“Senza Fine-Quella soffitta sul mare” e “Gridare agli anni luce” al Festival Visioni dal Mondo

“Senza Fine – Quella soffitta sul mare”, dedicato a Gino Paoli, e “Gridare agli anni luce” sulla figura di Mino Damato saranno presentati al 12° Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, in programma a Milano da mercoledì 16 a domenica 20 settembre 2026. Due figure profondamente diverse, due percorsi umani e professionali, due modi di raccontare l’Italia attraverso il documentario. Due documentari che, attraverso linguaggi e prospettive differenti raccontano due figure lontane ma accomunate dalla capacità di lasciare un segno nel proprio tempo. “Senza Fine – Quella soffitta sul mare” di Francesco Eramo Puoti aprirà la 12ª edizione del Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, nella sezione Eventi speciali-Panorama Fuori Concorso, mercoledì 16 settembre alle 21.00, in anteprima mondiale al Teatro Litta a Milano. Sarà poi trasmesso in Prima Visione venerdì 18 settembre su Rai 3 alle 15.00.
Il documentario prodotto da Tebeia in collaborazione con Rai Documentari intreccia racconto, musica e memoria per costruire il ritratto di Gino Paoli, uno dei cantautori più influenti della musica italiana. Nella soffitta di Boccadasse, l’Affabulatore interpretato da Alessio Boni ripercorre la storia umana e artistica di Paoli, confrontandosi con il Narratore di Tullio Solenghi, il Giornalista di Pino Strabioli e la Musa di Eleonora Puglia.
Attraverso materiali d’archivio, musica dal vivo e messa in scena, il film attraversa la Genova del dopoguerra e il fervore culturale che diede vita alla scuola genovese, insieme a Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Fabrizio De André. È il periodo della nascita di una nuova sensibilità musicale, destinata a lasciare un segno profondo nella cultura italiana.
Il racconto arriva quindi agli anni del boom economico, quando Paoli diventa una delle voci più intime e rivoluzionarie della canzone italiana grazie a brani come Il cielo in una stanza e Sapore di sale.
“Senza Fine – Quella soffitta sul mare” cerca l’uomo dietro l’artista: ironico, seduttore, inquieto e fragile. Emergono i rapporti con Anna Fabbri, Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, fino ad arrivare al 1963, anno dello spartiacque segnato dal tentato suicidio. La morte di Tenco, le trasformazioni culturali del ’68 e il progressivo allontanamento dalle scene accompagnano il film verso un finale sospeso tra passato e presente. Ne emerge il ritratto di un uomo che ha saputo trasformare le proprie fragilità in musica, dando vita a canzoni destinate a rimanere nel tempo.
“Gridare agli anni luce”, firmato da Andrea Damato e prodotto da Undicidue3 in collaborazione con Rai Documentari sarà proiettato sabato 19 settembre 2026, alle 19.10 al Teatro Litta a Milano e racconta la figura di Mino Damato attraverso la memoria familiare e una ricerca sull’eredità umana e professionale del giornalista.
Esiste una distanza incolmabile tra la Terra e l’asteroide 121019 Minodamato, che porta il nome di un uomo straordinario. È da questo spazio siderale che prende avvio “Gridare agli anni luce”, un viaggio nella vita di Mino Damato attraverso lo sguardo del nipote, che ne ripercorre le molte vite e cerca di comprenderne l’eredità. Giornalista e inviato nei più drammatici conflitti del Novecento, volto popolare della televisione e protagonista di un intenso impegno civile, Damato attraversò esperienze molto diverse, fino alla missione nella Romania post-Ceaușescu. Fu proprio lì, di fronte alla tragedia degli orfani sieropositivi, che la sua vita prese una direzione nuova e destinata a segnare profondamente il suo percorso.
Il documentario ricostruisce questa figura attraverso un intreccio di materiali d’archivio e testimonianze, componendo un mosaico nel quale memoria familiare, storia collettiva e vicenda professionale si incontrano. La ricerca del nipote diventa anche un’indagine sul rapporto tra l’uomo pubblico e quello privato, sull’eredità lasciata da una personalità difficile da racchiudere in un’unica definizione e sul suo rapporto con il cosmo, inteso come orizzonte ultimo di libertà. Il risultato è il ritratto di un uomo che ha attraversato il giornalismo, la televisione e l’impegno civile con uno sguardo sempre rivolto oltre i confini del proprio tempo. Attraverso il linguaggio del cinema della realtà, “Gridare agli anni luce” restituisce così non soltanto la storia di Mino Damato, ma anche le domande che la sua vicenda continua a porre a chi oggi ne raccoglie la memoria.

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