Intervista con Vybes: “Con il mio primo album Socialmente Utile vorrei arrivasse la mia sincerità”

“La musica è stata terapeutica per me e voglio sentirmi libero di esprimere quello che penso”. Si intitola “Socialmente utile” (Artist First) il primo album di Vybes, un progetto che affronta con uno sguardo personale alcune delle tematiche più rilevanti della società di oggi.

Attraverso racconti che intrecciano esperienza individuale e osservazione del mondo che lo circonda, l’artista riflette su identità, relazioni, affettività, famiglia, migrazioni, denaro, solitudine e libertà personale, costruendo un percorso che alterna introspezione e analisi sociale, trasformando esperienze personali e osservazioni collettive in un racconto sincero della sua generazione.

Gabriel, in “Socialmente utile”, il tuo primo album ufficiale, rifletti su temi importanti come la famiglia, l’affettività, le migrazioni, come hai lavorato a questo progetto?

“Socialmente Utile nasce lo scorso anno dopo l’uscita da Amici, avevo scritto tanti brani, mi erano state assegnate nel talent canzoni che trattavano anche tematiche sociali, io sono cresciuto con artisti come Caparezza e Fabri Fibra e quindi mi sembrava la giusta direzione da intraprendere per il mio primo disco. Mi piace raccontare molto quello che osservo e che vivo, quindi volevo parlare di determinate tematiche e spaziare, da lì nasce il titolo Socialmente utile. Il disco è stato lavorato sia a Roma per la scrittura che a Milano per le varie produzioni”.

Tra le tracce c’è “Terraferma” in cui parli delle migrazioni …

“Terraferma inizialmente doveva essere una cover che non è mai uscita e quindi ho deciso di creare un brano completo di ritornello e dargli una struttura. Nasce come una rivisitazione di Pane e Coraggio di Ivano Fossati, è un pezzo a cui tengo tantissimo anche perché secondo me ha il testo più forte tra le tracce del disco e potrebbe reggere anche senza la base. Ci tenevo ad affrontare questa tematica, ho tanti amici di seconda generazione e lavorando anche al di fuori della musica ho conosciuto gente che mi ha raccontato come è arrivata in Italia quindi mi sembrava bello realizzare un pezzo a riguardo”.

In “Bella Roma Mia” sono presenti citazioni di personaggi come De Gregori, Califano, Silvestri, Verdone, Bombolo, Sordi che hanno portato in alto il nome della Capitale nel mondo, sono delle ispirazioni per te come lo sono stati Fabri Fibra e Caparezza?

“Questi personaggi sono stati un punto di riferimento per me, anche perché mio padre mi ha fatto ascoltare fin da piccolo il cantautorato italiano e abbiamo sempre guardato i film di Verdone e la commedia romana. Nel testo della canzone cito anche Cranio Randagio che purtroppo è venuto a mancare presto e ho voluto rendergli omaggio prendendo ispirazione da un suo pezzo che si chiama “Mamma Roma, addio”. Ci sono tantissime contaminazioni all’interno di “Bella Roma mia”, e c’è un pizzico di ironia in quanto faccio questo confronto tra la Capitale e Milano”.

La cover, invece, riprende il dipinto di Norman Rockwell, La libertà di parola, come mai questa scelta?

“Per me la musica e il visual vanno di pari passo, intraprendono la stessa strada e devono combaciare. Tante volte per scrivere un brano prendo ispirazione anche dai quadri, dalle immagini, dalle sfumature dei colori. Per il mio primo disco cercavo qualcosa che non fosse banale e ho trovato questo dipinto, La libertà di parola, che risale al 1943 e rispecchia pienamente sia i colori che volevo rappresentare a livello dell’album sia la libertà di parola, in quanto ho cercato di spaziare a livello di tematiche”.

Quanto è importante nella musica sentirti libero di esprimerti e di raccontare le tue emozioni?

“Tantissimo, la musica rappresenta per me soprattutto un percorso terapeutico, durante l’adolescenza mi ha aiutato molto, quando sentivo che non riuscivo a risolvere i miei problemi soltanto con la psicologa. La musica mi ha fatto un po’ da seconda madre, da sorella, mi è stata vicina e voglio sentirmi libero di esprimere quello che penso, quello che mi passa per la testa. Grazie anche ad Artist First sono riuscito a publicare un progetto che mi rispecchia completamente rimanendo me stesso, senza scendere a compromessi”.

Ad Amici e poi anche attraverso alcuni brani che sono usciti nei mesi scorsi hai mandato un messaggio importante, accettare le proprie fragilità e trasformarle in forza, tu come ci sei riuscito?

“Attraverso la musica. Ho iniziato a 16 anni a scrivere i primi testi, mi sono subito messo in gioco fregandomene anche dei giudizi delle persone e ho deciso di prendere la mia vita in mano e dedicarmi completamente alla mia passione. La musica mi fa stare bene”.

Che cosa vorresti arrivasse al pubblico che ancora non conosce la tua musica attraverso il disco “Socialmente utile”?

“In primis mi piacerebbe veramente essere percepito con purezza e sincerità perché all’interno dei miei pezzi cerco sempre di non usare parole che magari non mi appartengono e di essere sincero, quindi vorrei che trasparisse il modo in cui scrivo, in cui cerco di aprirmi e anche la voglia di porre delle domande e mandare dei messaggi”.

Quali saranno i prossimi step?

“Quest’estate voglio concentrarmi sulla promozione del disco, trovando il modo per spingere ogni traccia e poi ad inizio autunno vorrei fare un live a Roma con dei musicisti”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Michela Alquati Bonisoli

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