Nel giorno del quarantesimo anniversario Rai Teche ripercorre il disastro di Chernobyl con un’antologia documentaria d’eccezione, dal titolo “Chernobyl: l’incubo sospeso nel tempo” disponibile da domenica 26 aprile su RaiPlay. Attraverso una preziosa selezione di filmati d’archivio, si rievoca la tragedia nucleare affidando il racconto a una vera e propria staffetta tra le grandi firme del giornalismo italiano. Un mosaico di testimonianze che unisce il rigore di Sergio Zavoli, Enzo Biagi e Piero Angela alla forza dei reportage di Pino Scaccia, Marcella De Palma, Stefania Battistini e di tutti i cronisti presenti nei momenti cruciali della crisi. È il racconto di un evento che non fu solo un fallimento tecnologico, ma il momento in cui l’ambizione umana si scontrò con la realtà dell’errore.
La narrazione parte dall’1.23 del 26 aprile 1986, quando l’esplosione del reattore 4 della centrale ucraina liberò una nube radioattiva centinaia di volte superiore a quella di Hiroshima. I documenti d’archivio raccontano l’eroismo dei primi soccorritori e il colpevole silenzio del Cremlino, interrotto solo dopo tre giorni, quando la stazione svedese di Forsmark rilevò le particelle radioattive portate dal vento. Quel ritardo informativo impedì l’adozione di misure protettive immediate, come la profilassi iodica, pesando tragicamente su un bilancio umano che ancora oggi registra migliaia di casi di tumore tra i bambini di allora.
Il recupero storico di Rai Teche mette in luce il sacrificio dei primi soccorritori e delle migliaia di liquidatori impegnati nel primo, precario sarcofago, fino alla costruzione del “New Safe Confinement” nel 2016: la colossale cupola d’acciaio progettata per sigillare il reattore per il prossimo secolo.
Oltre all’analisi tecnica, l’operazione editoriale approfondisce le onde d’urto politiche e sociali della catastrofe: dall’accelerazione del collasso dell’Unione Sovietica allo shock collettivo che, in Italia, portò al referendum del 1987 e alla rinuncia all’atomo.
Un focus particolare è dedicato alla ferita profonda dell’esodo di Pripyat — cittadina distante appena tre chilometri dal reattore esploso, contro i quindici della città simbolo — e alla straordinaria mobilitazione dell’Italia, protagonista di un’inedita catena di solidarietà per l’accoglienza dei “Bambini di Chernobyl”. Oggi la zona di esclusione resta un paradosso vivente e un monito perenne: una terra fantasma che testimonia come Chernobyl non sia un capitolo chiuso, ma un’eredità con cui l’umanità dovrà fare i conti per millenni.
Link: https://www.raiplay.it/programmi/chernobyllincubosospesoneltempo
