E’ stato presentato Fuori Concorso a Venezia83 “Nessun dolore”, il nuovo film di Gianni Amelio con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui, Ramzi Lafrindi, Gabriel Bovino.
Davide è un trentenne con la passione dei libri: non ne legge tanti ma li vende, in una piazza di Roma. La sua cliente più fedele, Elsa, è anche sua complice, gli fornisce i volumi di seconda mano e lo colma di affetto e tenerezza. Qualcosa però s’incrina in un giorno come tanti: a Davide viene “consegnato” d’improvviso, per strada, come un pacco, un bambino che viene dal Nord Africa, e che non lo lascia più, lo segue in silenzio come un cagnolino fedele. Un incidente, la corsa in ospedale con il piccolo sconosciuto tra la vita e la morte. E Davide che entra in un inferno personale fatto di reticenze, rimorsi, smarrimento.
Nel rifugio proibito del pronto soccorso, una notte Davide incontra Aminah, appena arrivata dall’Algeria su un barcone d’immigrati. È un’adolescente fradicia di pioggia, tremante, impaurita, e in evidente attesa di un figlio. Davide non può che darle ospitalità in casa sua.
Ma è solo l’inizio. Ogni sera, tornando dal lavoro, Davide trova nel suo appartamento sempre più gente sconosciuta. Inutilmente si ribella, ma alla fine è costretto a cedere, per generosità o per debolezza. La sua casa non è più solo sua ma anche di quelli che non hanno un tetto che li protegga, i tanti che dormono sotto un ponte o in un angolo di strada. Mentre la denuncia dei condomini lo spedisce in galera per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Davide vive fino in fondo un’odissea che non è solo personale, ma stravolge in un modo o nell’altro, i sentimenti degli altri.
“Nessun dolore nasce dal bisogno di andare oltre il racconto dell’esodo in Lamerica, un mio film di trent’anni fa, con il finale sospeso su una nave in mezzo all’Adriatico. Che cosa è cambiato da allora? Chi è oggi “l’immigrato”? Negli ultimi decenni credo sia diventato il problema dei problemi. Chiamo in causa l’attuale Presidente degli Stati Uniti che penso abbia dettato inconsapevolmente anche al resto del mondo un comportamento suicida oltre che fratricida, perchè gli USA sono stati da sempre un punto di accoglienza per tutti i popoli e sono sembrati per tanto tempo il simbolo della democrazia mentre oggi è il contrario. Anche l’Europa deve essere più coesa per affrontare il discorso legato all’immigrazione. C’è un momento in cui il dolore è talmente estremo e insostenibile che o muori oppure diventa il punto di partenza per un’altra vita, per ricominciare a vivere, per darti la forza. Ritengo che dentro il film ci sia questo momento che però non dobbiamo rivelare. Forse la “soluzione” va trovata nella ragione e nel cuore di ciascuno di noi”, ha detto il regista.
Alessandro Borghi interpreta Davide: “E’ stato un film molto difficile perchè ci sono almeno tre macrotemi che pensavo di aver affrontato fino in fondo nella mia vita e ho scopeerto non essere così. Fin dall’inizio mi sono chiesto cosa avrei fatto se fossi stato nei panni del protagonista. L’evento scatenante è un dramma e Davide decide di essere l’unico responsabile di questa tragedia e cerca una redenzione dando indietro tutto il bene che ha. La domanda principale che il film trasmette è “quanto siamo disposti a guardare gli altri?”, quindi ho cercato di annullare i pensieri che riguardano me per dare spazio al racconto di Davide che mi ha insegnato molto. Penso che il cinema debba sollevare dei quesiti che hanno a che fare con l’individualità, con la società, con l’empatia, con la gestione del senso di colpa, con la responsabilità. Ciò che non permette a questo personaggio di sentirsi all’altezza è il fatto di essere assolutamente puro e non mi riconosco in lui perchè non lo sono”.
Valeria Golino veste i panni di Elsa: “Sognavo di lavorare con Gianni da quando avevo 18 anni, ho una reverenza per lui. Ho cercato di capire quello che voleva che interpretassi, di entrare nel suo universo, nel suo punto di vista che è potente e diverso”.
Beidja Yahiaoui impersona Aminah: “Il mio personaggio mi ha resa vulnerabile e mi sono resa conto che non ci si sente bene in quella condizione perchè iniziano ad accadere delle cose dentro di sè e ci si trova in lotta tra la propria vulnerabilità e il voler essere forti. Non è semplice accettare l’aiuto che ci viene offerto ma i rapporti umani sono basati anche su questo. Se non guardiamo agli altri l’esistenza non ha senso. Questo film mi ha fatto riflettere su tante cose e ringrazio Gianni per avermi dato fiducia e avermi scelto per rappresentare questo personaggio”.
di Francesca Monti
