Taobuk 2026, la “Fiducia” nelle riflessioni di Dacia Maraini

«Accanto ai padri letterari occorrono anche le “madri letterarie”». Con questa frase Dacia Maraini, una delle più riconosciute e rinomate scrittrici italiane e internazionali di tutti i tempi, ha cristallizzato e, insieme, stigmatizzato il secolare sistema che vuole come perni culturali unicamente gli uomini, non riconoscendo appieno in ruolo della donna nella storia culturale dell’umanità. E proprio la mancanza di “fiducia”, tema centrale della sedicesima edizione di Taobuk, manifestazione tenutasi dal 18 al 22 giugno scorsi, è uno dei motivi che ha determinato questa situazione, secondo la romanziera italiana.

Sul palcoscenico del prestigioso e millenario Teatro Antico di Taormina, nel corso del Gala finale dello scorso 20 giugno, presentato dall’ideatrice e organizzatrice della manifestazione Antonella Ferrara e dal conduttore RAI Massimiliano Ossini, Maraini ha fatto echeggiare con forza ed eleganza i suoi concetti, accolti con una standing ovation conclusiva, dal pubblico taorminese. Il Taobuk Award for Literary Excellence, consegnatole dal Commissario Straordinario e Commissario ad acta della Fondazione Taormina Arte Sicilia (TaoArte) Bernardo Campo, ha riconosciuto ulteriormente l’importanza di una personalità letteraria che costituisce un punto di riferimento per la narrativa italiana e internazionale che travalica l’ambito dell’arte scritta, grazie al portato del suo profondo pensiero.
Nel corso della serata Antonella Ferrara ha interagito la poetessa – autrice di libri quali “La lunga vita di Marianna Ucrìa” o “Il treno dell’ultima notte”- che ha concesso interessanti contributi.

D.: Abbiamo ancora negli occhi le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica. Non sembra vero, ma si trattò del primo voto delle donne perché prima del 2 giugno del 1946 le donne non avevano il diritto di voto. Ma come era possibile che ciò avvenisse senza che ciò rappresentasse uno scandalo?

R.: La storia è molto lunga, perché per molti secoli, anche millenni, le donne sono state escluse dal sociale. Le donne potevano, diciamo, interessarsi alla casa, ai figli, però non avevano un’appartenenza sociale. IL fatto di vivere il proprio parere, era considerata una cosa non adatta per le donne; quindi, hanno conquistato traguardi importanti e si sono battute per millenni per cercare di ottenere queste mete. Oggi che il diritto di voto celebra i suoi 80 anni c’è una sorta di paradosso. Perché il voto non è un dovere, è un diritto. Allora rinunciare a un diritto è una cosa un po’ scema e un passo indietro che, purtroppo, rappresenta questi tempi.

D.: In passato, purtroppo, i libri potevano scriverli solo gli uomini. O quasi. Ma da dove viene questa particolare “sfiducia” nei confronti delle donne?

R.: Tutto nasce dal fatto che si diceva e si pensava che le donne non avessero qualcosa da dire, L’espressione delle donne, come avevo accennato in maniera sfumata prima, doveva risolversi nella maternità. Però tutto il resto, il pensiero filosofico, il pensiero storico, il pensiero scientifico apparteneva al mondo maschile. Ma non perché i maschi se ne siano appropriati, ma perché un sistema consolidato si è stabilito tanto tempo fa, diventando rigidamente impenetrabile. Ora, secondo me, anche gli uomini stanno stretti in un mondo in cui le divisioni dei compiti sono così limitanti. E io credo che si sia visto storicamente che lì dove le donne partecipano alle professioni, le cose migliorano e la società è migliore. Quindi pensare di escludere una parte della società, ossia le donne, dal lavoro, dalle professioni, dal pensiero, dall’arte, vuol dire mutilare il mondo dalla sua possibilità di essere migliore. È un sistema che ci riguarda tutt’oggi. Ed è un sistema che si propone drammaticamente anche dove c’è la fede, che è una cosa bellissima, un atto d’amore. Ma quando la fede diventa potere e diventa stato è pericolosissimo. Quando la chiesa diventa stato e pretende di avere un potere, non solo spirituale, ma anche legislativo sulle persone, è un disastro. Per le donne è sempre un disastro. E veramente, secondo me, dobbiamo rivoltarci perché un paese, un regime che uccide i suoi figli e le sue figlie, in questo momento c’è ed è quello iraniano degli Ayatollah.

D.: Su cosa poggia l’umanità quando, come in questo momento, le regole sembrano crollare?

R.: Sicuramente sulla Fiducia. La fiducia sta dentro di noi. È una costruzione, non viene dal cielo. Noi dobbiamo creare fiducia, perché sennò non costruiamo il futuro. Se si rinuncia in partenza dicendo” tanto io non ce la faccio” oppure “è impossibile”, allora il futuro è finito. È un sentimento che dobbiamo sviluppare, proteggere e difendere. Dare spazio e dare respiro a questa voce di profonda unione. Queste persone, che suonano qui stasera, hanno fiducia nella musica ed è bellissimo. La fiducia in quello che facciamo, nella comunicazione, nel rapporto con gli altri, nella democrazia, nella convivenza, nello scambio, nella pace è alla base di tutto.

D.: La fiducia traspare nelle nostre convinzioni e nella capacità di darsi agli altri. Quindi conta fidarsi e affidarsi, come nell’esempio che ha fatto prima sui musicisti.

R.: La fiducia nel talento è importantissima. I musicisti sono artisti e tramite l’interpretazione esprimono un talento che poggia su un altro talento, rappresentando in esempio più completo in sé e negli altri.

D.: Una domanda che riguarda le scrittrici. Da Virgina Woolf in poi e fino a poco tempo fa, erano davvero poche le scrittrici a cui veniva dato lo spazio commisurato al talento. Ma oggi sembra che le scrittrici abbiano vinto perché scalano classifiche nel mercato editoriale. Ma il canone letterario è ancora maschile?

R.: il mercato era interdetto alle donne. Ma adesso non è più così. Però quando si passa dal mercato ai luoghi in cui si stabiliscono i valori e i modelli per le prossime generazioni, come l’antologia per le scuole c’ è ancora un limite. E questo limite, pur essendoci molte lettrici donne, si chiama prestigio legato alla fiducia nelle figure femminili che rappresentano un’etica e diventano modelli. Vorrei ricordare che nei giorni scorsi, durante gli esami della scuola media superiore, nei temi assegnati non c’era una donna scrittrice. Proprio per questo accanto ai padri letterari occorrono anche le madri letterarie.

di Gianmaria Tesei

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