli personaggi, quasi delle comparse, aggiungendo poi ogni volta una parola in più e costruendo tassello dopo tassello la mia carriera. Ho lavorato con grandissimi attori come David Niven, Jack Lemmon, Tony Curtis, Bob Hope, Marlon Brando, e poi finalmente ho avuto questo ruolo importante nel film di Otto Preminger, “Prima vittoria”. Come era prassi all’epoca, il regista mi ha messo sotto contratto per sette anni. Si veniva pagati settimanalmente e altri registi o produttori potevano ingaggiare gli attori per i loro lavori. Un giorno un produttore, Charlie Feldman, ha chiesto a Preminger di poter prendere me per un suo film e lui ha risposto di no. Quando l’ho saputo gli ho spiegato che non potevo aspettare che facesse un’altra pellicola, chissà tra quanto tempo, per poter lavorare e accontentarmi di una paga settimanale minima, quindi gli ho chiesto di sciogliere il mio contratto. Sono stata fortunata, entrambi parlavamo in tedesco e ha capito le mie esigenze. Così ha rescisso il contratto senza chiedere una penale. Le coincidenze pazzesche che a volte accadono nella vita hanno fatto sì che incontrassi poi su un aereo proprio Charles Feldman, che mi ha offerto di recitare in James Bond 007 – Casino Royale. Da quel momento la mia carriera è decollata”.
Nel 1982 ha deciso di lasciare il cinema, se tornasse indietro rifarebbe la stessa scelta?
“Certamente, penso di aver fatto la scelta giusta. Non volevo aspettare che i registi e i produttori dicessero che ero troppo grande come età per ricoprire ruoli da sex symbol, quindi ho preso questa decisione e non ci ho più pensato. Ho aperto una palestra a Roma, ho avuto un altro figlio (Massimiliano, secondogenito dell’attrice dopo Alessandro Borghese, noto chef e conduttore televisivo, ndr). Gli anni sono trascorsi tranquilli, senza problemi, e ho aspettato di tornare a recitare nel momento in cui avrei potuto ricoprire il ruolo della signora anziana”.
Il suo rientro nel mondo del cinema è avvenuto nel 2002 con Gangs of New York di Martin Scorsese …
“Poter rientrare nel mondo del cinema con un film di Martin Scorsese è stato bellissimo. Era un ruolo molto piccolo, con poche parole, ma sono stata entusiasta di interpretarlo”.

Barbara Bouchet e il cast di Fragili – credit foto ufficio stampa Mediaset
Recentemente ha preso parte alla miniserie “Fragili” nei panni di Rosa, che racconta di un gruppo di persone anziane che viene improvvisamente sfrattato dalla casa di riposo e si ritrova in una comunità educativa per ragazzi senza famiglia. Che esperienza è stata?
“Mi sono divertita tantissimo a fare quel ruolo. Tutti i personaggi della miniserie sono molto sfaccettati e c’è stato uno scambio bellissimo tra generazioni diverse. I giovani hanno imparato qualcosa da noi e viceversa”.
Dopo “Finale:Allegro” ci sono dei nuovi progetti? Tornerà a teatro?
“Al momento non ci sono nuovi progetti. Per quanto riguarda il teatro è stata una bella esperienza, mi ha insegnato molto, ma è troppo stancante per me spostarsi ogni giorno in posti diversi. Vediamo se mi proporranno altri ruoli interessanti, altrimenti sono già contenta della carriera che ho avuto. Sono arrivata al mio traguardo”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Marinetta Saglio
Si ringrazia Studio Sottocorno
