Intervista con Tathiana Garbin: “Il tennis è un grande maestro di vita”

“Nelle sfide più difficili che ho riscontrato in questi anni, anche nella malattia, ho cercato in qualche modo di trovare una soluzione che mi permettesse di affrontarle mentalmente in maniera propositiva”. Ci sono persone che nello sport e nella vita rappresentano un esempio per i giovani e non solo, e sono come una stella polare che indica il percorso da seguire per provare a realizzare i propri sogni senza mollare mai. Tathiana Garbin è indubbiamente tra queste, incarnando e trasmettendo valori preziosi quali empatia, umiltà, determinazione, forza interiore, positività.

Nel 2004 è stata la prima tennista italiana ad aver battuto la numero uno del mondo in carica, la belga Justine Henin, al Roland Garros, a fine carriera ha iniziato a lavorare per la Federazione Italiana Tennis e Padel, e poi da Capitana ha condotto la Nazionale Femminile alla conquista di due memorabili Billie Jean King Cup consecutive nel 2024 e nel 2025, plasmando una squadra forte e coesa.

Dopo aver vinto tante partite sul campo, nel 2023 Tathiana Garbin ha trovato improvvisamente lungo il suo cammino un avversario nuovo e difficilissimo da sconfiggere, lo pseudomixoma peritonei, come racconta nel libro “Il mio match per la vita tra gioie e cicatrici”, scritto con la giornalista Federica Cocchi e pubblicato dalla FITP con l’editore Giunti.

Una storia potente ed emozionante, che trasmette coraggio e speranza, da cui ognuno di noi può trarre degli insegnamenti importanti per non arrendersi davanti a quelle sfide che sembrano troppo grandi e dure da affrontare. Perché, come dice la Capitana nel suo libro, “non esiste battaglia o partita che non valga la pena di essere combattuta”.

credit foto FITP

Tathiana, a Wimbledon 2026 le tenniste azzurre hanno brillato, a cominciare da Tyra Grant che ha fatto delle ottime partite e ha mostrato una grande crescita anche nel servizio, per arrivare a Jasmine Paolini che si è qualificata ai quarti …

“Siamo molto contenti per Tyra che ha espresso un livello di tennis davvero altissimo, con una grande qualità e soprattutto una maturità che a questa età è difficile riscontrare. Siamo soddisfatti del percorso che sta facendo e di come sta lavorando insieme al suo team.

Per quanto riguarda Jasmine, il primo turno soprattutto è stato complesso, in quanto ha esordito contro una giocatrice come la Montgomery, che serviva veramente bene. Mi è piaciuto il suo atteggiamento in campo perché è rimasta lì, ha lottato, ci ha provato fino alla fine, è stata molto brava. Nei turni successivi è riuscita ad alzare ancora di più la qualità del suo tennis”.

Quanto le aspettative e le pressioni esterne possono influire sulla performance e come si può riuscire a gestirle al meglio?

“Credo che sia fondamentale avere un team che ti ricordi quanto sia importante il lavoro, cercare di migliorarsi e non inseguire troppo i risultati perché la nostra società in generale si sta indirizzando sempre più soltanto verso il successo. Lo scopo degli allenatori è invece quello di mostrare al tennista dove, cosa e in che modo possa migliorare. Il nostro impegno è aiutare anche gli stessi coach a dare una progettualità al giocatore. Le aspettative sono una conseguenza perché se tu rincorri i punti e i tornei e non dai importanza al lavoro rischi di fare dei gravi danni”.

Nel passaggio da giocatrice ad allenatrice e poi a capitana della Nazionale Italiana Femminile, com’è cambiato il suo approccio al tennis?

“Sono tre dimensioni completamente diverse. Da giocatrice vivi il tennis in prima persona, quindi è tutto incentrato su di te, il tuo miglioramento, la tua performance e devi guardare a te stessa come ad una sorta di azienda. Quando ho smesso di giocare il mio scopo era trasmettere alle ragazze e alle nuove generazioni ciò che avevo imparato in questi anni. Ho dovuto un po’ spogliarmi dalle vesti di giocatrice e connettermi con l’altro per trasferire le mie conoscenze. E’ una realtà estremamente diversa, che completa il mio percorso sportivo”.

A Wimbledon c’è stato il ritorno in campo dopo diversi anni di Serena Williams …

“Mi state dicendo che vorreste che tornassi a giocare? (sorride). Questo sport ti tiene sempre vivo. Io credo che la voglia di ritornare in campo e mettersi in gioco sia insita in tutti noi, però Serena Williams ha avuto la capacità di disputare una partita dopo cinque anni alla pari con una tennista giovanissima come Maja Joint ed è qualcosa di straordinario. Credo che solo lei possa riuscire in questa impresa … e Sara Errani, un’altra pietra miliare del nostro tennis, che dobbiamo saper proteggere”.

Nel suo libro “Il mio match per la vita tra gioie e cicatrici” afferma che “ogni sfida, anche la più dura, può diventare un’opportunità”. In che modo?

“Vedere l’ostacolo non come un problema insormontabile ma come un’opportunità di crescita e cercare in qualche modo di oltrepassarlo, aiuta poi a migliorare te stessa. Nelle sfide più difficili che ho riscontrato in questi anni, anche nella malattia, ho cercato in qualche modo di trovare una soluzione che mi permettesse di affrontarle mentalmente in maniera propositiva”.

Dal libro emerge anche l’importanza di non aver paura di mostrare le proprie fragilità e di non vederle come un segno di debolezza. In una società che ci vuole sempre perfetti, forti, invulnerabili, sicuramente è un messaggio prezioso anche per le nuove generazioni …

“Credo che le nuove generazioni siano abbastanza sensibili da capire che a volte non è necessario stringere i denti ma che bisogna anche tendere la mano per farsi aiutare. Forse la mia generazione voleva mostrarsi impenetrabile, nel tennis devi avere una faccia da poker, nel senso che non devi esprimere al tuo avversario quello che stai provando per non nutrire le sue speranze. Al contempo però mi sono resa conto che chiedendo aiuto alle persone che fanno parte del tuo team o della tua famiglia si intrecciano poi dei legami fortissimi che vanno oltre lo sport, oltre il proprio lavoro. E’ qualcosa di straordinario. Personalmente, ho avuto una dimostrazione d’affetto da parte di tutti quando sono riuscita, anche con difficoltà, a far vedere la mia parte più vulnerabile”.

In un altro passaggio del libro dice che “il tennis le ha insegnato ad affidarsi ai suoi valori, anche nelle situazioni più difficili” …

“Il tennis è un grande maestro di vita perché ti sfida in tutti i modi, dal punto di vista fisico in quanto devi andare oltre la fatica, dal punto di vista mentale poiché devi affrontare delle situazioni difficili e cercare delle soluzioni, riuscendo a restare il più possibile lucida. Io considero sempre la sfida come una modalità di crescita personale”.

Nel libro racconta vari aneddoti della sua carriera e tra i tanti tornei che ha giocato ci sono in particolare due luoghi speciali: Parigi in cui ha battuto al Roland Garros nel 2004 la numero uno al mondo Justine Henin e dove ai Giochi Olimpici 2024 Paolini ed Errani hanno conquistato uno storico oro nel doppio, e l’Australia, con il suo esordio a cinque cerchi a Sydney 2000 e gli Australian Open a Melbourne dove ha chiuso la sua carriera. Che ricordi conserva?

“Il primo slam che ho giocato è stato proprio gli Australian Open a Melbourne e ho voluto terminare lì la mia carriera per chiudere il cerchio. E gli organizzatori sono stati straordinari, mi hanno organizzato una festa bellissima. Per quanto riguarda Parigi conservo dei ricordi bellissimi sia da giocatrice che dell’oro vinto da Jasmine e Sara alle Olimpiadi 2024, è stato qualcosa di unico, un successo storico per il tennis italiano. E poi anche Martina Trevisan in passato aveva raggiunto quarti e semifinali al Roland Garros e Jasmine Paolini la finale. La Francia ci ha portato spesso fortuna”.


credit Foto Giampiero Sposito – FITP

Nella lettera bellissima che ha scritto alle sue ragazze dopo la vittoria della Billie Jean King Cup 2024 ha ricordato l’importanza dell’essere una famiglia, del fare squadra ma anche del fermarsi a pensare a tutti i sacrifici, agli allenamenti, al percorso che è stato fatto per raggiungere quei risultati. Da Capitana queste due Billie Jean King Cup vinte consecutivamente che cosa rappresentano?

“Rappresentano un percorso fatto di tanti ostacoli che le mie ragazze hanno dovuto superare, anche in termini di aspettative. Devo essere sincera, ricevevo tante critiche riguardo alla squadra, quindi è stata quasi una rivincita vedere che non si sono fatte condizionare da queste persone, da queste voci che in qualche modo arrivavano al loro orecchio. Sono state brave a inseguire quello che era il loro sogno, a custodirlo cercando di lavorare tutti i giorni per fare in modo che potesse diventare realtà”.

C’è un verso tratto dalla poesia “Invictus” di William Ernest Henley che è da ispirazione per lei. Tra le frasi importanti che sono presenti nel suo libro ce n’è una in particolare che le piacerebbe potesse ispirare i lettori?

“Invictus è una poesia che mi ha dato tantissima forza e dice che “tu sei il padrone del tuo destino, il capitano della tua anima”. Secondo me questa frase è potentissima. Essendo il responsabile del tuo destino devi riuscire in qualche modo a non mollare, a rimanere solida verso i tuoi obiettivi, verso il tuo sogno. Sappiamo benissimo che a volte ci sono delle cose più grandi di noi che non possiamo affrontare o che comunque ci sono avversari più forti ma l’importante è riuscire a combattere, a lottare, a non arrendersi, a trasformare la paura in coraggio”.

credit foto FITP

L’Italia è stata scelta come punto di riferimento europeo a partire dal 2027 per il WTA Coach Inclusion Program, un accordo fondamentale per la formazione di nuove allenatrici …

“Ai miei tempi c’erano forse un paio di allenatrici, adesso è un movimento che sta crescendo. Io dico sempre che è la forza dell’esempio che porta ad emulare o anche solo a pensare di poter fare una cosa. Quando mi viene richiesto, cerco di dare dei consigli alle ragazze giovani che iniziano questo percorso di coaching”.

Qual è il consiglio più importante che si sente di dare invece ad una ragazza che vuole iniziare a praticare tennis?

“Alle ragazze che vogliono praticare questo sport, che è eccezionale, consiglio di imparare a non aver paura dell’errore, in quanto nel tennis capita spesso di sbagliare e devi conviverci. Bisogna avere il coraggio di buttarsi anche quando magari non sai fare una cosa”.

credit foto FITP

Il prossimo impegno della Nazionale Italiana femminile sarà a settembre, a Shenzhen, nei quarti di finale della Billie Jean King Cup 2026 contro le padrone di casa della Cina, già battute lo scorso anno, per provare a centrare un tris di coppe consecutive …

“Sarebbe bellissimo, noi ovviamente dobbiamo pensare un turno alla volta, quindi siamo molto concentrate sulla Cina. Ogni partita è una finale, dobbiamo arrivarci bene, con tanta energia. Non è facile con un calendario così impegnativo e soprattutto giocando in una nazione che ospita la Billie Jean King Cup e che sarà agguerrita per portare a casa questo incontro. Confido molto nelle mie ragazze. Quando vestono la maglia della Nazionale riescono a tirare fuori delle risorse incredibili”.

di Francesca Monti

credit foto FITP

Si ringrazia Francesca Paoletti – FITP

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