5 settembre 2026. Si rinnova un appuntamento che sta diventando sempre più centrale nella valorizzazione dei vin etnei: 100ETNA. Ad organizzarlo e ospitarlo è La Fucina di Vulcano, il boutique hotel di Irene Foti, immerso nel paesaggio mozzafiato di Bronte, il paradiso dell’oro verde etneo, ossia il pistacchio DOP di qualità.
LA MANIFESTAZIONE
Siamo in provincia di Catania, in un luogo in cui l’Etna abbaglia l’anima con la sua potente bellezza e fa da contorno ad una natura che è diventata peculiarmente rigogliosa, giovandosi di una mineralità dei suoli unica al mondo. Proprio questo panorama fa da sfondo a La Fucina di Vulcano, che per la terza edizione di 100Etna, ha proposto, come di consueto, banchi d’assaggio contrassegnati da cento etichette del vulcano attivo più alto d’Europa. Il tutto è stato arricchito con le prelibatezze di alcuni punti food con firme importanti: il resident chef Sandro Rinaldo Chiù, che ha creato appositamente una proposta culinaria articolata per valorizzare sua maestà il pistacchio di Bronte, e un’ospite d’eccezione: il noto pizzaiolo catanese Lele Scandurra.
Il 2026 segna, per questa manifestazione, anche l’inizio di una trilogia di narrazione del vino etneo, attraverso tre masterclass.su iniziativa di Foti e della giornalista Valeria Lopis. La prima di queste degustazioni è andata in scena lo scorso 5 settembre, con al centro il vino rosato, con la conduzione dei sommelier Claudio Di Maria e Carmine Galasso, e gli interventi di Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio Etna DOC. Le successive due saranno distribuite nelle edizioni di 100ETNA 2027 e 2028, esplorando, anch’esse, le differenti voci del vino del vulcano.

LA FUCINA DI VULCANO
Questa kermesse è una grande festa enoica e dei sapori culinari – allietata anche dai dipinti di Fabrizio Foti da un dj set che ha fatto danzare i partecipanti alla serata – che riflette lo spirito di La Fucina di Vulcano, che unisce accoglienza, ristorazione di rilievo e territoriale e amore per l’Etna. Questi elementi si colgono nella raffinata struttura recettiva, composta da nove camere – di cui una provvista di sauna privata – piscina e ristorante che, con i suoi menù trasfonde nei piatti gli odori, profluvi e le atmosfere del fianco occidentale del vulcano.
Il resident chef Sandro Rinaldo Chiù, ormai organico a “La Fucina” da più di dieci anni, pone al centro dei suoi piatti la materia prima locale e stagionale, anche in virtù della creazione, avvenuta alcuni anni fa, di un orto contraddistinto da un’autentica biodiversità (ci sono, tra l’altro, 15 tipi diversi di pomodoro e tanti di menta) dove vengono coltivati molti degli ortaggi utilizzati per le pietanze.
Fondatrice de “La Fucina” è Irene Foti che, dopo essersi laureata in Farmacia e dopo avere lavorato in quel settore per un biennio, ha acquisito un’attività costruita dal padre, imprenditore edile. La sua attenzione ai dettagli, l’ha condotta ad una cura significativa di ogni sfaccettatura dell’attività, anche per quanto attiene l’aspetto della struttura. Significativo, ad esempio, l’uso del coccio e di materiali della tradizione che assumono una configurazione legata alla modernità del gusto estetico, con la sala ristorante convertita in open space, con luminose e grandi vetrate che guardano da vicino la sagoma imponente e generosa dell’Etna.


L’INTERVISTA
Nel corso della serata Irene Foti si è concessa ad una breve intervista.
D.:100 Etna e Fucina del Vulcano. Due ritratti della “Muntagna” che si incrociano per esaltare eccellenze enogastronomiche. E quest’anno inizia anche una trilogia. Può spiegarci il format e le novità?
R.: 100etna è il salotto del vino dell’Etna. Rappresenta un momento di convivialità condivisa con le cantine del territorio e le eccellenze enogastronomiche. Grandi protagonisti i due consorzi di tutela: pistacchio verde di Bronte DOP – padrone di casa – e la provola dei Nebrodi DOP in cooking show e preparazioni volte all’esaltazione gustativa. La novità dell’edizione 2026: l’approfondimento sull’espressione dei nettari etnei con una masterclass giovane sui vini in rosa.
D.: Fucina di Vulcano è una storia di crescita personale e valorizzazione del territorio. Può raccontarci il suo percorso e quello della sua attività?
R.: La Fucina di Vulcano è una scommessa di gusto, accoglienze e ricerca che, giornalmente, ci porta a sperimentare valorizzando il territorio, ma aprendoci e strizzando l’occhio anche ai territori lontani.

D.: La Fucina di Vulcano non è solo ristorazione ma è un modo differente di definire l’accoglienza sull’ Etna. Quali sono i punti forti della vostra proposta?
R.: Riassumo facilmente: sicilianità nell’accoglienza, pistacchio di Bronte, orto di biodiversità.
D.: Cosa comporta nell’ attività di un resort, fine dining e luogo di eventi che si trova incastonato all’interno del parco dell’Etna e dei Nebrodi, a oltre 900 metri di altezza, il momento di cambiamento climatico che stiamo vivendo? Cosa implica questo mutamento, sia nell’utilizzo delle materie prime stagionali in ambito di ristorazione che per quanto riguarda il vostro tipo di attività?
R.: Dal 2024 ci approcciamo alla coltivazione di erbe officinali mediterranee, ortaggi e verdure. il cambiamento climatico ci porta a selezionare biotipi non necessariamente autoctoni accompagnandoci alla scoperta di gusti e sapori non soltanto etnei.
Sponsor
l Consorzio del Pistacchio verde di Bronte DOP; il Consorzio della Provola dei Nebrodi DOP per l’eccellenza di sapore offerta; Banca Mediolanum di Salvatore Passè – consulente finanziario e autore del testo “Come costruire la tua fortezza patrimoniale”; Comer Sud S.p.A. – concessionaria siciliana dal 1980; Enoiltech S.R.L. – azienda leader in attrezzature e consulenze per realtà enologiche; Immana micropanificio con pasta madre nato all’idea di Salvina Abbadessa; Pistì Sicilia – grande laboratorio di pasticceria brontese e siciliana.
La Fucina di Vulcano
Contrada Piano Paolo – Difesa, S.S. 284
95034 Bronte (Ct)
Tel. 095 693730
www.fucinadivulcano.it
di Gianmaria Tesei
