Intervista a Walter Ricci, protagonista del primo appuntamento della Terrazza Leuciana: “Credo di essere quasi ossessionato dal lavoro, o comunque da questo mondo che è la musica”

Ai nastri di partenza la quarta edizione della rassegna Terrazza Leuciana: dal 29 maggio il Real Sito di San Leucio ospita la kermesse che è diventata, negli anni, uno degli appuntamenti più attesi della stagione culturale casertana. La direzione artistica è affidata alla  Genovesemanagement di Gianni Genovese, con il patrocinio del Comune di Caserta e del Real Sito Belvedere di San Leucio ed il supporto del Teatro Pubblico Campano. 

Una location d’eccezione, il Complesso Monumentale Belvedere di San Leucio – Patrimonio Unesco- per un cartellone che unisce eccellenza partenopea e respiro internazionale.
Il primo appuntamento è il 29 maggio, ore 21.00, nel Cortile del Belvedere di San Leucio, con Walter Ricci in Neapolis Mambo. Un mix tra jazz e sonorità esotiche, nella definizione del crooner partenopeo, che proietta lo spettatore in un luogo immaginario e sorprendente, dove il Golfo di Napoli abbraccia le rive del Río de la Plata, a tratti sembrano risuonare i clacson della Grande Mela e la lingua napoletana si fa duttile collante di un attraversamento musicale ardito e travolgente. I ritmi caldi del Sudamerica-mambo, cumbia, son cubano, rumba, conga e cha cha cha- si tingono di suggestioni jazzy; energia, raffinatezza e anima napoletana si incontrano in un racconto sonoro policromatico, exotico e irresistibilmente rétro. 
Opening artist di Walter Ricci Cappuccio Collective Smooth.

credit foto Raffaele Aquilante

SMS NEWS QUOTIDIANO ha incontrato Walter Ricci, che vanta collaborazioni con artisti del calibro di Chiara Civello, Stefano Di Battista e Fabrizio Bosso.

L’improvvisazione, nel jazz, è assoluta rivendicazione di libertà o soggiace comunque a delle regole? Per citare il trombonista Schiaffini “L’improvvisazione non si improvvisa”?

“Si è diffusa molto l’idea che nel jazz il musicista abbia una libertà tale da poter improvvisare esattamente come desidera. Ma è una visione superficiale. La realtà è che per arrivare a quel livello bisogna conoscere il linguaggio con una tale profondità e maestria che solo allora si diventa davvero “liberi” nell’improvvisazione”.

Si sente maggiormente vicino ad un crooner americano come Michael Bublé (con il quale ha peraltro collaborato) o ai c.d cantanti confidenziali italiani apparsi nel Belpaese tra la fine degli anni cinquanta e l’inizio degli anni sessanta?

“Non vedo una grande differenza tra i crooner americani e quelli italiani degli anni ’50 e ’60. Semplicemente, la musica italiana esprime sentimenti diversi, legati alla nostra storia e a una tradizione piena di valori. Io nella musica metto al primo posto il sentimento, ed è per questo che mi sento molto più vicino a figure come Fred Buscaglione, Domenico Modugno o Renato Carosone”.

Che accoglienza ha avuto, presso pubblico e critica, il suo ultimo lavoro discografico, Neapolis Mambo (prodotto da Mauro Romano per la Mr.few e distribuito da Altafonte Italia)?

“Il lavoro su “Neapolis Mambo” è stato molto positivo. Volevamo esplorare il mondo latino mantenendo sempre vive le influenze jazz. I brani hanno un’energia diversa rispetto alle produzioni precedenti, e questa cosa mi entusiasma molto. Soprattutto pensando a come prenderanno vita dal vivo, come accadrà il 29 maggio al Belvedere di San Leucio”.

La contaminazione si scontra, in Italia, con una certa persistente intransigenza da parte dei puristi del Jazz?

“Non c’è nulla di più puro della contaminazione nel jazz. Per questo faccio fatica a comprendere, ancora oggi nel 2026, l’idea di un jazz “purista”. Personalmente non ne vedo il senso”.

credit foto Alan Gelati

In questo senso una rassegna come la Terrazza Leuciana, che fa quest’anno del métissage sonoro il suo imperativo categorico, rappresenta un importante passo in avanti verso l’abbattimento di certi pregiudizi?

“Una rassegna come questa mette la creatività al centro. E la creatività, per sua natura, è in continua evoluzione.
Evoluzione significa anche contaminazione. Viva realtà come Terrazza Leuciana, che danno spazio a questa libertà espressiva”.

Il tratto prevalente del suo carattere?

“Credo di essere quasi ossessionato dal lavoro, o comunque da questo mondo che è la musica. Per il resto, mi considero una persona abbastanza sincera”.

Di quale suo brano consiglierebbe l’ascolto ad un profano che si avvicinasse al suo repertorio per la prima volta?

“Consiglierei di ascoltare “Tarantella Jazz”. È un lavoro che rappresenta bene il mio modo di intendere la contaminazione tra tradizione e linguaggio jazz”.

di Clara Lia Rossini

credit foto William Ferchici

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