“Dio ride”, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi nel ruolo di Papa Innocenzo X, è il film di chiusura, fuori Concorso, dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia.
Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia. Mentre la Chiesa predica in latino, Fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Parla di un Dio vicino agli uomini capace anche di ridere insieme a loro. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque, mentre le chiese si svuotano. Quel clamore arriva fino a Roma e l’eco di quella voce ha un suono pericoloso per chi ormai governa attraverso la paura; il Papa decide di affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prendono direzioni inattese. Perché si può spegnere una voce ma non ciò che quella voce ha lasciato negli altri.
“Dio ride ha segnato per me un confine mai attraversato. Se nei film precedenti la regia era spesso al servizio degli attori e dei tempi delicati che la comicità richiede, in questo film ho aspettato la luce giusta, ho fatto albe vere, ho messo al centro lo sguardo, per filmare ciò che mi dava emozione. Grazie alla dedizione e alla generosità di tutto il cast artistico e tecnico e con l’aiuto di Pierfrancesco Favino, ho potuto esplorare un linguaggio più libero e personale.
È stato come scrivere un racconto, con un vocabolario evocato da immagini e non da parole, per raccontare quanto la satira e la comicità abbiano da sempre fatto tremare il potere. Il libro di Umberto Eco “Il nome della rosa” è stato di grande ispirazione perchè da secoli credo che il potere stia schiacciando l’ironia in quanto ha paura della risata che stempera gli animi. Il film ha una grande ricchezza dentro ma è ricco di povertà, abbiamo mostrato quanto la gente all’epoca fosse povera”, ha dichiarato Veronesi.

Pierfrancesco Favino interpreta Fra Leopoldo: “Oggi c’è una paura preventiva di tutto quello che facciamo e diciamo, la risata invece è qualcosa di spontaneo. Credo che viviamo in un momento di grande censura e penso che dalla paura non venga nulla. La risata è un meraviglioso mistero di cui ancora ci domandiamo le ragioni e di cui abbiamo bisogno, non per ridere degli altri ma con gli altri. Giovanni e gli sceneggiatori hanno fatto un grande lavoro sul Seicento e poi mia sorella che insegna storia mi ha dato delle tracce e c’è stata anche l’invenzione di questo linguaggio con il supporto di una guida importante quale Paolo Rossi. E’ uno dei personaggi più belli che ho interpretato. Frate Leopoldo è un essere umano abituato ad ascoltare le prorpie emozioni e ad un certo punto si domanda se quella che lui ha preso per fede in realtà non sia altro ma rimane comunque fedele a se stesso”.

Silvio Orlando dà il volto al Cardinale Maculani: “All’epoca la Chiesa era una teocrazia e governava in nome di Dio però questo mio personaggio è anche un intellettuale, un uomo di grande ascolto, sfaccettato, è realmente esistito e sembra sia riuscito a far abiurare Galileo Galilei”.

Alma Noce è Isabella: “E’ un personaggio che cresce, si evolve grazie all’incontro con Fra Leopoldo, un uomo che parla agli altri con il cuore ed è veramente un tramite che le fa capire che la sua vita non è tutta lì. Isabella è bloccata in un matrimonio violento, non ha mai riso e tramite questo frate scopre di essere viva e trova la forza per agire. Mi sono divertita a interpretare il viaggio di questa giovane donna nella sua ricerca della libertà”.



Nel cast troviamo anche Paolo Rossi che ha ironizzato affermando “il titolo Dio ride è molto bello anche se mi chiedo cosa abbia da ridere in questo momento”, Francesco Gheghi che si è detto “molto felice di aver preso parte a questo film e di aver lavorato con Veronesi e con Favino”, e Maurizio Lombardi: “Il mio personaggio rappresenta la deformità a cominciare dal viso deturpato dalla lebbra o dai combattimenti. Con il tempo l’uomo si è dimenticato di giocare, se ci prendessimo meno sul serio avremmo modo di riuscire a dire di no a tante cose che ci vengono imposte”.
di Francesca Monti
