Minima Theatralia il 9 e il 10 maggio porta sul palco dell’Elfo Puccini la diversità

A Milano il teatro sociale esce dall’ombra e diventa protagonista. Il 9 e 10 maggio 2026, nella Sala Shakespeare del Teatro Elfo Puccini a Milano, la compagnia Minima Theatralia diretta da Marta Marangoni porta in scena “The Mary Shelley Picture Show – Il dietro le quinte di Frankenstein”.

Dopo lo spettacolo “Frankenstein” del 2025, questo nuovo lavoro compie un gesto radicale: inverte il teatro. Non più il risultato finale, ma il processo, ciò che normalmente resta nascosto.

Sul palco arrivano prove, errori, imprevisti, paure e conquiste quotidiane: nove mesi di lavoro trasformati in una macchina comica metateatrale, dove una compagnia unica nel suo genere riesce nell’impresa di costruire uno spettacolo davvero inclusivo.

Protagonisti sono 80 cittadini-attori, diversi per età, genere, provenienza e abilità, tra cui anche persone con disabilità complesse. È qui che il teatro sociale rivela la sua forza: fare della diversity non un tema, ma una pratica concreta, dove ogni fragilità diventa parte del linguaggio scenico.

Un teatro che porta con sé diverse storie: vite segnate da fragilità, perdita, migrazione, disabilità e rinascita, che trovano sulla scena una nuova forma. C’è chi è nato con disabilità gravi e ha trasformato la propria condizione in ironia e forz; chi ha lasciato il proprio Paese e ha ritrovato nel teatro un sogno dimenticato. Ci sono percorsi segnati dalla sofferenza psichica, oggi diventati occasione per insegnare e far sorridere gli altri, e storie di identità complesse e neurodivergenze. C’è chi arriva dall’Iran, attraversando guerra e confini, portando con sé il desiderio di libertà, e chi affronta malattia e solitudine senza rinunciare alla propria passione. Storie diverse, spesso dure, che una volta in scena si trasformano: il dolore non scompare, ma cambia linguaggio, diventando relazione, leggerezza e comunità.

Le biografie dei partecipanti si intrecciano con la figura di Frankenstein: una creatura composta da parti diverse, metafora di una comunità che si costruisce unendo differenze e storie lontane.

Accanto alla compagnia, realtà artistiche e sociali del territorio come l’Orchestra Inclusiva Esagramma, il Coro Ipazia, la Piccola Accademia – Cascina Biblioteca e il Collettivo Clown delle stazioni del passante ferroviario.

Le musiche originali di Fabio Wolf, eseguite dal vivo, accompagnano questo viaggio tra realtà e finzione.

“Mettiamo in scena ciò che di solito non si vede: il caos, gli errori, le fragilità – racconta Marta Marangoni –. È lì che nasce il teatro sociale, quando le differenze trovano un modo per stare insieme. Portiamo in scena un meccanismo comico che, tra ritmi folli e ironia, svela prove, errori e paure di una sgangherata compagnia, mettendo a nudo – tra realtà e finzione – luci e ombre, conflitti e trionfi di un microcosmo creativo. Al centro di questo laboratorio umano appare l’Orsa rosa, mascotte simbolica che protegge la complessità di un teatro fatto di periferie esistenziali, dove le diversità convivono e generano nuove forme di comunità.

“Nove mesi di gestazione simbolica – continua Marta Marangoni -: il tempo necessario per dare vita a un progetto tanto ambizioso quanto fragile. Una creatura “mostruosa” e delicata, nata dall’assemblaggio di elementi apparentemente incompatibili che, attraverso il percorso del Making Of, hanno imparato a stare insieme e a farsi voce collettiva”.

credit foto ©Laila Pozzo

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